Prodi si prepara alla trattativa

05/12/2007
    mercoledì 5 dicembre 2007

      Pagina 3 – Economia

        Il leader cerca di sottrarsi alla tenaglia Rifondazione-sindacati.
        Bertinotti? Ma come fa a dire quelle cose?"

          "Non possiamo permettercelo"
          Prodi si prepara alla trattativa

            CLAUDIO TITO

            ROMA – «Abbiamo fatto tutto quello che potevano fare, anche di più. E continueremo a farlo. Dobbiamo evitare uno sciopero generale proprio a gennaio». La verifica, la consultazione degli elettori della "cosa rossa", la probabile "dichiarazione di guerra" dei sindacati. Il prossimo gennaio sta diventando troppo caldo per il governo. Romano Prodi adesso deve fare i conti con due fronti aperti. L´uno-due subito ieri con l´intervista a Repubblica di Fausto Bertinotti e la minaccia dei sindacati ha messo sul chivalà il Professore. Preoccupato dai «toni» usati e soprattutto dalla «convergenza» temporale e tematica che accomuna l´affondo di Rifondazione e di Cgil, Cisl e Uil.

            Le parole del presidente della Camera, in effetti, lo hanno lasciato di stucco. «Ma come si fa a dire quelle cose e con quel tono? – si è lasciato andare ieri mattina con un segretario della maggioranza senza nascondere una punta di avvilimento e una dose massiccia di irritazione – Cosa hanno in mente? Sono insulti. Tutto solo per la questione welfare. E prima invece non abbiamo fatto niente? Prima mi accusavano di essere schiacciato sulla sinistra radicale e andava bene?». Sospetti, dubbi. Il ricordo del 1998, quando Bertinotti era segretario del Prc. E in più la coincidenza temporale tra l´affondo dell´inquilino di Montecitorio e dei sindacati. Una "tenaglia" di cui Prodi vuole liberarsi velocemente. È convinto che i due bracci si muovano per il momento in «autonomia», ma rispondono alla medesima logica. Pescano nello stesso bacino. «Tutto è legato alla vicenda welfare», dice il ministro Santagata. In qualche modo, dunque, questo è il secondo tempo di quella partita. In cui la sinistra radicale e le confederazioni sindacali si sono inseguite per non farsi scavalcare.

            Per evitare i tempi supplementari la richiesta di Epifani, Bonanni e Angeletti, allora, verrà presto accolta. Saranno convocati «a breve» per discutere la politica dei salari e il rinnovo dei contratti. Sicuramente prima di Natale. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, ha consultato i tre segretari confederali per tutta la giornata. Eh già, perché il premier non vuole affatto aspettare il 2008 per disinnescare la "doppia" bomba collocata sotto la sua poltrona. Al più tardi l´appuntamento verrà fissato il 18 dicembre: per esaminare la "grana" enti previdenziali ma anche per affrontare la vertenza salariale. E per evitare di arrivare a gennaio facendo esplodere tutto contemporaneamente. «Uno sciopero generale proprio a gennaio mentre cercheremo di tranquillizzare la "cosa rossa" – è la preoccupazione del Professore – non ce lo possiamo permettere». Troppo alto il rischio che «salti tutto».

            Alla "triplice", dunque, vuole offrire un piano di azione, ma praticabile. «Noi dobbiamo tenere conto di tutte le compatibilità, dobbiamo sapere che bisogna tenere sotto controllo l´inflazione». Poi, dicono tutti gli uomini del Professore, «è evidente che la questione salari rappresenta un´urgenza». Ma non sono i primi a sottolinearla. Lo ha fatto di recente anche il Governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi. «È un problema da non sottovalutare – ha ammesso Prodi in tutti i colloqui di ieri – però ci sono già alcune misure in Finanziaria».

            I sospetti, però, sono cresciuti quando è tornato in mente il discorso che domenica scorsa ha fatto Walter Veltroni. Al summit democratico ha sollevato esattamente lo stesso tema. «La questione dei salari, la capacità di tenuta delle famiglie – ha avvertito – stanno diventando una emergenza sociale. Il Pd si deve caratterizzare per una politica in quella direzione. Non possiamo pensare che non sia un problema o lasciare il campo ad altri». L´attacco frontale di Bertinotti rientra, quindi, nello stesso schema. «Io – è la convinzione manifestata dal Professore ad un leader dell´Unione – non credo che Fausto voglia davvero la crisi. Ma credo che il loro malessere sia reale. Un problema politico di prospettiva». E l´intervista di ieri viene letta anche in chiave interna: per riprendere le fila della Cosa rossa a pochi giorni dai loro Stati generali. E per alzare il livello della trattativa sulla legge elettorale. Un terreno che il premier vuole fare suo nella convinzione che l´obiettivo della protesta bertinottiana siano proprio le regole elettorali. «Troveremo un accordo. Ma in modo tale da non scavalcare la maggioranza». Sapendo che tra i sistemi in grado di compattare l´Unione, c´è in primo luogo la proporzionale di tipo tedesco. Non a caso il Professore è intenzionato a calendarizzare una serie di incontri bilaterali con gli alleati. Il vertice, invece, non si terrà la prossima settimana.

            Anche se proprio sul versante Rifondazione, la tensione non si abbassa. «A gennaio – ammonisce il segretario del Prc, Franco Giordano – la verifica servirà a elaborare un nuovo programma. Per noi resta la necessità di avviare un processo che ci garantisca una graduale autonomia. Governo e legge elettorale sono due cose diverse e Prodi deve rimanerne fuori».