“Privatizzazioni.3″ Federfarma: «Una mossa di pirateria»

09/02/2004


        Sabato 07 Febbraio 2004

        Privatizzazioni
        Federfarma Lombardia/ Paolo Gradnik
        «Una mossa di pirateria»
        M.MOR.


        MILANO – «L’emendamento sulle farmacie comunali milanesi inserito in un decreto legge che tratta di questioni del tutto diverse è un’operazione di pirateria politica. Ma noi continueremo a batterci affinché l’assegnazione sia considerata illegittima». Paolo Gradnik, presidente di Federfarma lombarda (l’associazione tra titolari di farmacia), torna alla carica all’insegna del motto "le farmacie dell’Afm ai farmacisti".
        Dottor Gradnik, sulle farmacie comunali di Milano è tutto da rifare?
        Dopo l’intervento della Corte costituzionale del luglio 2003 attendiamo fiduciosi la sentenza del Tar lombardo, prevista per fine marzo, che dovrà ripristinare la legalità sulla privatizzazione delle 84 farmacie cedute nel 2001 alla tedesca Gehe, gruppo leader in Europa nella distribuzione farmaceutica al dettaglio e intermedia. Un caso palese di conflitto d’interesse.
        È sorpreso dell’emendamento?
        Tutta questa fretta è sospetta. Evidentemente chi vuole cancellare il passato con un colpo di spugna affidandosi addirittura a un decreto legge, nutre forti timori che il giudizio del Tar sia avverso e conduca all’annullamento della privatizzazione.
        Qual è la vostra posizione al momento? Federfarma lombarda ribadisce la necessità che le farmacie pubbliche mantengano la loro funzione di salvaguardia della salute e non diventino un’appendice commerciale di una multinazionale. Perciò invitiamo il Comune di Milano e soprattutto il Parlamento a rispettare la sentenza della Corte in sede di conversione del Dl.
        È possibile individuare una via d’uscita? Annullare il contratto con Gehe e rifare la gara prendendo a modello la privatizzazione seguita negli ultimi mesi dal Comune di Legnano, che ha venduto le farmacie comunali ai dipendenti che vi lavoravano ottenendo in proporzione un risultato economico maggiore di quello spuntato, a suo tempo, da Palazzo Marino. Se il Comune di Milano seguisse lo stesso percorso potrebbe restituire agevolmente i soldi alla Gehe e, secondo i nostri calcoli, recuperare oltre 40 milioni di euro, da utilizzare in favore dei cittadini milanesi.