Processo per riciclaggio al «re della carne»

16/05/2003
         



         
        MODENA
        venerdì 16 maggio 2003, S. Ubaldo
           
        Luigi Cremonini e un suo stretto collaboratore accusati di aver ricettato denaro provento di false fatturazioni per 2milioni e mezzo di euro
        Processo per riciclaggio al «re della carne»

        Prima udienza, ma gli anni trascorsi dai fatti potrebbero portare all’archiviazione

        Si è aperto sotto la spada di Damocle della prescrizione per la sopraggiunta legge voluta dal Governo Berlusconi in materia di falso in bilancio, il processo che vede imputati, appunto di falso in bilancio e riciclaggio, Luigi Cremonini, il "re della carne" titolare dell’Inalca, e Paride Simonini, suo stretto collaboratore.
        L’inchiesta giudiziaria a carico di Cremonini aveva preso le mosse da un’indagine giudiziaria su false fatturazioni della fallita "Europork" (all’epoca dei fatti contestati – 1994 – partecipata del gruppo Cafin, finanziaria di Inalca), che riguardava appunto false fatturazioni. Secondo gli accertamenti "Europork" aveva emesso fatture per merce inesistente a favore di una ditta del sud il cui titolare, attraverso operazioni illecite, aveva consentito alla ditta di coprire "buchi" di bilancio.
        L’inchiesta giudiziaria, stralcio di quella su "Europork", ha ipotizzato che le fatture di quest’ultima siano state incassate da Cremonini e Simonini e che il flusso di denaro illecitamente prodotto da queste, secondo pm e Gdf, sia finito nei conti correnti di Inalca.
        Subito dopo la notizia del rinvio a giudizio due anni fa, Luigi Cremonini diramò una breve dichiarazione affermando che ribadiva la sua più assoluta estraneità alle accuse che gli venivano contestate in quanto oltre a non avere materialmente partecipato alle operazioni sulle quali era stato costruito l’intero procedimento, non aveva mai avuto la benché minima possibilità di avere conoscenza dell’asserita provenienza illecita delle relative somme di denaro. Si disse anche fiducioso nell’operato della magistratura.
        Che ieri comunque non gli ha dato ragione sulla raffica di eccezioni presentate al collegio giudicante (presidente Pasquariello) dai difensori dell’industriale, capeggiati dall’avv. Melchionda, riguardo alla prescrizione del reato di falso in bilancio che in questo specifico caso è correlato a quello di riciclaggio (la somma in ballo è di circa 5 miliardi di vecchie lire). Senza entrare nei cavilli giudiziari sui tempi dell’ammissibilità d’applicazione della prescrizione stessa, resta il fatto che le contestazioni formulate nei confronti di Cremonini e Simonini si prescrivono in cinque anni, che sarebbero così già trascorsi. Il tribunale ha comunque fissato per il 2,3 e 4 luglio prossimi le successive udienze.


        Luigi Cremonini