Professione Colf&Badanti

06/09/2002



            Venerdì 6 settembre 2002

            LA SANATORIA/1
            I moduli per la regolarizzazione, le tariffe da pagare, il permesso di soggiorno: in una busta il futuro di migliaia di lavoratori
            Immigrati, il kit della speranza per colf e badanti

            Quante sono le colf e le badanti in Italia?
            Le colf e le badanti che lavorano nel nostro Paese sono un milione e duecentomila. Di queste almeno il 50 per cento sono immigrate e provengono soprattutto da Nigeria, Somalia, Filippine e Sud America. Solo il 20 per cento del totale, cioè 260.000, risulta iscritto all’Inps. La metà si colloca nella fascia sino a 14 ore di lavoro settimanali. Una colf regolare su due lavora al Nord.
            Che cosa contiene il kit della sanatoria?
            La busta con il codice a barre per presentare l’istanza, il modello d’istanza, il bollettino del conto corrente per pagare i 290 euro più 40 di spese postali per badanti e collaboratrici domestiche e i 700 euro più 100 di spese per il lavoratore subordinato. La tabella con i codici identificativi degli Stati di provenienza.
            Che impegno sottoscrive il datore di lavoro?
            Nel kit c’è un modulo che il datore di lavoro, e lui solo, deve compilare nel quale si impegna a stipulare un contratto di lavoro dichiarando quanto sarà la retribuzione mensile non meno di 439 euro , l’orario di lavoro e la sistemazione alloggiativa. Il datore si impegna anche a pagare le spese di viaggio in caso di rientro.
            Quante colf e badanti si possono regolarizzare?
            Ogni famiglia può legalizzare una sola colf e un numero non definito di badanti.
            Da quanto tempo deve essere in Italia l’immigrato da regolarizzare?
            L’ultima versione della Bossi-Fini ha stabilito che la colf o la badante da regolarizzare deve aver lavorato in Italia negli ultimi tre mesi prima del 10 settembre. Niente sanatoria quindi per chi è arrivato nel nostro Paese dopo il 10 giugno 2002.
            Lo straniero che esce dalla clandestinità deve avere un minimo di stipendio?
            I 439 euro di minimo mensile sono una condizione inderogabile. Di fatto questa soglia esclude badanti e domestiche che hanno un unico datore di lavoro e un orario settimanale sotto le 16 ore con paga oraria di sei euro o sotto le 20 ore con paga oraria di cinque euro. Quindi secondo le stime sindacali quasi il 50 per cento delle colf non raggiungerebbe i requisiti minimi per la regolarizzazione.
            E se si non raggiunge la cifra minima di stipendio?
            Se colf e badanti hanno più di un datore di lavoro si possono sommare gli stipendi e si può quindi arrivare alla regolarizzazione. Bisogna quindi contattare le altre famiglie, compilare il kit uno per famiglia , versare i 330 euro anche in questo caso un versamento ogni famiglia .
            Che tempi ci sono dopo la consegna del kit?
            Dopo aver ritirato il kit e aver compilato modulo, bollettino e cedola e effettuato il pagamento del bollettino bisogna inserire tutto nella busta. Meglio presentare anche il certificato medico della persona non autosufficiente che necessita dell’assistenza di una badante.
            Che cosa succede quindi?
            A partire dal 10 settembre comincia l’iter vero e proprio della regolarizzazione. Il kit può quindi essere consegnato alle Poste gli uffici interessati sono 14.000 e ci sarà tempo sino al 10 novembre per sanare colf e badanti e sino al 10 ottobre per i lavoratori subordinati. Datore di lavoro e immigrato avranno una ricevuta ciascuno. Dalle Poste tutti i dati passeranno ai computer delle questure che dovranno verificare se l’immigrato ha pendenze con la legge. In questo caso la domanda sarà respinta.
            Dopo la questura?
            Dopo il via libera della questura toccherà alla prefettura che avrà a disposizione 20 giorni per le verifiche. Quindi, entro 10 giorni, convocherà le parti per la stipula del contratto di lavoro e del permesso di soggiorno.
            La regolarizzazione che cosa cambierà?
            Se la domanda sarà accettata l’immigrato avrà il permesso di soggiorno, che potrà variare da un minimo di nove mesi per gli stagionali ad un massimo di due anni per chi verrà assunto a tempo indeterminato. Per chi continuerà a dare lavoro ad un clandestino dopo la sanatoria è prevista una multa di cinquemila euro.
            E la nuova busta paga?
            Ovviamente il datore di lavoro dovrà pagare i contributi. Per una colf o una badante che lavora più di 24 ore alla settimana si pagheranno da 0,74 a 0,86 euro di contributi per ogni ora. Se la dipendente lavora invece meno di 24 ore settimanali i contributi crescono da 1.01 a 1.63 euro all’ora. A questo bisogna aggiungere il periodo di ferie 26 giorni all’anno e la tredicesima mensilità. Nessun cambiamento in sostanza per le tariffe orarie che per una colf restano mediamente di quattro euro all’ora con punte di 6 o 7 euro all’ora nelle regioni del Nord dove la richiesta di colf e badanti è maggiore.



