“Professioni 2″ R.Sirica: «Una scelta che va nella direzione giusta»

15/03/2005
    martedì 15 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 3

    GLI ORDINI
    Intervista a Raffaele Sirica, presidente del Cup

    «Una scelta che va nella direzione giusta»

    MARCO BELLINAZZO

    ROMA • « Un passo concreto per coniugare un ordinamento professionale moderno con le esigenze della concorrenza » .
    Raffaele Sirica, nato a Sarno nel 1947 e dal 2002 presidente del Cup — il Comitato unitario delle professioni che raggruppa i 28 Ordini italiani— rivendica il successo ottenuto dalle professioni " classiche" con il decreto legge sulla competitività. Il provvedimento, predisposto venerdì dal Consiglio dei ministri e in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, contiene cinque misure che anticipano ( o dovrebbero anticipare) la riforma " madre" delle professioni, dopo oltre vent’anni di dibattiti e di tentativi andati a vuoto.

    Presidente Sirica, partiamo dal nodo finora irrisolto di ogni modello di riforma: il riconoscimento delle nuove professioni. Il decreto legge lo scioglie fissando un’invalicabile barriera nelle prestazioni " tipiche" attinenti alle attività ordinistiche. Una soluzione conforme alle vostre richieste?

      Le associazioni delle professioni emergenti potranno essere riconosciute purché non invadano l’ambito della " tipicità". Abbiamo sostenuto questa soluzione perché evita sovrapposizioni tra le attività non regolamentate e quelle che caratterizzano le professioni ordinistiche, ancorché non espressamente " riservate".

      Il piano per lo sviluppo ammette anche l’istituzione di nuovi Ordini. Opportunità finora smentita, e che pare in contrasto con le indicazioni provenienti da Bruxelles.

        L’obiettivo è quello di dare a nuove professioni di rilevanza costituzionale e potenzialmente incidenti su interessi generali, come appunto prescrive il decreto, la chanche di essere strutturate in Ordini. Non si vogliono certo alimentare aspirazioni neocorporative.

        Il decreto legge contempla altri tre interventi.

          Tutti molto utili, dal potenziamento del tirocinio con il pagamento di un equo compenso alla composizione delle commissioni per l’esame di Stato riservata per metà a soggetti terzi. E non va sottovalutato il nuovo obbligo per i professionisti dipendenti ( pubblici o privati) di iscriversi all’Albo. Obbligo che risolve il problema di molte professioni sanitarie, creando, con il dovere di osservare le norme deontologiche previste dall’Ordine, un vincolo in più a tutela della qualità delle prestazioni.

          Tuttavia mancano nel decreto proprio quelle misure ( dalla pubblicità alle tariffe, alle società) che si ritengono cruciali per l’accrescimento della concorrenza nei servizi professionali.

            Regole sulla pubblicità si potrebbero inserire in sede di conversione. In materia di società professionali siamo disponibili alle novità, fermo restando il ruolo centrale del professionista. Sulle tariffe minime, invece, siamo irremovibili: non si può abolirle. Senza i minimi le realtà professionali più grandi potrebbero fare una concorrenza alla quale i singoli professionisti non potrebbero reggere. Raffaele Sirica, presidente del Cup, il Comitato unitario delle professioni