Prodi: addio scalone sull´età

21/06/2007
    giovedì 21 giugno 2007

    Pagina 10 – Economia

      Prodi: addio scalone sull´età
      aiuti a 2 milioni di pensionati

        Ma Padoa-Schioppa non vuole scendere sotto i 59 anni

          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Il governo potrebbe scoprire oggi le carte nella trattativa sulle pensioni ma il Tesoro sembra intenzionato a non voler scendere sotto quota 59 anni nel 2008 (la richiesta dei sindacati è 58 anni). Nonostante questo ultimo elemento di «drammatizzazione» il terzo round tra esecutivo e sindacati si apre in un clima di fiducia e con la determinazione del premier Prodi a portare a casa l´accordo entro fine mese. «E´ indubbia l´iniquità dello "scalone" introdotto con la riforma Maroni», ha detto ieri il presidente del Consiglio nel corso del «question time» in Parlamento.

          Due gli indirizzi annunciati ufficialmente da Prodi con un occhio al tavolo della trattativa: il primo è la «gradualità» del nuovo meccanismo per evitare il «brusco innalzamento che si verificherà dal 1° gennaio del 2008» quando – ha osservato il premier – i lavoratori «si vedranno spostare in avanti di ben tre anni la soglia di accesso alla pensione, per un solo giorno in più». Il secondo è l´accenno, fatto dal presidente del Consiglio, alle «attività usuranti» che dovranno essere tutelate e il cui perimetro è oggetto della trattativa.

          Di fatto un´apertura quella di Prodi che potrebbe preludere alla presentazione già da oggi di un piano del governo anche se il premier ha detto che le proposte dell´esecutivo arriveranno «a giorni». Ieri per mettere a punto le prossime mosse il premier ha visto i ministri Padoa-Schioppa (Economia), Damiano (Lavoro) e il viceministro Visco. Successivamente il presidente del Consiglio e il ministro dell´Economia si sono riuniti in un faccia a faccia durante il quale entrambi sarebbero rimasti sulle proprie posizioni. Il Tesoro del resto dopo aver lanciato l´allarme sulle spese ora sembra attestato, come dicevamo, a quota 59 anni nel 2008 (contro i 58 che chiedono i sindacati). Ancora più «morbida», e meno «digeribile» dal Tesoro, sarebbe la soluzione del «mix»: ieri il leader della Csil Bonanni, che sponsorizza questa soluzione, ha detto che il mix «sta prendendo piede». Ma Damiano è stato assai cauto: «A parità di costi – ha osservato – è indifferente seguire la strada delle quote o quella degli scalini». Un quadro di difficoltà, quello delle ultime ore, che deve fare tuttavia i conti con la posizione di Rifondazione che ieri, con Sgobio, ha avvertito che l´abolizione dello scalone è la «priorità delle priorità» e deve essere «recepita appieno».

          In ballo anche sulla questione dei coefficienti di trasformazione (in pratica quanto dello stipendio si trasformerà in pensione nel futuro) per la quale esistono ipotesi di soluzione: una di queste parla di trasformare i coefficienti in «intelligenti», introducendo cioè nuovi parametri tali da tenere conto anche del lavoro precario e dunque meno penalizzanti.

          Cuore della trattativa anche la questione delle pensioni basse per le quali il governo ha già deciso di stanziare 1,3 miliardi di euro. Prodi, con una battuta, ha ricordato che oltre all´equilibrio del sistema previdenziale bisogna pensare «anche ai poveri cristi», ha confermato che l´intervento interesserà «2 milioni di pensionati» e ha anche fatto riferimento agli studi di settore spiegando che si può «concertare» ma che «non sono una minimum tax». Nel merito l´intervento del governo dovrebbe indirizzarsi verso un intervento di rivalutazione strutturale delle pensioni intorno ai 4-500 euro di 60-70 euro e anche di un intervento che estenda la copertura dall´inflazione anche agli assegni superiori a tre volte la minima.