Produttività parte il tavolo per il grande patto

05/10/2010

ROMA — Parti sociali in assise alla ricerca del Patto per far crescere il Paese e renderlo più competitivo. «Non è un tavolo politico, servono impegni comuni per la crescita ma bisogna fare presto», ha esordito il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia nel ruolo di padrona di casa anche se la sede è quella dell’Abi. Dall’appello di Genova per ritrovare un dialogo interrotto al summit di ieri al quale hanno partecipato per la prima volta da un paio d’anni 17 organizzazioni, Cgil compresa. E il suo segretario generale Guglielmo Epifani non ha mancato di definirlo un «tavolo importante» anche se — ha poi osservato — «occorre riprendere la discussione con Cisl e Uil sulla democrazia, non si può andare avanti senza regole». Positivo anche il commento del presidente Abi Giuseppe Mussari: «Un metodo nuovo, una concretezza significativa». Nel giorno in cui finalmente il premier è riuscito a coprire la casella del ministro dello Sviluppo economico con Paolo Romani, Marcegaglia ha così proposto un primo spunto di riflessione sulla proroga degli ammortizzatori sociali in deroga e garanzie di pensione per i lavoratori in mobilità che rischiano di perderla. Il secondo riguarda il «ruolo di imprese e sindacati per attrarre investimenti in particolare al Sud». E infine una richiesta al governo per «sostenere ricerca e innovazione, tagli alla burocrazia inutile, riduzione delle tasse su lavoratori e imprese». Tutto dentro una cornice di grande rigore perché, se diventa realtà la linea che sta prendendo Bruxelles, l’Italia dovrà «fare manovre aggiuntive di 40 miliardi di euro all’anno» per diminuire il debito pubblico.
Il quadro economico dipinto dal numero uno di Confindustria, e condiviso sostanzialmente dagli altri partecipanti, resta di grande preoccupazione: «Bassa crescita, Pil pro capite sceso ai livelli del 1998, scarsa dinamica salariale con perdita del 30% di competitività, disoccupazione giovanile molto forte». Ai sindacati e agli altri rappresentanti degli imprenditori — commercianti, artigiani, agricoltori — la Marcegaglia ha proposto di articolare il lavoro in gruppo tecnici su singoli temi per definire le «soluzioni in tempi brevi, entro dicembre».
Uno di questi temi sarà sicuramente la riforma degli ammortizzatori sociali sulla quale pende una proposta formulata ieri dalla Cgil annunciata da Epifani che si è subito premurato di precisare — a conferma del nuovo clima — di voler «costruire un percorso di coinvolgimento a partire da Cisl e Uil». In sintesi l’idea cigiellina si basa sulla semplificazione del quadro normativo per la cassa integrazione con due soli strumenti di sostegno contro gli attuali 7; riduzione dei requisiti di accesso da due anni a tre mesi di contribuzione; aumento del tetto fino al massimo di 1.800 euro mensili netti. La platea deve inoltre essere allargata a 500 mila nuovi lavoratori (giovani, precari immigrati con attenzione al Sud) con un costo superiore all’attuale sistema pari a 4,2 miliardi di euro l’anno. Una maggiore spesa che, secondo i calcoli dei tecnici Cgil, viene coperta «dalle entrate legate all’allargamento della platea». Soddisfatto dell’incontro di ieri anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni secondo il quale è passata la linea di convergenza Cisl-Uil-Confindustria per adottare il modello Pomigliano come «kit per attrarre investimenti».