Prodi punta sulla nuova concertazione

06/12/2005
    sabato 3 dicembre 2005

    Pagina 1-2

    Prodi punta sulla nuova concertazione

      di Giuseppe Pennisi

        Le consultazioni che in questi giorni il leader dell’Unione Romano Prodi sta tenendo con le parti sociali meritano maggiore attenzione di quella che ricevono su gran parte della stampa. Cossigamente parlando, ´la ciccia’ è lì, molto più di quanto sta trapelando dalle riflessioni dei gruppi di lavoro impegnati nella ´fabbrica del programma’ nella periferia di Bologna. E verosimilmente molto di più di quanto verrà presentato, in grande spolvero, il 5-6 dicembre a San Martino in Campo, deliziosa cittadina nei pressi di Perugia, in quella che si presenta come un evento ad alto contenuto mediatico ma, Cossiga docet ancora, ´con poca ciccia’.

          Prodi e i suoi più stretti collaboratori e consiglieri sanno che la validità del programma consiste nella sua effettiva fattibilità di attuazione; e che le parti sociali rappresentano se non i soli quanto meno i principali garanti di tale fattibilità. Quindi, le ´tesi’ (ancora a mezza cottura) della ´fabbrica del programma’ vengono sviscerate con le parti sociali prima che una loro versione a usum dei media (che il Professore non ha mai tenuto in grande stima) venga presentata a San Martino in Campo. Cerchiamo di comprendere qual è la tattica (a cui Prodi tende a dare più importanza che alla strategia, ma che diventa comunque prioritaria alla vigilia di una scadenza elettorale).

            Nella fase precedente le ´primarie’ Prodi si è presentato come il volto bonario della sinistra radicale, ossia come colui che può sposare un manifesto sostanzialmente abrogatorio di riforme chiave varate negli ultimi anni (mercato del lavoro, istruzione, formazione, immigrazione, previdenza) senza avere un aspetto trucido da ´Abrogator’. Longanesi avrebbe detto che si tratta di estremismo per prudenza; Prodi faceva comprendere agli estremisti (la sinistra radicale) di essere uno di loro, allo scopo di ottenerne il consenso. Incassato il successo delle ´primarie’ (ben superiore alle aspettative sue e altrui) è tornato a essere (sempre nelle definizioni di Longanesi) il moderato per cinismo di sempre.

            Nonostante le apparenze esterne (a funzione mediatica) ha dato ruoli chiave, nella ´fabbrica del programma’, a economisti, giuristi, sociologi moderati, invitandone anche alcuni che hanno collaborato e collaborano con l’attuale maggioranza (pure in posizioni istituzionali di rilievo), a onta del ´non faremo prigionieri!’ invocato, anzi gridato, dalla sinistra radicale.

              Nessuno dei suoi collaboratori parla, per esempio, di abrogazione della ´legge Biagi’; se ne propongono solo ritocchi. La ´Bossi-Fini’ verrebbe, per certi aspetti, resa più rigorosa (i ´casseurs’ francesi hanno avuto un indubbio effetto nella sterzata). Si partirebbe, poi, proprio dalle ´leggi Maroni’ e ´leggi Moratti’ per proseguire su un percorso riformista in materia di previdenza e di scuola e università.

                Senza dare troppo seguito alle voci basta leggere con attenzione il volume Oltre il declino curato dalla Fondazione Rodolfo De Benedetti, edito da Il Mulino e da qualche giorno in libreria per toccare con mano i contenuti del programma in fase di discussione con le parti sociali, almeno nei comparti delle liberalizzazioni, del controllo della spesa pubblica, dell’università, e della specializzazione produttiva e commercio con l’estero. È uno studio iniziato tempo fa da economisti più vicini al centro-sinistra che al centro-destra (Tito Boeri, Riccardo Faini, Andrea Ichino, Giuseppe Pisauro, Carlo Scarpa). Alla sua presentazione a Roma sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e il Presidente (di tutto un po’) Giuliano Amato. È simile a un programma di legislatura, imperniato su liberalizzazioni e risorse umane per ridare slancio all’economia italiana. Una ´nuova concertazione’ potrebbe essere il contenitore per realizzarlo. I suoi contenuti sono tali da poter conquistare non solo l’elettore mediano ma anche quello contiguo al centro-destra e insoddisfatto da una carica riformatrice che, a torto o a ragione, negli ultimi anni sarebbe stata insufficiente. Lo si vede nelle scrivanie e nei tavoli degli incontri con le parti sociali. Si intende; per ´parti sociali’ non si vuole dire unicamente o prevalentemente sindacati ma la trentina di soggetti che hanno firmato il ´patto sociale’ del luglio 1993 e il ´patto di Natale’ del 1998.

                  Rievocare il vecchiume? Non proprio, da allora si è fatta molta strada nei confronti di una ´concertazione aggressiva’ o ´positiva’ rivolta a cambiare le strutture di produzione in linea con le esigenze del processo d’integrazione economica internazionale. È un fenomeno europeo, non solo italiano: dal 1996, la proporzione di uomini e donne in età da lavoro effettivamente occupati nell’area dell’euro è cresciuta dal 59 al 65% (mentre negli Usa è diminuita dal 73 al 71%). È interessante, a riguardo, notare che tra i temi negli incontri tra Prodi e le parti sociali sta diventando importante quello delle differenze di ore effettivamente lavorate in Europa e negli Usa. La conclusione è che gli europei lavorano molto meno degli americani (e l’Europa ristagna) non tanto a ragione di preferenze ´culturali’ o dell’alta tassazione, ma a causa delle regolamentazione eccessiva del mercato del lavoro. Un motivo importante, quindi, per non abrogare ma migliorare (se possibile) quanto fatto nella legislatura che sta per terminare. (riproduzione riservata)