“Produttività” La lezione americana

04/06/2007
    sabato 2 giugno 2007

    Pagina 8 – PRimo Piano

      Produttività
      La lezione americana

        La proposta-Addio al cartellino
        Quando l’obiettivo è raggiunto tutti liberi di ritornare a casa

          Gli Usa al lavoro:
          inutile 1 ora su 3

          Il rimedio? Niente orario, in azienda quando serve

            Francesco Semprini

            NEW YORK
            Americani attenti: lavorate meno e lavorare meglio. Nonostante la fama di paese operoso e produttivo gli Stati Uniti si trovano a fare i conti col fatto che lavorano molto e male. Il fenomeno, che appare diffuso in tutto il paese, nasce da un’irrefrenabile propensione alla perdita di tempo e alla scarsa concentrazione. Gli americani trascorrono 45 ore a settimana alla scrivania ma di queste 16 sono considerate «improduttive», secondo uno studio condotto da Microsoft.

            American Online e Salary.com hanno invece stimato che i dipendenti lavorano tre giorni a settimana, sprecando del tutto gli altri due. Ancora più preoccupante il giudizio di Steve Pavlina, esperto in sviluppo professionale, secondo cui di fatto negli Stati Uniti si lavora circa 1 ora e mezza al giorno. «L’impiegato a tempo pieno mediamente non inizia mai a lavorare realmente prima delle 11 del mattino – spiega Pavlina al New York Times – e il rendimento inizia a calare intorno alle 15.30». Il resto della giornata consiste solo nell’occupare fisicamente la postazione e fare presenza. Secondo Aol la navigazione su Internet rappresenta il principale motivo di perdita di tempo, Microsoft punta il dito sulle riunioni ormai il momento cruciale della gestione aziendale made in Usa. Tuttavia talvolta si esagera: con riunioni troppo lunghe e inutili. Gli intervistati da Microsoft hanno detto che trascorrono 5,6 ore a settimana in meeting, e secondo il 71% del campione gran parte è assolutamente «improduttivo». C’è infine il fattore disordine, che obbliga i dipendenti a perdere 1,5 ore al giorno per sistemare scrivanie, computer e cassetti.

            C’è poi l’allungamento degli orari. Il Centro studi sulle politiche dei dipendenti ha rilevato che la settimana lavorativa si è allungata negli ultimi dieci anni fino a 70 ore. La metà dei manager di piccole aziende ad esempio, dedica tempo alle attività professionali anche quando è in famiglia, mentre il 49% controlla posta elettronica e fa telefonate di lavoro mentre guida l’automobile. Il 18% invece legge le e-mail o esamina le pratiche di lavoro quando è in bagno. Secondo gli esperti si perde tempo perché si lavora molto di più rispetto al passato. «Più si lavora e meno si è efficienti», spiega Bob Kustka, fondatore di Fusion Factor, una società di consulenza con sede a Norwell, i Massachusetts. I lavoratori sono come gli atleti, «concentrano le forze per un set di tennis o per un inning di baseball e osservano delle pause tra l’uno e l’altro», prosegue Kustka secondo cui è giusto che «si lavori sodo nell’arco di un periodo circoscritto di tempo per poi concedersi delle pause per riprendere fiato e recuperare concentrazione».

            Ecco allora la soluzione: lavorare meno per lavorare meglio. Anche se questo richiede una sensibilizzazione dell’azienda, oltre che del dipendente, verso una nuova filosofia del lavoro: «cosa si produce e non come si produce». L’ha fatto Best Buy. Nel quartier generale di Minneapolis, il gigante dell’elettronica ha introdotto il metodo Rowe, che indica come unico obiettivo il risultato. I lavoratori possono entrare alle quattro di pomeriggio o andarsene a mezzogiorno, vedere un film nel mezzo della mattinata, o non farsi vedere per un giorno: conta il risultato.