Prodi e sindacati vicini alla rottura

21/05/2007
    sabato 19 maggio 2007

    Pagina 2 – Economia

    Prodi e sindacati vicini alla rottura

      Epifani: siamo irritati, così i tavoli sono inutili. Il premier preoccupato cerca l’accordo

        di Felicia Masocco/ Roma

        L’IPOTECA Si doveva parlare di produttività ma lo scontro sui contratti pubblici ha dominato la scena ieri a Palazzo Chigi. I sindacati sono irritati per le risposte che non arrivano, il governo con Prodi invita a non fare dello sciopero «un’arma di ricatto» e sollecita per «un ultimo sforzo di buona volontà». A spendersi «in prima persona» per aprire spiragli sarà il premier che non aveva partecipato al tavolo, ma dopo le dure reazioni dei leader di Cgil, Cisl e Uil ha preso carta e penna richiamando a evitare «arroccamenti reciproci». Poi ha incontrato a colazione Tommaso Padoa-Schioppa che ancora giovedì aveva frenato sulla possibilità di un aumento mensile di 101 euro, e in serata ha ricevuto il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco per esaminare l’ammontare dell’extragettito. Il nodo sono infatti le risorse «se vengono destinate in una direzione non ne rimangono per altre», ha detto Prodi, sottolineando che non si può parlare di contratti pubblici prescindendo dal resto, «sono parte di una strategia di utilizzo delle risorse che deve essere complessiva». In pratica, se il tesoretto servirà a finanziare i contratti non potrà avere altri usi. Nella giornata è intervenuto Padoa-Schioppa: «si troverà una soluzione buona per tutti».

        Per ora è rottura. I rapporti con i sindacati sono tesi, è stato confermato lo sciopero dei lavoratori pubblici per il primo giugno (il 4 tocca alla scuola) che potrebbe avere un effetto domino. E c’è l’«ibernazione» della concertazione, i tavoli sulla produttività e le pensioni subiranno uno stop. Con le conseguenze del caso. La prima è che se si prosegue di questo passo sarà difficile rispettare il termine di giugno per arrivare un accordo e poi preparare il Dpef in tranquillità. L’altra è il conflitto sociale che sta dando avvisaglie serie e che le confederazioni fanno faticare a cintenere. Una mobilitazione che chiamerebbe le diverse anime della coalizione a schierarsi allungando l’elenco dei fattori di «dialettica».

        Insomma, una «normale» vertenza contrattuale potrebbe rendere più difficile la vita del governo. I sindacati sono consapevoli di quello che Raffaele Bonanni ha definito «effetto slavina» e ieri ai ministri Damiano e Santagata, al sottosegretario Letta hanno fatto presente la propria irritazione e anche i rischi. «È chiaro che se si andrà allo sciopero poi nulla sarà come prima e mi chiedo a questo punto se abbiano senso gli altri tavoli», ha detto Epifani. Dura la Cisl, «se entro 24 ore non si trova una soluzione il governo e il premier dovranno assumersi una grave responsabilità», avverte Bonanni. «Questo tira e molla disattende le legittime aspettative e anche la base della concertazione», dice per la Uil il segretario Paolo Pirani. Intanto sono passati in sordina gli strumenti che il ministro del Lavoro ha illustrato per favorire «la crescita e l’estensione della contrattazione di secondo livello». Tra gli altri, la decontribuzione dello straordinario e l’aumento della quota di salario esente dalla contribuzione. I sindacati sono cauti. «Apre» la Cisl, non la Cgil: «La decontribuzione non incida sui trattamenti previdenziali dei lavoratori», ha detto Epifani, «altrimenti la risposta è no».