“Produttività” «Senza ‘cartellino’ produciamo di più»

04/06/2007
    lunedì 4 giugno 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

      La storia

        “Senza ‘cartellino’ produciamo di più”

          Gianluca Paolucci

            PERUGIA
            Quattrocentocinquanta dipendenti, 115 milioni di fatturato previsti nel 2007 – il 60% all’estero – e manco un cartellino timbrato da quando l’azienda è nata. A Brunello Cucinelli, 54 anni, un gruppo che vende capi di cashmere in tutto il mondo partito da un laboratorio di 40 metri quadri, danno ragione i numeri. Il fatturato è passato da 62 milioni e mezzo del 2004 ai 91 del 2006. Nello stesso periodo, l’utile è salito da 2,2 milioni a 3,5 «e quest’anno speriamo di fare qualcosa di meglio». I dipendenti sono quasi raddoppiati e tra l’altro vengono pagati il 20% in più rispetto al contratto nazionale di categoria. Assenteismo? «Zero». Produttività? «Mah, parlando con i miei colleghi penso di poter dire straordinaria».

            La prima domanda da fare è «perché» e la risposta sembra banale: «Perché tratto chi lavora con me come vorrei essere trattato io se lavorassi per qualcun’altro». Certo, c’è il retaggio di una cultura contadina e di un rapporto tra le persone che è la norma nelle piccole comunità come Solomeo, borgo medievale a due passi da Perugia dove Cucinelli è nato e dove ha sede il suo gruppo. Ma non basta questo a spiegare il fenomeno di questo imprenditore che cita San Benedetto mentre snocciola i dati di bilancio e regala il Corano ai dipendenti. C’è di più, ovviamente. «Io lavoro in un settore dove l’artigianalità, la creatività è tutto. In questo settore lo stipendio è meno di mille euro al mese. Come posso convincere un giovane bravo a lavorare per me se non gli offro, oltre ad uno stipendio più alto, anche un ambiente migliore, più umano e la possibilità di condividere un progetto e degli obiettivi?». Quindi, niente cartellino. Una sede di lavoro che è un borgo completamente ristrutturato nel cuore di una regioni più belle d’Italia, quattro assemblee all’anno dove tutti i dipendenti vengono edotti su risultati e obiettivi dell’azienda, partecipano, chiedono chiarimenti e fanno proposte. Come una grande società quotata in Borsa, dove ogni tre mesi, invece di presentarsi alla comunità degli analisti, il signor Brunello Cucinelli si presenta ai suoi dipendenti. Come se Bill Gates si presentasse ai suoi ingegneri, sviluppatori di software, fattorini per dire come vanno i conti e qual è lo stato di avanzamento dei nuovi prodotti. Poi resta ad ascoltare il giardiniere che si alza e dice: «Scusa Bill, l’ultimo temporale ha rovinato le rose del giardino, dovremmo fare qualcosa». «Certo, la dimensione è importante – riprende Cucinelli – da noi ha sempre funzionato così e credo che abbia funzionato bene, ma non so se con mille dipendenti sarebbe la stessa cosa».

            Poi, comunque, il modello Cucinelli c’entra poco con le aziende della Silicon Valley, dove i dipendenti giocano a ping-pong in orario di lavoro. La regola qui è piuttosto quella di un capitalismo benedettino. Tutti al lavoro alle otto in punto, chi sgarra viene colpito innanzitutto dalla riprovazione dei suoi colleghi. Alle sei – in punto – tutti a casa. Se qualcuno si ferma oltre l’orario? «Qualche mese fa due ragazzi assunti da poco avevano preso a fermarsi dopo le sei. Li ho chiamati e gli ho detto che se dovevano lavorare oltre l’orario significava che non avevano lavorato bene durante l’orario». Efficienza. Quando si lavora, si lavora. E qualche lezione c’è anche per il mito dell’efficientismo americano. «Quando chiamiamo i nostri uffici negli Usa, che senso ha che ogni volta ci ripetiamo “Hi, how are you? I’m fine thanks and you?”. Una perdita di tempo inutile. Da noi non si usa più». A dare l’esempio è lui per primo, ovviamente. «Non si può predicare l’efficienza e la produttività e presentarsi in ufficio dopo gli altri. Però alle sei me ne vado anch’io. Torno in famiglia, mi dedico alle mie figlie, alle letture… Vede, se uno torna a casa alle nove, non ha tempo da dedicare ad altro che il lavoro, non ha rapporti con i suoi familiari, la mattina dopo secondo me lavora peggio».

            Di certo ha le idee chiare, Brunello Cucinelli. Cita San Benedetto e Marco Aurelio ma rifugge alle definizioni di imprenditore illuminato. Il Corano ai suoi dipendenti, per fare un esempio. «Abbiamo molti clienti nei Paesi arabi. Se i miei dipendenti sanno quando è nato Maometto, è meglio anche per gli affari». Quest’anno invece ha regalato 500 copie del dvd di Walter Veltroni, Che cos’è la politica. Una scelta di campo? «No, pubblicità. Ho fatto pubblicità che a un uomo che ha dai valori. All’inizio ci sono tre minuti di un monologo di Charlie Chaplin. Eccezionali».