Prodi vuole il concerto, manca il primo violino

27/04/2006
    gioved� 27 aprile 2006

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      SINDACATI. IL PROF ASPETTA LA CGIL CHE ASPETTA �SVOLTE� IN POLITICA ECONOMICA

      Prodi vuole il concerto, manca il primo violino

        Giornata fitta di incontri con le parti sociali, quella che Romano Prodi ha avuto ieri. Dopo aver visto il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta venerd� socros, tra un Fassino e un Rutelli ieri � stato il turno della Cisl nel primo pomeriggio e della Cgil a fine giornata. I primi a salire negli uffici di piazza Santi Apostoli sono stati i due nuovi leader della Cisl, il segretario generale Raffaele Bonanni e il segretario generale aggiunto Pierpaolo Baretta, i quali peraltro verranno “incoronati” tali proprio oggi nell’ambito di una manifestazione all’Eur e della contestuale riunione del consiglio generale cislino. Dopo le 19 � stata la volta del segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che con Prodi si era calorosamente salutato gi� a Milano nel mezzo del corteo per il 25 aprile, citt� dove poi si � fermato e da cui � rientrato per un pi� lungo incontro col Prof.

        Prodi, in particolare con i leader cislini, avrebbe puntato – oltre a una prima presa di contatto con i nuovi vertici – a investire con forza sulla necessit� del ritorno a una stagione di concertazione o comunque di forte dialogo sociale e sarebbe orientato a convocare �subito� le parti sociali, non appena si former� il governo. Insomma, il metodo sar� quello del confronto e i tempi molto celeri. �Un governo dalla maggioranza risicata ha bisogno di un sindacato autonomo e autorevole ma soprattutto tendenzialmente unitario� � l’analisi di fonti ex sindacali oggi vicine al governo, �e di un fitto dialogo con le parti sociali che permetta di presentare i propri progetti come gi� forti di un buon consenso sociale�. La stessa proposta leit motiv della campagna elettorale, la riduzione del cuneo fiscale, potrebbe rappresentare un modo per disinnescare la polemica �ideologica� sulla legge 30, puntando a rendere da subito meno conveniente il ricorso al lavoro precario e pi� concorrenziale il lavoro stabil e agendo solo in un secondo momento necessari correttivi alla Biagi: Resta da capire quanto la Cgil accetter� un panel di questioni dentro cui far rientrare �anche� la discussione sulla legge 30, magari potendo incassare da subito risultati sulla �lotta alla precariet�, cavallo di battaglia di Epifani, o quanto invece la sua ala sinistra ne condizioner� le scelte agitando secche richieste abrogazioniste. A partire dal rifiuto di tornare a una stagione �neoconcertativa�. Epifani e Prodi si sarebbero limitati a fare, per ora, un �giro d’orizzonte� sui rispettivi problemi e la Cgil a chiedere un metodo di consultazione �diametralmente opposto� a quello del precedente governo ma pi� che su �un tavolone� Epifani punterebbe su singoli obiettivi e tavoli mirati. Vero � anche per� che, una volta incassati i punti condivisi da tutta la Cgil (sensibile riduzione del cuneo fiscale, lotta alla precariet�, investimenti in ricerca, innovazione e sviluppo), una Cgil che non si muova �per partito preso�, come l’accusa di fare Bonanni, potrebbe aver interesse a rilanciare il dialogo confederale e la centralit� del sindacato, sempre che sulle politiche economiche del governo il segno della �svolta� ci sia. Da questo punto di vista, le richieste ai candidati a sindaco di Milano, lanciate in modo unitario da Cgil, Cisl e Uil locali, che si sono spinti a chiedere una sorta di �neoconcertazione alla milanese� fanno ben sperare.

        Morale: n� la Cgil si pu� permettere di vedersi �scippare� dalla sinistra radicale troppi cavalli di battaglia e chiede a Prodi che sia lui il garante dell’unit� della coalizione e che le tensioni di questa non vengano �scaricate� sul sindacato. N�, d’altro canto, � utile che le divisioni del sindacato accentuino le divisioni di una maggioranza politica instabile. Certo � che la Cisl (ieri la Uil � rimasta a casa) non vuole �rapporti privilegiati Prodi-Cgil n� scavalcamenti� e ribadisce che �il vero valore aggiunto resta la concertazione�. Metodo visto con sospetto, in Cgil, dove l’idiosincrasia regna anche sulla parola, ma che potrebbe diventare una via politicamente obbligata.

        I sindacati, intanto, pur senza fare richieste esplicite si aspettano buoni segnali e profili �alti� sulle poltrone dei ministeri di Economia (dove la Cgil gradirebbe lo �spacchettamento�), Attivit� produttive e Welfare: la Cisl (come Confindustria) si aspetta nomi �squisitamente riformisti�, la Cgil preferirebbe anche nomi non �iperspecialistici� purch� rafforzati da sottosegretari �competenti� ed entrambi i sindacati vedono alle porte lo spacchettamento anche del Welfare tra Lavoro e Politiche sociali. Qui i nomi forti, una volta fuori gioco Treu (per sua scelta) pare restino quello della Bindi e della Turco ma anche le quotazioni dei responsabili Lavoro di Ds e Prc (Damiano e Ferrero, entrambi molto stimati e da molti ambienti sociali e sindacali) restano alte. La vulgata malevola vuole invece che i sindacati preferiscano, nei ministeri che interessano loro, ministri non troppo �preparati� n� troppo �forti�, all’interno dei loro partiti al fine di potersi ritagliare un ruolo di maggior peso e influenza, sui temi del lavoro.

          Ieri, da Prodi, � stato anche Raffaele Morese, ex cislino storico oggi a capo di Conferservizi, che ha chiesto al Professore un segnale forte sull’energia e in particolare sulle liberalizzazioni (che non vuol dire per forza privatizzazioni), magari anche tramite il varo di un sottosegretario ad hoc.