Professioni: casse, caccia ai ritocchi

08/10/2003



      Mercoledí 08 Ottobre 2003

      NORME E TRIBUTIP
      PROFESSIONI
      Casse, caccia ai ritocchi

      Gli enti cercano di ottenere modifiche all’emendamento pensioni

      M.C.D.


      ROMA – La disponibilità del Governo – ribadita anche ieri dal sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi – a modificare l’emendamento sulle pensioni potrebbe portare le Casse dei professionisti fuori dal raggio d’azione della stretta sulle anzianità. In questa direzione sta lavorando Maurizio de Tilla, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti private (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Le Casse, sottolinea de Tilla, oltre a essere autonome dal punto di vista normativo, lo sono anche da quello finanziario, dovendo garantire la mancanza di oneri per il bilancio statale. Dunque, dovrebbe essere irrilevante per la finanza pubblica l’estensione dell’emendamento alle Casse: vale a dire, pensione di anzianità con 40 anni di contributi a partire dal 2008 e, per quanto riguarda la vecchiaia, età di pensionamento a 60 e 65, per donne e uomini, nelle gestioni in cui si applica esclusivamente il contributivo (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). È pur vero che la manovra è spiegata con l’esigenza «di assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico», un obiettivo cui non possono essere estranee le Casse private, sia che si fondino sul decreto legislativo 509/94, sia che facciano riferimento al decreto 103/96. Per questo l’armonizzazione delle regole è valutata positivamente da Elsa Fornero, direttore del Cerp (il centro per la ricerca sulle pensioni e sul Welfare). L’uniformità, secondo Fornero, è necessaria poiché alle Casse compete la gestione della previdenza obbligatoria: dunque, il carattere privato non può giustificare l’adozione di regole particolari che comportino prestazioni più favorevoli, a danno degli equilibri di medio-lungo periodo. Impegnato sul fronte del maxi emendamento, poi, il Governo sembra aver dimenticato il pacchetto di misure sollecitate dalle Casse e, in parte concordate, con il sottosegretario al Lavoro, Alberto Brambilla (si veda la scheda). In ogni caso se l’emendamento verrà confermato impatterà su ordinamenti molto differenziati: innanzitutto le nuove Casse (decreto 103/96), che si reggono sul contributivo a capitalizzazione, non prevedono pensioni di anzianità. Per quanto riguarda i trattamenti di vecchiaia, le regole degli enti sono generalmente più stringenti, prevedendo 65 anni di età per uomini e donne. Nel caso dell’Ente di previdenza pluricategoriale (dottori agronomi e forestali, geologi, attuari e chimici), per esempio, l’emendamento agirebbe sul requisito alternativo ai 65 anni anagrafici, innalzando da 57 e 58 anni l’età del pensionamento, accompagnato da 35 anni di contributi. Per quanto riguarda gli enti privatizzati, i ragionieri hanno votato il passaggio al contributivo a capitalizzazione e penalizzazioni per le pensioni di anzianità. I dottori commercialisti, seppure mantenendo la ripartizione e con un diverso mix di misure per garantire la copertura del pro-rata retributivo, si apprestano a percorrere la stessa strada. Per le altre Casse «la quota 40» dovrebbe inasprire le regole per le anzianità, anche se il numero di questi trattamenti è abbastanza ridotto.