“Professioni 6″ Sui servizi senza confini in vista correzioni di rotta

11/03/2005
      del Lunedì
    lunedì 7 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

    L’Unione europea / La bozza Bolkestein

    Sui servizi senza confini in vista correzioni di rotta

    ENRICO BRIVIO

    Disciplina dei servizi e qualifiche professionali sono in questi giorni nell’occhio del ciclone di un vorticoso dibattito politico a Bruxelles e nelle altre capitali europee. In particolare, sulla proposta di " direttiva Bolkestein" per la liberalizzazione dei servizi su scala europea, la Commissione europea guidata da José Manuel Barroso ha appena preannunciato una sensibile correzione di tiro, in risposta alla levata di scudi di Francia e Germania, ma anche dell’Europarlamento, e in particolare del gruppo socialista europeo, e di varie organizzazioni sindacali.

    La bozza. La proposta di direttiva era stata presentata un anno fa dall’allora commissario europeo al Mercato interno, Frits Bolkestein, come « la spinta più forte al mercato unico, da quando fu creato nel ‘ 93 » . Asse portante della bozza di normativa è il principio del Paese d’origine, in base al quale un fornitore di un servizio che operi legalmente in un Paese europeo, può farlo anche in ogni altro Stato dell’Unione. Una proposta dall’ampio raggio d’azione, visto che i servizi contribuiscono al 70% del Pil europeo.

    Toccati dalla bozza originale anche le attività libere professionali come medici, architetti o servizi di consulenza legale e fiscale, per gli aspetti con non sono già disciplinati da specifiche direttive, come la promozione di pubblicità da parte dei professionisti e la creazione di partnership multidisciplinari ( per esempio tra avvocati e consulenti fiscali). Deroghe sono state però previste per i professionisti ( all’articolo 17), anche se giudicate insufficienti dalle categorie. Tra queste l’obbligo di iscrizione pro forma agli Albi e il rispetto delle regole professionali e di deontologia del Paese in cui il servizio viene prestato.

    Le modifiche. Una sterzata ora è stata preannunciata dal successore di Frits Bolkestein, il commissario europeo al Mercato interno, Charlie McCreevy, favorevole all’esclusione dal raggio d’azione della nuova normativa di « sanità e servizi di interesse generale finanziati con fondi pubblici » e a evitare forme di dumping sociale. E non è da escludere un ulteriore ampliamento delle deroghe al principio del Paese d’origine anche nell’area riguardante le professioni. « Imparo ogni giorno cose che non avrei nemmeno mai immaginato sulla disciplina delle professioni in alcuni Paesi europei » , ha dichiarato Mc Creevy. In giugno è previsto un momento decisivo quando si dovrà cercare di mettere a punto un compromesso in grado di accontentare Europarlamento, Commissione europea e Stati.

    Il Testo unico. Importante poi per il futuro dei professionisti in Europa è il Testo unico sul riconoscimento delle qualifiche, che cerca di accorpare 15 direttive in materia, passato in prima lettura in Parlamento europeo e oggetto di un primo accordo politico in Consiglio. Punto delicato e cruciale della direttiva — che si applicherà a tutte le professioni regolamentate, tranne i notai — è il grado di estensione dell’automatismo da applicare al riconoscimento della qualifica di un professionista, quando questo decide di esercitare la propria attività all’estero.

    Le norme distinguono tra la possibilità di esercitare occasionalmente una professione all’estero, in regime di libera prestazioni di servizi, o di effettuare un’attività in via continuativa in nome del principio di libertà di stabilimento. Spetterà allo Stato definire la natura temporanea e occasionale della libera prestazione, in base però a criteri empirici come durata, frequenza, regolarità e continuità.

    Nel caso di stabilimento, invece, il professionista avrà il diritto di ottenere il riconoscimento al livello di qualifica che gli consente di svolgere le stesse attività nel Paese di destinazione. Se però l’attività non è regolamentata nel Paese d’origine, il migrante dovrà provare di avere esercitato la professione per almeno due anni negli ultimi dieci e provare la sua competenza.