“Professioni 1″ Un percorso ancora lungo

11/03/2005
      del Lunedì
    lunedì 7 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO – pagina 3

    LA RIFORMA

    Un percorso ancora lungo

    MARIA CARLA DE CESARI

    L a riforma delle professioni si stacca dal decreto legge sulla competitività.

    Venerdì, il vertice di maggioranza ha affidato a un comitato ristretto — composto dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, dal sottosegretario Michele Vietti e dal vicepresidente vicario di An, Ignazio La Russa — il compito di approfondire le questioni aperte. Il comitato prende tempo, « 15 giorni, un mese » , preventiva La Russa, per sentire le componenti professionali e valutare l’opportunità di inserire qualche misura nel decreto legge, nel corso dell’iter parlamentare.
    L’iniziativa della maggioranza fa fare un passo indietro al ministro Castelli, che dopo l’incontro di martedì scorso con i rappresentati degli Ordini, nell’ambito del tavolo con le parti sociali, aveva ostentato ottimismo, sicuro che le perplessità sulla sua proposta non fossero tanto pesanti da imporre una frenata.

    D’altra parte, il decreto legge sembrava l’uovo di Colombo per portare al traguardo la riforma degli Ordini ( o delle libere professioni?).
    Una strada tanto semplice da sembrare addirittura strano non averci pensato prima ed essersi consumati in 20 anni di discussioni e confronti, con fasi alterne di convergenza e contrasti.

    Ora, con il decreto legge sulla competitività il puzzle sembrava destinato a comporsi, se non che l’ambizione di allargare l’orizzonte ha alla fine scompaginato i piani.

    Di fronte alla proposta del ministro della Giustizia Castelli, gli Ordini hanno messo a punto, tra mercoledì e giovedì, un documento durissimo nella sostanza. Perché se da una parte non si contesta la volontà del Governo di inserire nel decreto legge sullo sviluppo alcune misure per le professioni intellettuali, dall’altra, sul filo di un ragionamento giuridico ineccepibile, si richiama la necessità di attenersi a interventi compatibili con un provvedimento d’urgenza. Una riforma di sistema, al di là del merito dei contenuti, non può essere contenuta — dicono gli Ordini — in un decreto legge.

    La posizione degli Ordini non poteva lasciare indifferenti chi, all’interno della maggioranza, ha lavorato in questi anni per la riforma: l’Udc, cui appartiene il sottosegretario alla Giustizia Vietti, e soprattutto Alleanza nazionale che, con il presidente della commissione Giustizia del Senato, Antonino Caruso, si era impegnata a definire in Parlamento una proposta " equilibrata".