            LA SANATORIA/2
            Migliaia di stranieri lavorano nelle nostre case: ecco chi sono
            Domestici, badanti e colf L’esercito venuto da lontano

            U n esercito di lavoratori invisibili, per la stragrande maggioranza donne e straniere. Legioni di individui «tuttofare», che nell arco della stessa giornata ricoprono un’infinità di ruoli diversi, ma sempre assai importanti. Lavoratori arrivati da lontano che vestono i panni del collaboratore domestico, del maggiordomo, dell’assistente ad anziani e bambini. Un esercito di lavoratori che cucinano, fanno le pulizie, tengono in ordine la casa, ricevono gli ospiti. E così che viene dipinto il quadro dell attività di un milione e mezzo di cosiddetti collaboratori familiari presenti sul territorio nazionale, ritenuti – come afferma l ultima indagine Eurispes sul lavoro domestico – non più un lusso, ma una vera e propria necessità per famiglie, anziani, single italiani. Il profilo di questi lavoratori si delinea a macchia di leopardo a seconda delle regioni e delle città, ma una cosa è certa: di questi soltanto poco più di 300mila unità sono regolarmente iscritte con posizioni assicurative presso gli uffici dell Inps.
            Le prospettive che si sono aperte con la sanatoria prevista dal disegno di legge Bossi-Fini e che in questi giorni sono all’ordine del giorno non hanno soddisfatto la parte sindacale e restano aperte le polemiche della prima ora. «Una soluzione che può rivelarsi un boomerang – spiega Mario Piovesan, segretario nazionale Fisascat-Cisl – nel caso venga utilizzato per regolamentazioni camuffate. Ecco perciò che la sanatoria deve essere allargata anche ad altri comparti per non ritorcersi su questa categoria».
            Per favorire l emersione del sommerso, il sindacato era ed è poi contrario al versamento da parte del datore di lavoro dei contributi arretrati, considerandoli una «zeppa economica» che potrebbe scoraggiare nuove assunzioni. Infine, la deduzione fiscale.
            «Uno stratagemma che si è rivelato molto utile- chiarisce il sindacalista – ma che andrebbe rivisto perché ancora troppo basso. Purtroppo in questo caso non c è stata possibilità di dialogo col Governo, che non ha capito che una detrazione maggiore sarebbe stata recuperata dalla regolarizzazione di questi lavoratori e non ha voluto avallare un operazione che a nostro avviso si sarebbe potuta autofinanziare». Anche Acli Colf non vede di buon occhio le soluzioni che si sono delineate all orizzonte. «Ci sono diverse incongruenze in questa legge – afferma la responsabile nazionale Livia Obando – Certo è che vanno evitati appesantimenti col versamento dei contributi arretrati. Inoltre, la legge rischia di essere discriminatoria, di costringere chi non è in possesso del permesso di soggiorno a fare il collaboratore familiare. Riteniamo la legge estremamente rigida, una sorta di arma di ricatto nelle mani del datore di lavoro».
            Sulla necessità di una nuova sanatoria si schiera, invece, Nuova Collaborazione, storica associazione di categoria dei datori di lavoro. «I lavoratori di questo settore – afferma la presidente Laura Pogliano Besozzi – sono ormai quasi tutti stranieri e spesso non in regola. Questa è una professione che gli italiani non vogliono più fare, ma è estremamente importante, soprattutto se riguarda l assistenza agli anziani. La nostra preoccupazione, tuttavia, è sul come verrà messa in atto e su eventuali contenziosi che possono scaturire. Per questo siamo favorevoli ad una sanatoria tombale che metta a tacere il passato in quanto a contributi. Temiamo che il pagamento di cifre troppo onerose scoraggino nuove assunzioni».
            Attualmente l 85 per cento di colf e badanti è di provenienza extracomunitaria, il 40 per cento proviene dal sud America Salvador, Perù, Ecuador , il 30 per cento dalle Filippine, il 10 dall India in particolare dallo Sri Lanka , mentre il rimanente dall Est dell Europa, Romania, Bulgaria, ex Yugoslavia.
            La formula contrattuale privilegiata è quella «a ore», anche se negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città è aumentata la percentuale dei cosiddetti lavoratori «conviventi» fino a raggiungere il 50 per cento, grazie anche alla possibile detrazione fiscale.
            «Ma anche in questo caso – conclude Piovesan – a circa un terzo dei cosiddetti conviventi viene proposta la contrattualizzazione minima delle 25 ore, anche se le ore effettive di lavoro sono di più».





