“Professioni” De Tilla, il tribuno della cassa forense

21/11/2006
    marted� 21 novembre 2006

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    IL CASO
    Il particolare ruolo del presidente della cassa degli avvocati

      De Tilla, il tribuno della cassa forense
      che non accetta le liberalizzazioni

        di Bianca Di Giovanni/ Roma

          �Chi si occupa di albi professionali o delle casse forensi deve tenere ben presente la distinzione dei ruoli: la cassa forense non � un sindacato, mi aspetto che qualche avvocato lo dica. Le critiche le accetto da un sindacato, non dalla cassa�. � stato il ministro Pier Luigi Bersani in persona a pronunciare queste parole commentando la protesta degli avvocati contro il suo decreto. Parole che avevano un obiettivo preciso: la cassa forense.

          Scava scava, e scopri che proprio il presidente della cassa, Maurizio De Tilla, � uno dei tribuni pi� accesi della �causa degli avvocati�: interviene spessissimo su quotidiani e settimanali, con vere e proprie arringhe contro l’odiato decreto. De Tilla passa dal Sole24Ore a Specchio economico, per planare su Italia Oggi, sempre con il dito puntato. � arrivato addirittura ad inserire un link sul sito ufficiale della Cassa dal titolo inequivocabile: �Iniziative Cassa contro la legge Bersani�.

          In uno degli ultimi interventi il furore oratorio anti-Bersani ha tracimato. �Le avvocature di tutti i Paesi del mondo hanno manifestato sdegno e sorpresa per l’iniziativa italiana�, scrive De Tilla su Italia Oggi del 9 novembre scorso. Stando alla tesi accusatoria, il ministro ce l’avrebbe con le professioni perch� non sono assimilabili n� a Confindustria, n� al sindacato. In altre parole, non sarebbero i �poteri forti�, e cos� conclude il presidente della Cassa degli avvocati: �Il nodo da sciogliere � il rapporto tra le professioni e i poteri forti, che penetrano nella politica e ne condizionano le scelte anche con finanziamenti che non sono proprio limpidi e trasparenti. L’intreccio economia/politica � diabolico e condiziona le scelte del nostro Paese�.

          Accuse pesanti, che a dire il vero si potrebbero rovesciare proprio su chi le ha scritte. Di nodi da sciogliere, infatti, ce ne sarebbero parecchi nella vita di De Tilla, almeno stando alle ultime cronache giornalistiche e parlamentari. Per non parlare della trasparenza, in verit� offuscata da una serie di conflitti di interesse messi in rilievo dagli stessi avvocati.

          L’intreccio di incarichi � complicato, ma � riportato puntualmente in un articolo di Diario del 2003. Il settimanale denuncia che l’anno prima, cio� nel 2002, 7 delegati della cassa di previdenza degli avvocati lombardi avevano presentato un esposto alla procura di Milano �denunciando che a partire dal 2000 la Cassa aveva acquistato titoli delle Assicurazioni Generali per circa 160 milioni di euro e stipulato con la stessa compagnia polizze sanitarie collettive per 3,5 milioni annui, promuovendo anche la sottoscrizione di 20mila polizze professionali�. L’impegno con il Leone di Trieste non finisce qui. Nel 2001, infatti, la Cassa era diventata azionista di Gencasse professionali, la previdenza complementare delle Generali, dove De tilla era diventato presidente e le Generali titolari al 50%.

          Tutte queste partecipazioni erano state decise da De Tilla in perfetta solitudine, senza nessuna comunicazione agli altri delegati. Il fatto � che la Cassa aveva appena deliberato che non si dovevano nominare amministratori nelle societ� di cui la Cassa era azionista. Decisione chiaramente disattesa da De Tilla. Il quale tranquillamente gestisce la previdenza integrativa degli avvocati per la Cassa e per altre societ�.

          E non c’� solo Gencasse. �I denuncianti si accorgono infatti che nel 2001 – si legge ancora su Diario – De Tilla era entrato nel consiglio d’amministrazione di Alleanza, che fa parte del gruppo Generali, e in quello di Finmeccanica a sua volta partecipata da Mediobanca, che a sua volta � presente in Generali e dove la Cassa forense aveva una partecipazione. Mentre l’anno successivo, l’11 aprile del 2002, i denuncianti si imbattono in una sentenza del tribunale di Milano nella quale si evinceva che l’avvocato De Tilla avrebbe percepito una parcella di 500mila euro dalle Generali�. Dopo tutto questo, ci si sarebbe aspettati l’accenno almeno di una svolta: invece a sfidare De Tilla nel suo incarico alla cassa si � presentato tale avvocato Vincenzo La Russa, che risultava essere componente del cda e del comitato esecutivo di Fondiaria-Sai, della famiglia Ligresti. Insomma, da un’assicurazione a un’altra. Dopo Diario, escono due articoli su Il Mondo, che denunciano prima il conflitto di De Tilla poi quello di La Russa.

          Alla fine � Nichi Vendola, allora deputato, a scrivere un’interrogazione al ministro del Lavoro Roberto Maroni per avere chiarimenti. Il documento � agli atti e porta la data del 24 maggio 2004. Ma non accade nulla: neanche una risposta. Intanto De Tilla scrive di nodi da sciogliere e di trasparenza. Parole sante.