Prodi difende la concertazione “Sviluppo senza ingiustizia sociale”

15/04/2002


 
Pagina 11 – Economia
 
Dal presidente della Commissione Ue un monito sull´articolo 18: non allarghiamo le diseguaglianze
 
Prodi difende la concertazione "Sviluppo senza ingiustizia sociale"
 
 
 
 
DAL NOSTRO INVIATO
MARCO MAROZZI

PARMA – Lezione e bacchettate. «Nelle nostre società – avverte Romano Prodi – il cambiamento si può realizzare solo attraverso il dialogo. Con il conflitto sociale diventa impossibile uno sviluppo duraturo» . «Chi cercasse, chi puntasse sul conflitto sociale – insiste – si metterebbe su una strada diversa da quella che l´Europa intera vuole percorrere» .
Parla agli imprenditori, parla al governo di centrodestra, a Berlusconi che oggi arriva a concludere. E manda un messaggio anche al centrosinistra, indicandogli il «modello europeo» come una bandiera attorno a cui finalmente definire una politica forte, unitaria. «L´Europa impotente? Mi viene da ridere. – sbotta al pranzo con gli studenti del Collegio europeo – Come si fanno ad ignorare l´euro, l´allargamento? Chi sta cercando di costruire come una globalizzazione democratica?» . E una risposta a Berlusconi che ha parlato di debolezza della Ue sul Medio Oriente. E anche a Rutelli e al centrosinistra. «Dove ha potere l´Europa le cose le fa e in fretta. – si arrabbia – Se vogliamo più forza sul Medio Oriente si cambino i poteri in politica estera. E sono i governi a doverlo fare» .
Tutto si unisce, per un Prodi che – proprio dall´Europa – cerca di far sentire il suo peso in Italia. Poi a sera, rivolgendosi agli «amici imprenditori» , sceglie di smussare l´attacco a «chi critica l´Europa» già pronto nel testo scritto per far lezione di dialogo: «Non vogliamo che il cambiamento e lo sviluppo siano pagati con maggiore ingiustizia e con l´aumento delle diseguaglianze» . «Il dialogo sociale in Europa – ha appena detto ai giornalisti che gli chiedevano dell´articolo 18 – è sempre usato come metodo. A volte non con grandi successi, ma spesso con risultati positivi. E tuttavia, sia gli imprenditori che i sindacati europei non hanno intenzione di staccarsi da questo strumento, che permette di superare situazioni anche drammatiche e soprattutto di pensare al futuro in modo sereno» .
Gianfranco Fini in prima fila applaude. La platea confindustriale si è svuotata a metà, il primo applauso arriva quando Prodi celebra la «fine della tragedia della cortina di ferro» , gli altri due sull´orgoglio europeo. «Ci sono alcuni Paesi e tra questi l´Italia, che hanno ancora un debito troppo alto e che non hanno ancora raggiunto l´equilibrio di bilancio» avverte il presidente. L´urgenza di risanamento dei conti pubblici è dettata anche dai «segnali confortanti» sulla congiuntura. «La ripresa si presenta buona, anche se non vi sarà un grandissimo boom». Partecipate e fate più grande l´Italia all´estero, è l´appello del presidente agli imprenditori, a un 2002 che «può essere un anno magico per l´Europa». «Aiutateci a cogliere le opportunità straordinarie, a non sciuparle con gli egoismi e le miopie nazionali» .