            LA STORIA/1
            Lupe Cavallero, 50 anni, peruviana a Roma
            «Per assistere i malati occorre fiducia e serenità»

            L upe Cavallero ha 50 anni, è in Italia da otto. Nel suo Paese, in Perù, faceva la parrucchiera. Adesso è di professione «badante», nonostante non ami molto questa definizione. Ha lasciato la sua città «per disperazione». «Non si riusciva a sopravvivere – spiega la donna – uno stipendio normale non garantiva la possibilità di arrivare a fine mese. La mia famiglia d origine non riusciva più a mantenere i miei nove fratelli. E’ stato allora che ho deciso di partire, di lasciare Lima, e raggiungere una mia sorella a Roma».
            L appoggio di un familiare ha fatto tanto per Lupe. «E’ stata una questione di fortuna, anche se ho tanta nostalgia del mio Paese. E credo che un giorno o l altro ci ritornerò».
            «Quando sono arrivata in Italia – aggiunge – ho fatto un corso di assistenza domiciliare organizzato da Acli Colf. In otto mesi di tirocinio ho imparato le nozioni base per poter meglio assistere un anziano o un malato terminale. Ho imparato come alzare le persone invalide e sederle in carrozzella, cambiare un letto, quali diete cucinare per chi non riesce a mangiare normalmente. E stato anche grazie a questo corso che poi ho trovato lavoro, regolarmente contrattualizzata».
            «Ma non è un lavoro facile il mio, nonostante per me sia un po una vocazione. Il contatto con anziani e malati richiede, pazienza, equilibrio, fiducia, serenità. Spesso poi succede che il datore di lavoro ti tratti male e diventi scostante: ma tu sai che devi perdonargli tutto perché è malato e soffre».
            Lupe Cavallero oggi vive a Roma, condivide l appartamento con la sorella, guadagna poco più di 700 euro al mese. E ogni trenta giorni invia parte di questa somma alla propria famiglia, a Lima.





            LA STORIA/2
            Gloria Orellana, Salvador
            «Lavo, stiro e cucino»

