Prodi: «Sulle pensioni decido io»

09/07/2007
    sabato 7 luglio 2007

    Pagina 6 – Economia

      Prodi: "Sulle pensioni decido io
      e il nuovo piano arriverà presto"

        D´Alema: lo scalone va addolcito. Marini chiede unità

          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Prodi rompe gli indugi e scende direttamente in campo nel tentativo di sbloccare il muro contro muro sulle pensioni. «Deciderò in prima persona», ha detto ieri durante un tesissimo consiglio dei ministri e, poco dopo, ha assicurato i giornalisti che le sue proposte arriveranno «presto» e ci si sta avviando alla conclusione. La sortita del presidente del Consiglio arriva dopo giorni di alta tensione all´interno della maggioranza, dove la contrapposizione tra ala riformista e sinistra radicale si è fatta acuta fino ad evocare lo spettro della crisi di governo. Una situazione che ieri ha spinto il presidente del Senato Franco Marini ad esprimersi con toni particolarmente preoccupati: «Il paese vive un momento delicato», ha detto e ha auspicato, rivolgendosi anche all´opposizione, una «capacità di decisione a livelli istituzionali che superi anche la normale dialettica tra i due schieramenti, serve una grande unità nazionale». E ieri, nel tentativo di trovare una soluzione, prima del consiglio dei ministri, Prodi e il sottosegretario Enrico Letta hanno riunito i ministri Rutelli, D´Alema, Padoa-Schioppa, Ferrero e Damiano per fare il punto. In serata il ministro degli Esteri usava toni concilianti: «Bisogna addolcire lo scalone, anziché un passaggio brusco: ci vuole un innalzamento dell´età pensionabile socialmente più accettabile». Ma il vicepremier ribadiva che «la pura e semplice cancellazione dello

          scalone costerebbe in dieci anni 65 miliardi di euro. Non ce li abbiamo. E anche se ce li avessimo, io riterrei sbagliato usarli per cancellare lo scalone». E ancora: «La sinistra che non pensa al domani
          non è sinistra. Di sinistra è stare dalla parte dei più deboli, cioè i giovani e gli anziani con pensioni minime».

          Fin dal mattino a far detonare le polveri è stata l´uscita su Repubblica del presidente della Camera ed ex leader di Rifondazione comunista Bertinotti secondo il quale sulle pensioni esiste il «rischio di una crisi». Una dichiarazione che è giunta dopo che nei giorni scorsi i maggiori leader del centrosinistra si erano espressi, in un modo o nell´altro, contro la completa e costosa abolizione dello scalone: da Rutelli (che ha parlato di «ipocrisia» di un´Italia che va in pensione a 57 anni e poi continua a lavorare) a D´Alema. Da ultimo Lamberto Dini che ha minacciato di non votare l´abolizione dello scalone. Posizione che per Mastella tuttavia nasconde un «retropensiero» ribaltonista.

          Sui centristi si è scatenato il tiro al bersaglio della sinistra radicale. La capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato Manuela Palermi ha attaccato Dini: «Dice cose gravissime: si sta accanendo contro i lavoratori perché c´è in ballo un governo tecnico». Polemica dei Verdi-Pdci anche contro Rutelli: «Aizza i giovani a rivoltarsi contro gli operai dello scalone che non c´entrano niente con la riforma previdenziale». A complicare le sorti della difficile maggioranza numerica al Senato ieri almeno un paio di senatori (Turigliatto di Sinistra critica e Rossi ex Pdci) hanno minacciato esplicitamente, come aveva fatto Fosco Giannini, di votare contro se arriveranno gli «scalini» al posto dell´odiato «scalone».

          In questo quadro le istituzioni finanziarie internazionali – dall´Fmi, alla Bce alla Commissione Ue – insistono perché non venga ammorbidita la riforma Tremonti-Maroni. Mentre Padoa-Schioppa è decisamente schierato per una riforma molto graduale e nei giorni scorsi ha accuratamente evitato di far propria la proposta del collega Damiano (58 anni più incentivi e verifica).

          Infastiditi dalla piega squisitamente politica assunta dalla vicenda i sindacati. Il leader della Cgil Epifani ha avvertito Rifondazione mandandogli a dire, tramite una intervista alla Stampa, che è in gioco il governo. Mentre il segretario della Cisl Bonanni ha fatto un riferimento generico alla questione: «Siamo irritati dalle invasioni di campo».