Prodi:con i sindacati si tratta non sono contrari alle riforme

16/01/2002


 
Pagina 9 – Economia
 
Replica a Berlusconi: niente imbarazzi di Cgil, Cisl e Uil di fronte alle ricette comunitarie
 
Prodi: con i sindacati si tratta non sono contrari alle riforme
 
Appello Ue: fate presto ad alzare l’età pensionabile
 
 
 
Bruxelles prevede: la vera ripresa arriverà solo nella seconda metà dell’anno
"Sblocchiamo la liberalizzazione dell’energia votando a maggioranza"
"Consultazione di imprese e lavoratori per gestire gli effetti delle ristrutturazioni"
 
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO MAROZZI

STRASBURGO — «No». Romano Prodi non ci sta al tentativo di Silvio Berlusconi di mettere l’Europa in contrasto con i sindacati. «Sulle questioni della flessibilità e della sostenibilità — dice — c’è un largo consenso dei sindacati. Il problema è come le misure sono messe in pratica nel caso concreto». Il presidente della Commissione Ue per due volte risponde «no» a chi gli parla di «rotta di collisione» o di «imbarazzo» delle organizzazioni dei lavoratori. «Raccomandiamo ai governi — insiste — di permettere in modo flessibile e non uniforme l’aumento dell’età pensionabile».
L’Italia e il suo presidente del Consiglio non sono nominati, ma è chiarissimo il riferimento a Berlusconi che lunedì alla Camera aveva parlato di «imbarazzo di alcuni dirigenti sindacali» di fronte alla richiesta della Commissione «presieduta da Romano Prodi» di alzare l’età pensionabile e ridurre la pressione fiscale sul lavoro. Prodi la sua risposta la manda illustrando il rapporto con cui l’esecutivo Ue indica le linee che a suo parere devono segnare il vertice dell’Unione a Barcellona, a metà marzo. «C’è un preciso invito — dice — ad evitare il più possibile le pratiche di prepensionamento, che finiscono per avere un effetto enorme in molti paesi europei. L’età pensionabile è molto bassa e questo pone problemi di sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo». Insomma: Berlusconi aveva ragione nell’anticipare il documento di Bruxelles, non nel contrapporlo ai sindacati italiani.
La messa a punto arriva nel giorno in cui la Commissione lancia una consultazione formale di imprese e lavoratori per gestire gli effetti sociali delle ristrutturazioni aziendali. Una sorta di concertazione europea, dice la commissaria Anna Diamantopoulou, per «ristrutturazioni socialmente intelligenti», che uniscano innovazione delle imprese e tutela dei lavoratori in una fase di «raffreddamento economico». Nel 2001 sono andati persi 230 mila posti di lavoro nell’area dell’euro; 350 mila in tutta l’Unione.
Il rapporto per il Consiglio di Barcellona spinge i governi ad elevare «l’età effettiva di pensionamento», ora su una media Ue di 58 anni. Obiettivo è avvicinarsi il più possibile ai 65 anni, già previsti da quasi tutte le legislazioni nazionali. Nel ’992001 la percentuale degli occupati tra i 55 e i 64 anni era del 37,2%. Le ultime cifre parlano di un aumento al 38,3%: ben distante dal 50% a cui si punta per il 2010, quando l’età media di pensionamento dovrebbe salire a 60 anni. «La sfida di breve termine — dice Prodi — è fronteggiare l’aumento ciclico della disoccupazione, in particolare quella di lunga durata». I disoccupati nella Ue quest’anno, prevede il rapporto, potrebbero arrivare a 600 mila.
Il documento vede una «moderata ripresa» economica già nella prima parte del 2002, ma la risalita scatterà «solo nella seconda parte dell’anno» con il recupero dell’export. La crescita «sarà probabilmente più bassa del 2001»: 1,4% contro l,7. In questa situazione la Commissione chiede «un fermo impegno al rispetto del patto di stabilità», ma anche un tgalio delle tasse nei limiti del possibile. I paesi ancora in deficit — Germania, Francia, Italia, Portogallo — «devono puntare alla loro eliminazione entro il 20032004».
Prodi, in una lettera ai leader dei 15 Paesi dell’Unione, chiederà anche di fissare a Barcellona «una data per la liberalizzazione completa del mercato dell’energia»: un risultato fallito un anno fa a Stoccolma per l’opposizione della Francia. Le elezioni francesi di maggio non facilitano le cose — commenta il professore italiano — ma i 14 partner di Parigi dovrebbero decidere «a maggioranza».