            I l biglietto aereo, di sola andata, le è costato un anno di stipendio in Salvador. «E mi ritengo una tra le più fortunate – racconta Gloria Orellana, 36 anni – Sono riuscita a partire solamente perché in Italia erano già immigrate mia mamma e mia sorella». Una storia come tante quella di Gloria, un viaggio della speranza in cerca di un lavoro come tanti altri viaggi della speranza cominciati in decine di parti del Terzo Mondo. Un viaggio, quello di Gloria, finito con un lavoro.
            La buona sorte, fortunatamente, non ha mai lasciato Gloria, che nella metropoli lombarda ha trovato un’occupazione stabile alle dipendenze di una aristocratica famiglia milanese.
            «Doveva essere una piccola sostituzione, momentanea, e invece sono undici anni che sono alle dipendenze di una famiglia che è davvero splendida, che mi tratta benissimo. Hanno avuto tutti una grande pazienza con me, soprattutto all inizio, quando ancora non ero una professionista».
            Gloria è occupata quotidianamente, cinque giorni alla settimana, dalle 9 alle 16, nella gestione della casa dei suoi datori di lavoro. «Mi occupo in particolare del guardaroba – spiega – ossia tengo sotto controllo lo stato dei vestiti. Inoltre, lavo, stiro e cucino per il pranzo». «Forse qualcuno può pensare – aggiunge Gloria – che il mio è un lavoro semplice, che tutto sommato non faccio altro che ripetere mansioni che ciascuno fa da sé nella propria abitazione. Invece non è proprio così: fare la collaboratrice domestica non è come fare le pulizie in casa propria. Non è semplice come può sembrare. E necessaria una maggiore attenzione, bisogna allontanare ogni distrazione e concentrarsi sempre sul lavoro: insomma serve assolutamente un certo ordine mentale, altrimenti…».
            Un consiglio a chi vuol intraprendere questa professione? «Il segreto – sorride Gloria – per andare d accordo col proprio datore di lavoro è quello di essere persone discrete. Non bisogna mai essere invadenti. E’ un punto di partenza e di arrivo. Soltanto così si instaura fin dall inizio un rapporto professionale che è fondamentale per entrambe le parti».





            LA STORIA/3
            Flordelisa Laxamana, 49 anni, filippina di Manila a Reggio Calabria


            «La mia vita coi bambini, non c’è tempo per la noia»

            A rriva da Manila e ha portato dal suo Paese una certezza che non l’ha mai abbandonata in questi anni di lontananza e di inteso lavoro: «I bambini sono stati e sono ancora la mia vera e grande passione – racconta Flordelisa Laxamana, 49 anni, filippina – mi piace proprio tanto lavorare con loro. E non riesco a comprendere chi sostiene che accudire un anziano sia un’occupazione meno pesante e meno stressante. Probabilmente è davvero una questione di carattere: con i piccoli, secondo la mia opinione, il tempo e la giornata passano in fretta, tra una coccola e un compito da correggere la sera arriva subito e non c’è mai il tempo di annoiarsi». Flordelisa a Manila faceva l impiegata, ma da quando è arrivata in Italia, ormai sono passati 20 anni, ha lavorato sempre con i bambini.
            «Mi ritengo davvero una donna fortunata – chiarisce- sono arrivata a Reggio Calabria con un regolare permesso di soggiorno e un assunzione già in tasca. Ma erano altri tempi: mi ricordo che avevo fatto richiesta di migrazione al dipartimento del lavoro, che mi ha messo in contatto immediatamente con la famiglia che mi avrebbe poi assunto».
            La donna ha comunque un sogno nel cassetto che confessa volentieri e che certamente condivide con migliaia di altri immigrati che sono venuti in Italia, quello di tornare al suo Paese, ma non per lavorare, solamente per riposare e per tirare le somme di una vita intera.
            «Anche se so – aggiunge – che la cosa non sarà semplice: ho due bambini che amano l Italia e non ne vogliono proprio sapere di lasciarla».
            Non ha rimpianti particolari Flordelisa, ma la certezza di aver sempre fatto bene il suo lavoro. «Onestamente – conclude – Ho sempre lavorato con attenzione e con entusiasmo, pensando a ciò che facevo e come farlo meglio. Non ho mai pensato a quanto guadagnavo».





