Professioni, Italia penultima in Europa

06/09/2005
    martedì 6 settembre 2005

    NORME E TRIBUTI – pagina 25

    COMPETITIVITÀ • La Commissione europea aggiorna il rapporto sulle liberalizzazioni nei servizi segnalando il ritardo di numerosi Stati

      Professioni, Italia penultima in Europa

      Solo la Grecia ha un indice di regolamentazione maggiore Da Bruxelles un invito alle autorità antitrust per intervenire sui Governi

        ENRICO BRIVIO

        DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES • Visto da Bruxelles, il panorama delle professioni liberali è piuttosto sconfortante. Qualcosa si muove in vari Paesi, soprattutto nel Nordeuropa, per modernizzare i servizi, ma molto resta ancora da fare per aumentare il tasso di concorrenza. In particolare in Italia, Paese che ha avviato un dibattito sulla riforma delle professioni, ma al momento resta lo Stato più regolamentato in Europa dopo la Grecia.

        È questa la fotografia che emerge da un check up fatto dalla Commissione europea per controllare come è cambiata la situazione dal febbraio 2004, quando pubblicò un primo rapporto, sullo stato di sei categorie (avvocati, notai, ingegneri, architetti, farmacisti e commercialisti).

        Il commissario alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha ribadito come sia necessario tradurre in realtà l’impegno preso dai Governi di «affrontare le restrizioni anti concorrenziali nelle professioni e a dare un forte sostegno politico alle riforme» . Un contributo importante al miglioramento della competitività delle aziende europee, secondo la Kroes, può arrivare da una riforma delle professioni liberali, settore che impiega 12 milioni di lavoratori e si aggiudica circa il 3% del Pil Ue.
        «Il quadro è abbastanza deludente» , ha però notato Jonathan Todd, portavoce di Neelie Kroes. Dal febbraio 2004 «solo la Danimarca, l’Olanda e il Regno Unito hanno fatto buoni progressi sul fronte delle riforme dei regolamenti » . Todd ha ironicamente aggiunto che forse il fatto che categorie di professionisti, come gli avvocati, siano ampiamente rappresentati in molti Parlamenti nazionali non aiuta i processi di riforma.

        Il rapporto di Bruxelles fa il punto sui cinque tipi di restrizioni, già analizzate nel 2004: tariffe obbligatorie, prezzi raccomandati, regolamenti pubblicitari, accesso alla professione e diritti riservati e, infine, regolamenti per la creazione di aziende e studi multi disciplinari. Dietro ai tre primi della classe, l’analisi pone cinque Paesi Francia, Germania, Irlanda, Lituania e Slovacchia) che hanno messo in atto riforme minori e danno conto di un lavoro in corso per esaminare i regolamenti esistenti. Seguono altri sei Paesi (Austria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Slovenia e Portogallo) che hanno attuato interventi secondari. Arrivano poi quattro ritardatari (Italia, Belgio, Lussemburgo e Polonia) che hanno solo avviato analisi della situazione esistente, senza esibire fatti concreti. Infine un gruppo di sette Paesi che non sta mettendo in cantiere alcuna riforma, come Repubblica Ceca, Cipro, Finlandia, Grecia, Malta, Spagna e Svezia. Diverso però per Bruxelles il grado di " colpevolezza": ad Atene le professioni sono le più regolamentate d’Europa e necessiterebbero — come in Italia— di urgenti riforme, mentre in Finlandia pochi sono gli ostacoli.

        Nel caso dell’Italia il rapporto sottolinea, tra l’altro, l’esistenza di tariffari fissi per i notai (insieme ad altri 11 Paesi) e osserva che il Governo riconosce la necessità di abolire restrizioni all’accesso della professione per commercialisti, ingegneri, farmacisti, avvocati e architetti. Lo studio sottolinea anche che cinque Stati membri tra cui l’Italia) hanno cambiato in modo " sostanziale" le restrizioni sulla pubblicità, ma punta il dito sul fatto che il nostro Paese abbia adottato non più tardi dell’aprile 2004 nuovi tariffari minimi e massimi per gli avvocati e stia rivedendo quelli per ingegneri e architetti.

          Resta da capire quale sia la volontà e le possibilità di Bruxelles di intervenire in concreto sugli Stati. Da parte di funzionari di Kroes si è messo l’accento sull’azione che deve essere svolta dal network delle autorità antitrust nazionali. L’Antitrust europeo ha, poi, anche avviato un’azione nei confronti delle barriere anti concorrenziali poste dagli architetti in Belgio. Altre offensive sono state condotte in luglio dalla Direzione generale Mercato interno della Commissione, con l’invio di due lettere di messa in mora all’Italia, per le barriere poste a professionisti stranieri dai tariffari obbligatori imposti ad architetti, ingegneri e avvocati.