“Professioni” «Gli ordini sono solo centri di potere»

23/09/2005
    Lunedì 19 settembre 2005

      L’intervista

        Nel 1999 ha costituito il Colap, il coordinamento delle libere associazioni professionali che conta trecentomila iscritti

          «Gli ordini sono solo centri di potere»

          Giuseppe Lupoi: «Vogliamo un registro delle associazioni professionali al ministero dell’Economia»

            D a oltre 20 anni si batte per la liberalizzazione del mercato delle professioni. Ha vinto diverse battaglie, ma non ancora la guerra. Giuseppe Lupoi, 60 anni, ingegnere calabrese, ma romano d’adozione, già presidente dell’Oice, l’Associazione delle organizzazioni d’ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica. Una vera spina nel fianco degli ordini. Una pecora nera (anche lui in qualità d’ingegnere è iscritto a un ordine) che nel 1999 ha costituito il Colap, coordinamento delle libere associazioni professionali, attualmente formato da 150 sodalizi nazionali con circa trecento mila iscritti.

            «L’idea di riunire le varie voci – spiega Lupoi, coordinatore nazionale del Colap – è nata per portare al tavolo delle trattative istituzionali una posizione unitaria, prima di allora ogni associazione andava per proprio conto, senza essere ascoltata».

            Dopo l’avvocato Alessandro De Nicola, un altro iscritto che rema contro gli ordini. Come mai?

              «Perché gli ordini sono diventati dei centri di potere. Essere contrari non è poi tanto strano, infatti, tra i professionisti più avveduti il malcontento è diffuso. In ogni caso non chiedo l’abolizione degli ordini, ma di limitarne lo strapotere».

              Si spieghi meglio.

                «Il Colap si batte per liberalizzare le attività non riservate o esclusive. Per esempio, secondo l’ordine degli avvocati, solo gli iscritti possono fornire pareri legali; un laureato in giurisprudenza, non iscritto, che volesse dare consulenze può incorrere in una causa, di sicuro la vince, ma deve attendere 10 anni».

                La riforma è più volte naufragata. Di chi è la colpa?

                  «Degli ordini. Tutto sommato a loro le cose stanno bene anche così, oppure spingono per ottenere una riforma che mantenga le loro prerogative o ne aggiunga altre, come si è cercato di fare con il decreto Castelli da noi contestato».

                  La lobby degli ordini è davvero così forte?

                  «Ha un giro d’affari di contributi obbligatori di oltre 500 milioni di euro, suddivisi per 1.800 consigli, per un totale di circa 18 mila persone che viaggiano a rimborso spese. Inoltre, controllano gli istituti di previdenza e il 31,4% dei deputati è iscritto a un ordine, mentre nessun parlamentare paga la quota al Colap».

                  Dalle sue parole traspare un po’ d’invidia. Eppure il presidente del Cup, Raffaele Sirica, si è detto disponibile ad aumentare il numero degli ordini o fare in modo che altre attività ne facciano parte.

                  «Nessuna invidia e respingo la proposta, in quanto in Italia gli ordini sono già troppi: siamo a 27, un record assoluto, in alcuni Paesi non esistono, dove sono presenti si arriva al massimo a 7-8. In Francia non c’è neppure l’ordine degli ingegneri. Il vero problema è quello di riconoscere le professioni emergenti, in certi casi molto più importanti per la collettività rispetto ad altre legittimate da un ordine».

                  Quali le vostre principali richieste?

                    «Vogliamo l’istituzione, presso il ministero dell’Economia, di un registro delle associazioni professionali, concedendo l’iscrizione a fronte di precisi requisiti. Chiediamo che gli attestati di abilitazione, rilasciati da queste associazioni, siano riconosciuti e quindi spendibili sul mercato in Italia e all’estero. Su questo punto gli ordini frenano perché temono la concorrenza».

                    Ma i vostri attestati vengono dati a fronte di un esame interno, mentre per iscriversi a un ordine occorre superare un esame di Stato. C’è una bella differenza, non le pare?

                      «Sì, ma una volta superato l’esame di Stato un avvocato rimane iscritto all’ordine per tutta la vita, anche se magari per 30 anni ha svolto un’altra attività e non è più soggetto a verifiche. Per i nostri professionisti invece viene attuata la formazione continua e ogni 3-4 anni devono sottoporsi a un esame per ottenere la certificazione delle competenze».

                      Siete ancora sul piede di guerra, quali prossime frecce tirerete?

                        «Cercheremo di approfittare della Finanziaria per ottenere qualche risultato significativo, diversamente ci rifaremo nella prossima legislatura. Una cosa è certa: non abbasseremo la guardia. Finora abbiamo esercitato una buona attività d’interdizione per bloccare l’intenzione di questo governo di favorire i rappresentanti degli ordini, ma nel corso della nostra battaglia abbiamo constatato che molti deputati incominciano a comprendere le nostre ragioni».

                        FELICE FAVA