            LA STORIA/4
            Leo, maggiordomo a Milano, è arrivato dallo Sri Lanka
            «La mia specialità è il risotto alla milanese»

            Ha girato l’Europa in lungo e in largo. Ha provato a costruirsi un lavoro, una vita e un futuro con meno incertezze in ben quindici Paesi d Europa e alla fine ha deciso di fermarsi e soprattutto ha deciso di fermarsi in Italia. Per Leo, lo Sri Lanka, il suo Paese natale, è ormai davvero molto lontano. «A dire il vero ho fatto un tentativo di ritorno a casa – confessa Leo – ma non è andato come volevo. Ho aperto un negozio che si è poi però rivelato un fallimento. Ci ho provato, ma…». Ma l’esperimento non ha funzionato e Leo ha dovuto allora innestare la retromarcia e abbandonare ancora una volta la terra d’origine.
            Il successivo ritorno in Italia è stata una tappa praticamente d obbligo. Leo vanta nel suo curriculum una serie di occupazioni «blasonate» presso alcuni importanti stilisti, per esempio. Ma quella che ricorda con maggior piacere è sicuramente alle dipendenze un illustre imprenditore Leo preferisce non fare nomi a Treviso.
            «Ricchissimi, ma molto semplici ed estremamente educati – afferma l’immigrato – Mia moglie Marian ed io fummo subito assunti come collaboratori domestici conviventi: avevamo a disposizione una casa elegante, grande e comoda. Io ero il maggiordomo di casa, facevo anche l autista, mentre Marian badava alle faccende domestiche e cucinava».
            «Una cosa ricordo in particolare – sottolinea con un certo piacere Leo – il mio datore di lavoro non mi ha mai chiamato per nome, ma sempre signor Leo . Un segno di grande eleganza e di rispetto per me e per il mio lavoro».
            Esperienza trevigiana a parte, Leo ha fatto anche il maggiordomo presso un prestigioso show room milanese per esempio, dove i vip erano praticamente sempre di casa e dove le feste e le serate mondane erano cosa normale e all’ordine del giorno.
            «Mi è capitato di dover servire anche cinquanta ospiti- ricorda il maggiordomo – per volta: per loro cucinavo spesso risotto alla milanese. E stato allora che ho incassato un’altra grande soddisfazione che fa parte dei miei ricordi non solo professionali: il mio datore di lavoro un giorno si è congratulato e mi confidato che facevo questa specialità in modo eccellente».
            E per uno che è arrivato dallo Sri Lanka e ha girato mezza Europa cucinare perfettamente il risotto alla milanese è motivo di orgoglio. Leo, il maggiordomo, ne è consapevole.





            LA STORIA/5
            Luis Nunez, 40 anni, nato a Lima, è a Cuneo da cinque anni
            «Al mattino con gli anziani, poi pulizie in negozio»

            L a mattina passa presto e passa con l’assistenza ad un anziano signore a Cuneo. Il pomeriggio intero lo trascorre facendo le pulizie in un negozio d abbigliamento, spesso aiutato dalla moglie. Luis Alfredo Marino Nunez, 40 anni, nato a Lima e in Italia da cinque anni, ha anche un figlio, un ragazzino che frequenta la terza media e che, probabilmente, «farà l università, perché studiare è importante».
            «Ma tra i due lavori che faccio – racconta volentieri l’immigrato – preferisco il primo, non c è dubbio. E’ un’occupazione importante, è un po come fare il medico: per la persona che ti viene affidata sei un punto di riferimento e diventi una certezza nell’arco di una giornata che per molti non sempre è facile».
            Non servono doti speciali per questo mestiere, spiega sicuro Luis Alfredo, «soltanto tanta pazienza e altrettanta sensibilità nel capire quello di cui ha bisogno chi soffre e si affida alle tue cure. E poi a noi del Perù viene abbastanza naturale: siamo abituati a vivere in famiglie con nonni e bisnonni. Curare gli anziani fa parte della vita».
            Predisposizioni e voglia di impegnarsi a parte, qualche problema c è e negli ultimi anni sembra essere diventato più acuto. «Quello della concorrenza – dichiara deciso Luis Nunez – Purtroppo il mercato delle badanti si sta saturando. Filippine ed ecuadoriane lavorano ormai per cifre bassissime meno di 500 euro al mese senza praticamente mai uscire di casa. Questo non è giusto: assistere anziani e malati sta diventando una necessità ed un’emergenza vera per parecchi italiani. Il lavoro è impegnativo e faticoso e va dunque remunerato nel modo adeguato. Tutta la giornata a disposizione del datore di lavoro mi sembra davvero esagerato».