“Professioni 3″ L’Albo non perde appeal

11/03/2005
      del Lunedì
    lunedì 7 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

    L’Albo non perde appeal
    In 5 anni gli abilitati sono aumentati del 9,5%

    Professioni liberali o corporazioni medioevali? Da oltre vent’anni, con questo match in cartellone, i titolari degli Ordini si scontrano quotidianamente, sul ring del mercato, con gli sfidanti delle associazioni e con i professionisti privi di Albo, in una partita senza fine dove, a ogni suono di gong, i contendenti tornano all’angolo, perennemente convinti di averle date più che buscate.

    Dal legislatore, finora, non è arrivato alcun verdetto di ko, neppure quando, con una corposa istruttoria e una serie di interventi nella seconda metà degli anni Novanta, le Autorità Antitrust europea e nazionale hanno messo in discussione la distinzione di fondo fra libera professione e attività d’impresa. Il Governo pareva deciso a rompere gli indugi, inserendo la riforma ( o parte di essa) nel pacchetto di misure sulla competitività, ma la giornata di venerdì scorso ha fatto registrare un sostanziale colpo di freno. Così, mentre continua l’attesa, « Il Sole 24 Ore del lunedì » inizia un viaggio nel mondo degli Ordini, che avrà come prossima tappa la professione unica contabile, appena nata dal matrimonio fra dottori commercialisti e ragionieri.

    Numeri in crescita. Il fascino dell’Albo non è sul viale del tramonto, anzi aumenta con gli anni. Lo dicono le cifre: nel 2004, secondo le rilevazioni del Censis, gli iscritti agli Ordini e Collegi sono saliti a quota 1.732.880, in crescita dello 0,9% rispetto al 2003 e del 4% rispetto al 2002.
    La progressione è ancora più rilevante se considerata su scala quinquennale: dal 1999 l’esercito degli abilitati ha guadagnato 150mila effettivi, con un balzo del 9,5 per cento.

    « É vero che siamo medioevali — scherza Raffaele Sirica, presidente del Cup, Comitato permanente unitario delle professioni ordinistiche— ma lo siamo come lo sono le università, che nascono da lontano e rappresentano un accumulo di saperi che si valorizzano nel tempo » . Così Sirica rivendica con orgoglio la funzione degli Ordini come « organi ausiliari dello Stato, finalizzati a tutelare gli interessi generali legati all’esercizio delle singole professioni » .

    Tra gli iscritti, quasi la metà fanno riferimento all’ambito sanitario (medici, infermieri, ostetriche), che mantiene uno stretto rapporto con lo Stato e, più in generale, con l’area pubblica, mentre l’altra metà opera prevalentemente nei servizi per il privato. La sola categoria dei medici chirurghi e odontoiatri ha superato le 365mila unità, pur con un trend di crescita non particolarmente elevato ( più 1,6% nel quinquennio). L’escalation più robusta si deve agli psicologi ( più 42,2%), ma colpisce soprattutto l’exploit delle professioni tecniche ( più 38,8% gli architetti, più 23,1% gli ingegneri) e quello degli avvocati, saliti del 29,2%, oltre quota 100mila.

    Le ragioni del successo. Le spiegazioni più accreditate di questi trend fanno riferimento da un lato allo stretto collegamento con la domanda del mercato, e in particolare delle imprese, dall’altro alla caratteristica, propria di alcune professioni, di coniugare saperi specialistici con un ampio ventaglio di applicazioni. La crescita, inoltre, sembra premiare sia Ordini ( ad esempio architetti e ingegneri) per i quali è direttamente l’Università a gestire l’esame di Stato, sia Albi, come quello degli avvocati, che prevedono un filtro diverso.

    Il mito del professionista benestante esce alquanto ridimensionato dai (pochi) dati ufficiali reperibili attraverso le Casse previdenziali: per i dottori commercialisti il reddito medio si attesta a 47.897 euro, per gli avvocati a 37.899, alla pari con gli ingegneri, mentre gli architetti si fermano a 23.480 euro. Per i notai è disponibile solo il valore di repertorio 2004 ( 124mila euro) che, però, non è di per sé un indicatore di reddito.

    Va tenuto presente che molti iscritti non praticano, in realtà, la libera professione: dall’Istat si apprende che dichiarano di esercitarla poco meno di 1,1 milioni, con una forte concentrazione nelle aree metropolitane di Lombardia e Lazio, dove operano rispettivamente 259mila e 125mila persone. La distribuzione per regioni, oltre a queste due zone, premia anche la dorsale adriatica ( Veneto ed Emilia Romagna) e la Sicilia.

    La sfida del mercato. « La domanda di servizi nel nostro Paese è in continua crescita, la terziarizzazione delle prestazioni è ormai una scelta quotidiana e i professionisti sono la componente del mercato del lavoro che meglio risponde a questa esigenza » , commenta Gaetano Stella, presidente della Consilp Confprofessioni, organismo sindacale unitario dei professionisti.

    « La concorrenza non ci fa paura, anzi ci fa bene » , aggiunge Sirica. « Ci preoccupiamo solo di garantire che non sia sleale e per questo difendiamo le tariffe, che servono oggi più che mai, perché chi fa del prezzo basso l’unico valore non persegue la qualità del servizio » . Anche per Stella quello della concorrenza è « un falso problema » , perché « i professionisti sono sempre in competizione fra colleghi e con altri soggetti, anche senza titolo, e sanno bene che alla fine è il cliente che sceglie » .

    Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, avverte: « Finora ci si è incancreniti sulla questione Albo non Albo, senza accorgersi che si tratta di una questione sempre meno importante nella realtà. I professionisti crescono di ruolo, il mercato invade il loro mondo e pensare che la difesa stia tutta e solo in una tariffa è un controsenso » . Dunque, secondo Roma, « oggi occorre pensare al professionismo come a una galassia in mutamento, che deve trovare nell’etica, nell’efficienza e nella qualità dei servizi i suoi punti di equilibrio » .

    ELIO SILVA

    Prima di una serie di puntate:
    Lunedì 14 marzo
    La professione unica economico contabile