Prodi-Cofferati a Bruxelles, «non parlate di ticket»

24/07/2002







(Del 24/7/2002 Sezione: Interni Pag. 8)
STRETTA DI MANO, SORRISI E ARIA DA VECCHI AMICI: «CI CONOSCIAMO DA ALMENO TRENT´ANNI»
Prodi-Cofferati a Bruxelles, «non parlate di ticket»
Il Cinese: se ci vedremo sarà lontano dai taccuini. Il Professore: e arrivando in bici

Enrico Singer
corrispondente da BRUXELLES

Scena prima. Palazzo del Comitato economico e sociale, cerimonia di addio alla Ceca. Sergio Cofferati arriva in ritardo – ha perso l’aereo del mattino – ed entra quando Romano Prodi sta già parlando. Alla fine del discorso, la stretta di mano sotto i riflettori delle tv. «Come stai?» chiede il presidente della Commissione. «Bene, grazie. Anche se i problemi non mancano», risponde il segretario della Cgil. Poi, tutti e due scherzano: «Eccolo qui il nostro incontro segreto». Scena seconda. Palazzo d’Egmont, già dependance reale e ora sede di rappresentanza del ministero degli Esteri belga. Qui un valletto annuncia «monsieur Cofferati» – e non sbaglia nemmeno l’accento – e la stretta di mano si rinnova. Estesa anche alla signora Flavia Prodi che fa gli onori di casa.
L’incontro tra i due personaggi che molti considerano i candidati più accreditati a guidare l’Ulivo nelle elezioni del 2006, si è consumato così, ieri pomeriggio tra le 17 e le 20,20, a Bruxelles. Ma Prodi e Cofferati, tra battute, sorrisi ed anche qualche immancabile spintone nell’assedio dei giornalisti, hanno fatto di tutto per rimarcare che a quest’incontro è bene non dare particolari significati politici. «Da quanto ci conosciamo?», si chiede Prodi. «Forse da quarant’anni. No da trenta. Almeno da 25. Ti ricordi? Forse dal tempo della ristrutturazione della chimica. Tu eri segretario dei chimici…». «Sì, dal 1978. Ma ci siamo conosciuti prima. Venivo spesso a Bologna, dal mio grande amico Patrizio Bianchi», risponde Cofferati.
Sembrano due ex compagni di scuola che si scambiano i ricordi. Patrizio Bianchi, professore di politica industriale, era braccio destro di Romano Prodi all’università. Ricordi vecchi, ma anche più recenti: Sergio Cofferati rivela che un incontro con Prodi – «proprio nella stessa sala del Comitato economico e sociale dove eravamo prima» – c’è stato anche due mesi fa. «Soltanto che quella volta nessuno se n’è accorto e non ci hanno fatto le fotografie». Non è vero, allora, che l’ultima stretta di mano è quella della foto del 1997 – quando Prodi era presidente del Consiglio e con Cofferati aveva appena firmato un accordo – rimasta negli archivi di tutti i giornali. Il messaggio che i due vogliono inviare è evidente: l’incontro di Bruxelles non è la nascita di quel «ticket» di cui tanto si è parlato. La domanda è diretta: oggi si ammaina la bandiera della Ceca e s’innalza quella del ticket? E la risposta di Cofferati altrettanto: «Ma no, ma no. Sono qui a svolgere il mio ruolo di segretario della Cgil». A Cofferati, tra l’altro, non piace nemmeno il termine ticket. «Alla gente ricorda qualcosa da pagare», aveva confidato il mese scorso a Siviglia dove era andato per appoggiare lo sciopero generale dei sindacati spagnoli alla vigilia del vertice europeo. Romano Prodi, poi, di politica non vuole nemmeno parlare. Più volte ha detto che adesso pensa soltanto all’Europa. E sul futuro con Cofferati se la cava con una battuta: «Se una volta ci vedremo sarà lontano dagli occhi indiscreti dei giornalisti». Che insistono: durante le vacanze? «E’ un’idea», dice Prodi ridendo: «Ma deve andare in bicicletta». Nel grande salone degli specchi del Palais d’Egmont ci sono gli ospiti eccellenti della cerimonia per la fine – dopo i cinquant’anni previsti – del Trattato che istituì la Comunità economica del carbone e dell’acciaio, antenata a sei – Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo – dell’attuale Unione. Al ricevimento, tra champagne e tartine, ci sono la vicepresidente della Commissione, Loyola de Palacio, con la sorella Ana che è neoministro degli Esteri spagnolo, il commissario agli Affari economici, Pedro Solbes, e quello al Mercato interno, Frits Bolkestein, personaggi di spicco del mondo inprenditoriale come il conte Etienne Davignon. Tutti sorpresi dai tanti riflettori puntati su quella coppia.