Prodi: «Aboliremo lo scalone»

06/07/2007
    venerdì 6 luglio 2007

    Pagina 4 – Politica

    Prodi: «Aboliremo lo scalone»

      «I soldi li troveremo risparmiando sulle spese della Pubblica amministrazione. Consulterò tutti»

        di Ninni Andriolo / Roma

        SCALONE INIQUO – Prodi rompe il silenzio e riscuote il plauso condizionato di sindacati e sinistra radicale spiegando che «è doveroso abolire lo scalone». Le preoccupazioni di D’Alema sui soldi che mancano per modificare la Maroni? «Li troveremo», promette il premier. Il Presidente del Consiglio tenta un difficile equilibrio rassicurando Pdci, Prc e Sd dai microfoni del Tg3 e lasciando, poi, ad una nota di Palazzo Chigi il compito di tranquillizzare la componente riformista dell’Unione.

        Il pozzo dove rastrellare il denaro necessario per abolire lo scalone, secondo Prodi, va individuato nei «risparmi nella pubblica amministrazione». Un segnale inviato a chi boccia l’ipotesi di utilizzare una parte delle maggiori entrate della lotta all’evasione fiscale.

        Il gruzzolo che serve, in sostanza, va ricavato dai risparmi di spesa, fa capire il premier. Parole che non tranquillizzano, però né Rutelli, né Follini, né Dini. «Questi sono sordi – taglia corto il senatore della Margherita – io voto no a questa legge sulle pensioni». L’intervista al Tg3 del Presidente del Consiglio, quindi, non spegne le polemiche. Una nota di Palazzo Chigi prima e una dichiarazione di Giulio Santagata – diffuse dopo l’intervista del premier – cercano di smorzare la delusione riformista. «Quando il presidente Prodi dichiara inaccettabile lo scalone e ne auspica l’abolizione fa correttamente riferimento al programma dell’Unione, che propone l’eliminazione dell’inaccettabile gradino che innalza bruscamente e in modo iniquo l’età pensionabile – spiega il ministro per l’Attuazione del Programma – Al comma successivo, peraltro, il programma segnala come l’allungamento graduale della carriera lavorativa sia da considerarsi un fatto fisiologico». Per Santagata, in sostanza, «all’interno di questi due paletti il governo sta lavorando per una soluzione condivisa e sostenibile finanziariamente».

        Fonti di Palazzo Chigi, d’altra parte, chiariscono che lo scalone pensionistico potrà essere abolito istituendo «un percorso con norme più graduali ed eque». Gradualità che non emerge, tuttavia, dalle parole del Presidente del Consiglio. Se è vero che le risorse «non ci sono» – ammette Prodi – è anche vero che «dobbiamo accumulare». Perché abolire lo scalone è «doveroso» e «non si può fare questo gioco per cui in un minuto solo vanno in pensione tre classi di età insieme».

        E Prodi annuncia quale metodo seguirà per cercare l’accordo tra riformisti e sinistra radicale. «Ho consultato tutti e continuerò a farlo – promette – Le diversità ci sono. Poi però, come è accaduto in passato, prendo la decisione e a quella si sta». Nessuna «paura del futuro», per le sorti del governo. Le allusioni di Berlusconi ai senatori pronti a lasciare la maggioranza?. «Non mi preoccupano – replica Prodi – L’ha detto sempre. È obbligato a dirlo. Ha perso due elezioni, ha poco tempo davanti, ha fretta e quindi, evidentemente, manda sempre il messaggio che il governo cadrà domani. Però è sempre domani…».

        Ma il premier parla anche di Dpef e di «taglio delle tasse dopo la stagione del rigore». Ridistribuire «qualcosa» grazie a ciò che è stato «accumulato soprattutto nella lotta all’evasione fiscale»: questo l’obiettivo dei prossimi mesi. «L’ho promesso venendo al governo – rivendica il premier – Milioni di italiani sono onesti, hanno diritto che si taglino le imposte. E questo è cominciato».

        Un’ultima risposta sul Partito democratico. «Un governo capace di governare ha bisogno dietro di sé di una partito e di una coalizione stabile», ripete il Presidente del Consiglio. La candidatura di Veltroni? «Rafforzerà il governo». Un consiglio al Sindaco di Roma che, pure, «non ha bisogno di consigli, è esperto, e fa politica da tanto tempo»? «Fare di tutto, e io lo aiuterò, perché ci sia una legge elettorale che renda possibile al prossimo presidente del Consiglio di governare con il potere e la tranquillità con cui lo fanno gli altri primi ministri europei».