Prodi alla Ue: basta sacrifici non mando a picco l´Italia

10/10/2007
    mercoledì 10 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

      Prodi alla Ue: basta sacrifici
      non mando a picco l´Italia

        "Sul Welfare ascolterò il responso del referendum"

          MARCO MAROZZI
          dal nostro inviato

            BRUXELLES – «Uno può anche chiudere il deficit in un anno. Poi chiude anche il Paese. Io non ci sto». Romano Prodi non è nemmeno atterrato a Bruxelles, che risponde al commissario Almunia. Duro, anche se con il sorriso sulla faccia. «Seguo le regole Ue scrupolosamente. – dice – Ma non faccio di più se penso che questo ponga freno allo sviluppo dell´Italia. Non mando a picco il Paese».

            A sera il presidente del Consiglio italiano rimanda al mittente le lezione fatta all´Italia da colui che fu commissario all´Economia anche quando Prodi guidava la Commissione europea. E´ premier un rilassato quello che parla sull´aereo dal Kazakistan a Bruxelles: dal Paese asiatico è convinto di tornare con il disgelo nella trattativa sul grande business petrolifero di Kashagan e con buoni affari – come racconta la ministro Emma Bonino – per gli imprenditori italiani. A Bruxelles arriva incontra oggi il suo successore Barroso e vari commissari. Non Almunia, almeno per ora.

            «Non c´è nel calendario. Nulla è scontato». Prodi ha parlato con Padoa-Schioppa, ha concordato con lui la linea dura. Dalle spine di Bruxelles passerà stasera a quelle di Roma, dove lo aspettano le rissosità della maggioranza e il referendum in corso fra i lavoratori sulla riforma del welfare. «E´ un messaggio che devo ascoltare con attenzione» dice.

            Il ragionamento sulla Ue e l´Italia giunge alla fine di un lungo dialogo su guai e chance del nostro Paese. «Bisogna trovare il modo di rifarlo ripartire stabilmente». E su Almunia che ci accusa di restare con i conti a rischio? «Tutti possono stare tranquilli. Avevamo un obiettivo nel 2007. Lo abbiamo raggiunto. Lo faremo anche nel 2008. Abbiamo un cammino, lo seguiamo. Non siamo assolutamente fuori dal tracciato. La dialettica fra la Commissione e gli Stati e normale. Ma io devo pormi il problema di una politica economica che aiuti la crescita. Rispettando i limiti europei».

            Resta il fatto che il nostro debito è il più alto d´Europa e la Finanziaria 2008 riduce il deficit solo dello 0,2% invece che dello 0,5. «Rispettiamo i patti- continua il premier – Nessuno può negare il cambiamento di rotta nella politica di bilancio. L´anno scorso ci siamo imposti la necessaria severità, ora possiamo godere i frutti della nostra serietà visto che ci siamo già rimessi in linea».

            E se la Commissione insisterà nel chiedere altri tagli? «Insisto: siamo in regola con il cammino, non ho intenzione di deviare. Ma nemmeno di rinunciare alla linea di sviluppo ed equità che ho scelto per l´Italia. La manovra 2008 avrebbe potuto dare qualche miliardo in meno ad Anas e Ferrovie e ridurre di più il deficit pubblico ma avremmo bloccato lo sviluppo di cui l´Italia ha enorme bisogno. E che abbiamo cominciato a collegare a un discorso di redistribuzione e sollievo per le categorie più deboli, con pensioni bassissime e problemi di casa».

            L´altra spina per il governo è quella del welfare. La sinistra radicale insiste a chiedere di cambiare il disegno di legge venerdì prossimo. «Non ho elementi per cambiare quel che ho detto. C´è un protocollo firmato dalle parti. Sono molto curioso e in attesa di sapere il risultato del referendum nelle fabbriche. L´affluenza è buona. E´ un messaggio che devo ascoltare con attenzione».

            Utimo tema, le liberalizzazioni di Bersani. Passeranno, dopo i problemi dell´anno scorso? «Per aiutare l´economia senza soffocarla, per innescare questo processo c´è bisogno che la terza ondata di liberalizzazioni venga approvata dal Parlamento insieme al decreto legge collegato e alla Finanziaria. Si creerebbe un circuito virtuoso».