“Professioni 2″ La riforma ora si gonfia

25/02/2005

    venerdì 25 febbraio 2005

    pagina 27

    Castelli punta i piedi sulla competitività. Entro tre anni un Testo unico con tutte le norme di settore.
    Si passa da nove commi a 60. Con ampia delega al governo

    Professioni, la riforma ora si gonfia

    Ginevra Sotirovic


    Castelli punta i piedi al tavolo della competitività e la riforma delle professioni da nove commi passa a 60, con ampia delega al governo per definirne le linee di applicazione. E l’impegno, entro tre anni dall’approvazione, a corredarla con un Testo unico che raccolga tutte le disposizioni finora emanate nel settore.

    Nel testo tornano quindi tutti i punti cardine della proposta messa a punto un mese fa dal guardasigilli, riveduti e corretti però sulla base delle indicazioni avanzate dagli ordini: tariffe con minimi e massimi inderogabili, coordinamenti regionali, obbligo di aggiornamento continuo, assicurazione obbligatoria per gli ordini che dovranno regolarsi sulla base di statuti, società multidisciplinari e di capitale, ma con i soci non iscritti a un albo in minoranza. Mentre per le associazioni non regolamentate sarà possibile essere iscritte in un apposito registro a patto che rispondano a precisi requisiti e che non svolgano attività tipiche degli ordini.

    L’eccessiva cura dimagrante a cui era stata sottoposta giorni fa la riforma delle professioni, passata al setaccio dagli uffici del ministro dell’economia, Domenico Siniscalco, non è piaciuta al guardasigilli, Roberto Castelli, che ha rimesso al lavoro l’ufficio legislativo e i propri consulenti all’interno del Cup (Comitato unitario professioni). Risultato: un nuovo testo, più stringato di quello di fine gennaio, ma molto più ampio di quello che era stato inserito nella prima versione del decreto sulla competitività. Con una delega a tutto campo e che dovrà essere esercitata al massimo entro un anno dall’entrata in vigore del decreto. Tre anni di tempo, invece, avrà il governo per redigere un Testo unico in materia di professioni che dovrà mettere ordine tra tutte le disposizioni finora approvate nel settore.

    Quanto e quale strada farà il nuovo articolato, composto di un solo articolo e di 60 commi (ma le modifiche sono ancora in corso e mentre scriviamo il numero delle norme potrebbe essersi ulteriormente accresciuto o al contrario diminuito), è impossibile prevederlo, vista la rapidità dei colpi di scena ai quali siamo stati abituati in questi giorni. Ieri pomeriggio i tecnici di via Arenula erano a colloquio con quelli dell’economia per cercare di convincere via XX Settembre ad accettare le circa 15 pagine di testo. Un’impresa ardua visto l’estrema sintesi imposta a tutti i comparti.

    Quello che è certo è che le due paginette (pubblicate su ItaliaOggi di martedì 22 febbraio) non sembrano proprio sufficienti al guardasigilli per garantire una reale riforma del settore che lui ormai da mesi promette di voler realizzare.

    Il dibattito di questi giorni e gli incontri che Castelli ha avuto in queste settimane sono stati comunque utili a introdurre qualche ritocco che non potrà che essere apprezzato in particolare dagli ordini che vedono rivisti alcuni punti considerati oscuri o addirittura dannosi. Ma anche per le associazioni c’è il ritorno a una disciplina più dettagliata, e comunque a prima vista meno angusta di quella contenuta nella prima versione del decreto.

    1. L’impianto è quello arcinoto e sul quale i professionisti sono stati già chiamati a esprimere un parere: bozza Vietti+ddl Cavallaro-Federici+modifiche Castelli. Per svolgere una professione intellettuale è obbligatoria la laurea o un titolo equipollente e deve essere garantita la ´libera competizione’ (come voleva la Cavallaro-Federici). Gli ordini sono articolati, oltre che nei consigli nazionali e locali, anche in coordinamenti regionali (già presenti nella bozza Castelli) e devono indire un’assemblea nazionale che ha il compito di approvare gli statuti che determinano i criteri organizzativi dei consigli. Un apposito decreto stabilirà le norme per i professionisti dipendenti e l’eventuale obbligo di iscrizione all’albo. L’istituzione di nuovi ordini (così come già prevedeva la Vietti) sarà consentita solo per tutelare interessi di natura generale. Il comma 9 dispone la nuova disciplina per il riconoscimento delle associazioni che, previo parere del consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, viene stabilito dal ministro della giustizia con l’iscrizione in un registro ad hoc. Queste potranno rilasciare attestati che testimoniano l’esistenza di precisi requisiti, di aggiornamento e di deontologia professionale. L’importante è che l’associazione non svolga attività considerate ´tipiche’ (anche questo un termine già utilizzato dalla Vietti-bis) delle professioni regolamentate.

    Nessuna novità di rilievo per quanto riguarda l’accesso e gli esami di stato per i quali si richiede comunque ´uniforme valutazione’ su tutto il territorio nazionale, confermando il limite massimo di metà degli esaminatori nominati dagli ordini. Passo indietro, invece, sul tirocinio per il quale non si prevede più un compenso, così come è stato eliminato l’obbligo di parere del ministro della giustizia sui codici deontologici, che tanto aveva fatto arrabbiare il Consiglio nazionale forense, anche se per conoscere le procedure di approvazione bisognerà attendere il decreto attuativo.

    Riviste anche le norme sulle tariffe. Per ovviare alle critiche che erano state avanzate da molti ordini, il nuovo testo specifica che nell’impossibilità di determinarla consensualmente con il cliente, sarà applicata la tariffa stabilita dal ministero della giustizia: minimi e massimi inderogabili. Confermato il via libera alla pubblicità a patto che non sia comparativa e sì alle società multidisciplinari (eventuali incompatibilità dovranno essere determinate dagli ordinamenti di categoria). Nessun problema anche per l’ingresso di soci di puro capitale, ma con maggiori vincoli rispetto a quanto prevedeva la bozza Castelli. Il comma 40 dispone infatti che i soci iscritti a un albo ´devono in ogni caso rappresentare la maggioranza numerica e di diritto di voto’. Reinserite anche le norme fiscali e previdenziali come volevano le casse private e confermata anche la trasformazione dei collegi in ordini visto che tutti ormai condividono lo stesso livello di formazione universitaria. (riproduzione riservata)