Professioni, allo Stato la prima mossa

10/05/2004

        sezione: NORME E TRIBUTI
        data: 2004-05-08 – pag: 27
        autore: MARIA CARLA DE CESARI

        FEDERALISMO Primo sì al Dlgs che regolamenta l’attività legislativa concorrente e fissa i principi fondamentali per le Regioni

        Professioni, allo Stato la prima mossa

        La riserva è esclusiva su titoli, requisiti, formazione universitaria, tirocinio ed esami di accesso

        ROMA • I principi fondamentali stabiliti dal Centro e le esclusive dello Stato costituiscono i paletti per la potestà concorrente delle Regioni in materia di professioni. Il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo in attuazione della legge 131/2003, segnando i confini per le Autonomie. Il provvedimento dovrà ora affrontare i passaggi in Conferenza Stato-Regioni e alle Commissioni parlamentari, prima del via libero definitivo.

        I vertici degli Ordini tirano un sospiro di sollievo: è stato messo nero su bianco che le professioni intellettuali nelle loro peculiarità (dalla disciplina dell’esame di Stato, all’ordinamento, all’organizzazione amministrativa degli organismi esponenziali) rientrano tra le esclusive statali. Alla conferenza stampa di presentazione, il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha sottolineato che lo schema di decreto compie una ricognizione sui principi legislativi alla luce anche della giurisprudenza (si veda l’intervista). La riforma delle professioni, ha specificato La Loggia, potrà apportare modifiche ai principi fondamentali, che comunque dovranno sempre guidare la legislazione concorrente delle Regioni introdotta dal nuovo articolo 117 della Costituzione.

        L’ambito di applicazione del decreto è quello delle «professioni regolamentate», mentre l’articolo 117, comma 3 della Costituzione parla "genericamente" di professioni. La platea di riferimento è stata circoscritta all’ultimo momento e la modifica sembra porre problemi di coordinamento. È stato aggiunto anche un comma di chiusura, che probabilmente avrà riflessi sull’evoluzione della materia e che recita: «Il presente decreto legislativo riguarda le professioni già individuate dalle leggi statali vigenti».

        Il capo secondo elenca i principi fondamentali. E cioè: libertà professionale (con il divieto di discriminazione); rispetto di standard di preparazione definiti a livello centrale per il rilascio di titoli, nell’ambito della formazione professionale, per l’esercizio di attività al di fuori dei confini regionali; competenza statale nel fissare particolari requisiti tecnico-professionali e titoli per attività che richiedono «una specifica preparazione a garanzie di finalità la cui tutela compete allo Stato»; rispetto dei principi dell’affidamento della clientela, degli interessi pubblici e dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi. Tra i principi fondamentali figura, infine, l’equiparazione tra attività professionale e impresa, ai fini del diritto della concorrenza (articoli 81, 82 e 86 del Trattato Ce), «salvo quanto previsto dalla normativa in materia di professioni intellettuali». Una "deroga" che ha spinto La Loggia, in conferenza stampa, a dire che «l’equiparazione non si applica alle professioni intellettuali».

        Le Regioni devono rispettare le esclusive dello Stato. Il quadro delle "riserve" comprende: le regole su esame di Stato, titoli e requisiti, «formazione professionale universitaria» e tirocinio per l’accesso alle professioni; «la disciplina» sull’individuazione delle figure professionali (si noti il termine «disciplina»); le norme su riconoscimento ed equipollenza dei titoli «necessari ai fini dell’accesso alle professioni conseguiti negli Stati membri dell’Ue o negli altri Stati» (non si tratta delle qualifiche su cui sono "sovrane" le direttive); la disciplina della tutela della concorrenza e delle deroghe consentite dal diritto comunitario a tutela di interessi pubblici costituzionalmente garantiti e per ragioni imperative di interesse generale; la riserva di attività professionale non intellettuale. È stata cancellata la "riserva specifica" sull’individuazione delle professioni sanitarie.

        A questo punto, sia La Loggia che il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ritengono si possa procedere anche con la riforma delle professioni. Castelli, presente alla conferenza stampa, ha fatto marcia indietro rispetto a quanto dichiarato agli «Stati generali» delle associazioni (si veda «Il Sole-24 Ore» del 6 maggio). «Non c’è nessun attacco del ministro Castelli agli Ordini — ha spiegato —. Tantomeno c’è stata da parte mia la volontà di buttare a mare la proposta di riforma elaborata dal sottosegretario Vietti». C’era solo la necessità, ha detto il ministro, di procedere con una scansione logica.