Professioni, cinque sfide per la riforma

03/11/2003

Domenica 02 Novembre 2003



Professioni, cinque sfide per la riforma

Albi & mercato – Dopo le sollecitazioni del commissario Mario Monti riprende quota il dibattito per il riordino del settore


ROMA – Gli Ordini giurano di essere i primi a volere la riforma delle professioni. Verso quale obiettivo? «Dobbiamo – risponde Raffarele Sirica, presidente del Cup (il coordinamento degli Ordini) – migliorare i meccanismi di garanzia per gli utenti». Si tratta di un proposito su cui è difficile non raccogliere consenso. Anche per i liberalizzatori, infatti, la riforma è preordinata a sviluppare condizioni di maggior favore per i consumatori. Eppure, se si passa dalle finalità generali ai contenuti le distanze appaiono ancora irriducibili. Anche se, attraverso gli interventi della Corte di giustizia (si veda l’altro articolo), è ormai accettato il fatto che le professioni richiedano talvolta regole particolari per rispettare le norme etiche che governano il rapporto tra professionista e utente. Questa consapevolezza è ben presente al commissario alla Concorrenza, Mario Monti, che pure sollecita le professioni e i Governi nazionali a percorrere la strada della liberalizzazione. Senza ricette imposte dall’alto ma tenendo fermi alcuni princìpi. Semplificare la regolamentazione, comunque, sembra essere un valore in sé per il commissario europeo, anche se la convinzione nasce da una constatazione pratica. La realizzazione progressiva del mercato interno e l’affermarsi della libera circolazione tenderà a favorire i professionisti che provengono da Paesi caratterizzati da normative meno pervasive. Dunque, saggezza imporrebbe di concentrarsi sui principi fondamentali, con misure proporzionali al conseguimento di interessi generali. Barriere come il divieto di utilizzare un’infrastruttura per il professionista che esercita nel Paese ospite in regime di libera prestazione sono state infatti messe all’indice dalla Corte di giustizia (per tutte, si veda la sentenza del 21 marzo 2002, causa C-298/99 sugli architetti). Così pure sono caduti tutti i vincoli legati alla cittadinanza: con la legge comunitaria del 2003, in attesa di pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale», il requisito non sarà più richiesto per partecipare al concorso notarile. In questo modo si risponde, parzialmente, alle contestazioni della Commissione, che sugli ostacoli della legislazione italiana alla libera circolazione dei notai ha da anni aperto una procedura d’infrazione. Se la libera circolazione rappresenta un valore alla base dell’Unione e dunque costituisce uno dei grimaldelli più potenti in mano alla Commissione di Bruxelles, l’altro strumento è la disciplina della concorrenza. E in questo campo, a parte gli interventi ove si manifestino violazioni al Trattato, Mario Monti, ha sollecitato alla riflessione per guadagnare in competitività. Tra le sfide quella di ridurre i costi dei servizi professionali, che secondo la denuncia del presidente Antitrust, Giuseppe Tesauro, incidono fino al 9% sugli oneri delle società. Dunque, tariffe, società o organizzazioni multiprofessionali, pubblicità sono tra i cardini della proposta di liberalizzazione che si sta delineando a Bruxelles (si veda anche la scheda a fianco). E a livello nazionale, nella faticosa messa a punto del disegno di legge di riforma di cui si è fatto carico il sottosegretario alla Giustzia Michele Vietti, si discute sulle regole di accesso (in particolar modo sui meccanismi che garantiscano un giudizio imparziale dei candidati, secondo criteri omogenei) e sulle esclusive riconosciute agli Ordini. Su quest’ultimo fronte, il confine per le attività riservate deciderà la possibilità di affermarsi da parte delle professioni non regolamentate che spesso si sviluppano in nicchie di mercato o in attività "contigue" a quelle svolte dagli iscritti agli Ordini. Quanto alle tariffe minime e/o massime, gli Ordini le ritengono strumenti di salvaguardia per la qualità della prestazione. Una posizione non condivisa da Monti, sulla scia della Corte di giustizia. L’avvocato generale Philippe Léger, nelle conclusioni nella causa 35/99, nega infatti che «un regime di prezzi obbligatori» possa impedire «ai membri della professione di offrire servizi di qualità mediocre qualora facciano peraltro difetto le loro qualifiche, la loro competenza o il loro senso etico». La riflessione, in qualche modo, sembrerebbe far giustizia dell’accusa rivolta da molte parti a Bruxelles di voler livellare le professioni verso il basso. Sono nel mirino della Commissione anche le restrizioni alla pubblicità, poiché compromettono la possibilità dei clienti di "acquistare" servizi di buona qualità a prezzi competitivi e ai professionisti di sviluppare la loro offerta. D’altra parte, molte categorie – dai commercialisti agli avvocati – hanno aperto i loro codici deontologici alla pubblicità informativa, la cui previsione risulta peraltro sfumata nella bozza di riforma curata da Vietti. In ogni caso, l’informazione via Internet è già stata disciplinata con la direttiva 2000/31/Ce, nel rispetto degli ordinamenti professionali. Infine, la costituzione di formazioni multidisciplinari può trovare uno stop nell’interesse pubblico: ma questo deve essere circoscritto e le misure per perseguirlo non possono essere sproporzionate rispetto all’obiettivo.

MARIA CARLA DE CESARI