“Professioni 7″ Frontiere veramente aperte soltanto per gli infermieri

11/03/2005
      del Lunedì
    lunedì 7 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

    Lavorare in Italia / Norme e titoli

    Frontiere veramente aperte soltanto per gli infermieri
    MARCO BELLINAZZO

    Per i professionisti europei la libertà di circolazione e di stabilimento sono ancora un traguardo lontano. Lo dimostrano le statistiche sulle presenze nei singoli Paesi di professionisti provenienti da altri Stati membri ( generalmente pochi) e le difficoltà che l’Unione europea ha incontrato nel corso della passata legislatura, e continua a incontrare
    (si veda l’articolo a fianco), per dotarsi di una regolamentazione quadro sul riconoscimento delle qualifiche professionali, superando definitivamente la logica settoriale cui ci si è attenuti finora ( sono disciplinate da direttive settoriali, per esempio, le professioni di avvocato, architetto, infermiere, medico, dentista, veterinario, ostetrico e farmacista).

    Un’indagine esaustiva sul fenomeno presenta notevoli difficoltà.
    Se si osservano le presenze di professionisti stranieri nel panorama italiano risultano, tuttavia, emblematici, per opposte ragioni, il caso degli avvocati e quello degli infermieri.

    Gli avvocati. Per quanto concerne i legali, dal " censimento" svolto nel febbraio 2004 dal Ccbe ( Council of the bars and law societies of the European Union), l’organismo che raggruppa dal 1960 tutte le organizzazioni e gli Ordini dell’avvocatura del Vecchio continente, si evince come nella Penisola, a fronte di 150mila avvocati " autoctoni", operino ufficialmente poco meno di 50 avvocati appartenenti da un altro Stato membro dell’Unione. Prova lampante di un mercato professionale " chiuso", almeno dal punto di vista della libertà di stabilimento ( sproporzione che, a dire il vero, si verifica anche negli altri Paesi europei).

    Gli infermieri. Viceversa, sta assumendo una rilevanza significativa la " supplenza" svolta dagli infermieri stranieri rispetto alle carenze di organico che i professionisti italiani ( oltre 230mila) non riescono più a colmare. Una vera emergenza in alcune aree del Paese ( specie al Nord) che negli ultimi due anni ha indotto il ministero della Salute a delegare a molte regioni la competenza sul riconoscimento dei titoli professionali ( per ottenere il quale può occorrere anche più di un anno).

    Nel 2002 gli infermieri stranieri provenienti da oltre 50 Stati di tutto il mondo ( ma soprattutto da Romania e Polonia) erano 2.600.
    Tutto lascia, però, supporre che siano nel frattempo triplicati ( anche perché, quelli extracomunitari, sono esentati dalle quote previste dalla legge Bossi Fini).

    Contabili e tecnici. Scarse sono le presenze in Italia di professionisti contabili stranieri, disincentivati da un regime fiscale e da un sistema ordinistico " pubblico" tutt’altro che incoraggianti sotto il profilo della concorrenza.

    Mentre, per quanto concerne l’ambito tecnico, se architetti e ingegneri stranieri che esercitano individualmente nel nostro Paese restano numericamente irrilevanti, l’attività svolta in Italia da molte società di ingegneria " multinazionali", in cui sono impiegati anche professionisti di altri Paesi, rende il settore di fatto più " aperto" alla competizione internazionale.