Professioni, appello al Governo

19/11/2004

    venerdì 19 novembre 2004

    sezione: NORME E TRIBUTI – pag: 26

    ALBI & MERCATO • Da Ordini e Assoprofessioni una lettera al presidente del Consiglio Berlusconi
    Professioni, appello al Governo
    Punto di partenza per la riforma deve essere il compromesso raggiunto sul nuovo testo «bipartisan»

    MARIA CARLA DE CESARI

    ROMA • Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, deve farsi carico della riforma delle professioni sulla base della proposta denominata "Vietti-bis". L’appello è sottoscritto non solo dagli Ordini aderenti al Cup (il Comitato unitario delle professioni), attraverso il vicepresidente nazionale, Roberto Orlandi, ma anche da una parte delle Associazioni, quelle raggruppate in Assoprofessioni, di cui è coordinatore Giorgio Berloffa. Il canovaccio della lettera congiunta al presidente del Consiglio è stato preparato ieri a Roma, nel corso del V congresso nazionale dei tributaristi Lapet, dedicato a «costruire il futuro in Europa per un’Italia più competitiva».

    L’obiettivo di Cup e Assoprofessioni è di non sprecare l’occasione e di arrivare, dopo oltre 20 anni, alla riforma delle professioni. Un obiettivo a portata di mano — secondo i protagonisti — visti i consensi trasversali sulla bozza messa a punto in questi mesi, a partire dalla prima proposta del sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, grazie anche all’impegno dei partiti di centro, sia di maggioranza che di opposizione.

    Le ampie convergenze sul testo costituiscono, secondo Vietti, un eccezionale passepartout ma il Governo non ha molto tempo a disposizione per decidere il da farsi. Se il disegno di legge non dovesse essere fatto proprio dal Consiglio dei ministri, non resterebbe — secondo Vietti — che tentare la strada del progetto di legge trasversale. Ma, in quel caso, il percorso inizierebbe in salita.

    La "Vietti-bis" — secondo il presidente della Lapet, Roberto Falcone — consentirà di avviare il cosiddetto sistema duale, in base al quale le professioni che incidono su interessi generali saranno organizzate in Ordini, mentre per le altre ci sarà il riconoscimento pubblico delle Associazioni. Per Falcone la vecchia contrapposizione tra chi è regolamentato e chi non lo è viene superata nel segno dell’accreditamento professionale che permetterà di accertare in modo costante la preparazione dei professionisti e, soprattutto, rappresenterà una forma di tutela nei riguardi dei cittadini.

    Tuttavia, la Vietti-bis non arriva a un sistema di accreditamento generale: per le professioni incardinate in Ordini, passa attraverso questi ultimi la verifica dei requisiti per l’esercizio dell’attività protetta e anche della formazione continua. Ciò nonostante, la proposta — ed è questo uno dei punti sottolineati ieri da Vietti — prevede che anche nell’ambito degli Ordini le Associazioni (non soggette a riconoscimento pubblico) possono promuovere il profilo professionale e la formazione e l’aggiornamento degli iscritti. Ma il testo non parla di «attestati» per la formazione e la qualificazione degli appartenenti, come invece potranno fare le Associazioni riconosciute e rappresentative delle nuove professioni.

    Su questo fronte, ha spiegato Falcone, si è superato il criterio delle attività qualificanti esercitate dagli appartenenti agli Albi quale ostacolo per il "timbro pubblico" alle Associazioni. Ora si afferma che non può essere considerata «professione un’attività che riguardi prestazioni che hanno una connotazione tipica delle professioni di interesse generale». Il criterio, comunque, sarà applicato con prudenza per vagliare l’esistente, che verrà salvato soprattutto in base alla rilevanza economica e sociale.