“Professioni 1″ La riforma «divide» i professionisti

15/03/2005
    martedì 15 marzo 2005

    sezione: IN PRIMO PIANO data: 2005-03-15 – pag: 3

    La riforma «divide» i professionisti
    Rischia di ripartire la corsa ai nuovi Albi

      LAURA CAVESTRI

        MILANO • Ordini e associazioni su binari opposti, anche rispetto al testo che dovrebbe essere « condiviso » .

        In attesa del decreto legge sulla competitività ( la cui relazione illustrativa è pubblicata alle pagine 27 28), le diverse opinioni di Albi e professioni non regolamentate si giocano sul filo della lettura dei cinque commi dedicati alle professioni nell’articolo 2 del provvedimento varato, venerdì scorso, dal Consiglio dei ministri ( si veda « Il Sole 24Ore » del 13 marzo).

        Una finestra aperta sulla moltiplicazione degli Ordini o una semplice fotografia dell’esistente? E le attività tipiche — che le associazioni « riconosciute » non potranno svolgere — equivalgono alle " riservate" agli Ordini o sono un surrettizio strumento per inglobare nuove esclusive? Decodificare il reale impatto delle nuove norme è tutt’altro che scontato.

        Ordini. A partire proprio dagli Ordini, la cui nuova istituzione è subordinata alla tutela di « interessi costituzionalmente rilevanti nello svolgimento di attività caratterizzate dai rischi di danni sociali » per prestazioni non adeguate. Secondo Antonino Lo Presti, responsabile per le professioni di Alleanza nazionale, « la norma intende tutelare l’esistente, ma senza eliminare l’opzione dell’Albo per quelli che saranno riconosciuti, in futuro, " portatori di un sapere autonomo". Come gli informatori scientifici, il cui Albo è in un disegno di legge appena approdato al Senato dopo il sì della Camera » . Ma la lista d’attesa potrebbe allungarsi agli investigatori privati. « Per assurdo — ha meglio precisato Lo Presti — se l’Italia scegliesse la via del nucleare, anche gli specialisti collaudatori di centrali nucleari ( ancorché non fossero già ingegneri) potrebbero costituire un Albo. Difenderebbero un bene costituzionalmente rilevante come la salute pubblica e sarebbero portatori di competenze specifiche » . Una strada che rischia di aprire la corsa alla moltiplicazione degli Ordini, secondo Fita Confindustria. « In materia di professioni — ha detto infatti il presidente Ennio Lucarelli — siamo ancora ben lontani dall’apertura al mercato per rilanciarsi e competere. Nel successivo iter di legge, per colmare il deficit di competitività che ci separa dai nostri principali partner commerciali — ha proseguito — e che nel 2003 ha prodotto 3.712 milioni di euro di debito per comprare servizi professionali da Gran Bretagna, Germania e Usa, occorre abbandonare la logica protezionista e introdurre misure incisive come le società di capitale e l’abolizione delle tariffe minime » .

          Associazioni. Ma è doppia lente d’ingrandimento anche attorno al nodo del riconoscimento delle associazioni « che non esercitano attività regolamentate, tipiche di prestazioni disciplinate dall’articolo 2229 del Codice civile » ( ovvero, quelle caratteristiche degli Ordini). A dividersi, in questo caso, sono le stesse associazioni. Se per Roberto Falcone ( Lapet) i tributaristi possono dormire sonni tranquilli « perché attività tipiche, come più volte rilevato dalla giurisprudenza della Cassazione, sono quelle riservate agli Albi, e non altre » , per Riccardo Alemanno ( Int) « la tipicità è, di fatto, un macigno sul libero mercato. Perché, surrettiziamente e senza una definizione chiara, rischia di sottrarre alle associazioni che aspirano al riconoscimento, parte delle attività che già svolgono da decenni e che non sono riservate, a tutto vantaggio degli Ordini che le rivendicheranno come " tipiche" delle proprie funzioni. Tra queste, potrebbero configurarsi il contenzioso tributario o la revisione contabile » .

            Le altre misure. Se le norme sul tirocinio ( retribuito e possibile anche presso società e Pa), così come quelle sulla composizione delle commissioni d’esame ( per il 50%, tra cui il presidente, di nomina ordinistica) non sollevano particolari obiezioni, gli Albi sanitari plaudono alla decisione di rendere obbligatoria l’iscrizione ai lavoratori dipendenti per cui l’abilitazione costituisce, comunque, il requisito essenziale per l’attività. Per Paolo Del Barone, presidente della Federazione degli Ordini medici ( Fnomceo), « il Governo ha condiviso le tesi dell’obbligatorietà dell’iscrizione all’Ordine anche per i medici dipendenti del Ssn » . Una norma che, a Colap e Fita, pare invece un aumento di costi e burocrazia, tutt’altro che un incentivo alla competitività per il bene degli utenti.

              Il disegno di legge. Entro la settimana il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, dovrebbe riavviare il confronto politico sui contenuti del disegno di legge, che dovrà contenere la delega al Governo per la disciplina di dettaglio. Un’operazione, in fase di conversione di decreto legge, che è consentita solo se l’iter partirà dal Senato.