#privaliapeople, la protesta dei dipendenti licenziati dal colosso dell’e-commerce

18/02/2014

Da alcuni giorni manifestano contro il licenziamento: notizia ricorrente in un’Italia in cui si moltiplicano storie di imprese che falliscono e di persone che perdono il posto di lavoro.
Meno consueto, però, è sentire di un’azienda sana che licenzia da un giorno all’altro 52 dipendenti su 118: “Hanno deciso di delocalizzare in Spagna e India il reparto “produzione”, fatto perlopiù di fotografi e grafici, per ridurre le spese e massimizzare i profitti”, racconta Stefano Vergari, grafico assunto in Privalia a tempo indeterminato.
Così come il restante 70% dei professionisti che resteranno di punto in bianco senza lavoro (una decina sono assunti con contratto a termine, ndr): “Fino a Natale tutto sembrava andare bene – prosegue Francesco di Marcantonio – e dalla Spagna ci arrivavano ringraziamenti per le performance. A metà gennaio ci hanno comunicato i 52 licenziamenti”.
Per quasi un mese gli interessati, increduli, hanno continuato a lavorare, pensando che l’azienda avrebbe cambiato idea: “All’ultimo tavolo, invece – aggiunge la responsabile di Filcams Cgil Marisa Moi – Privalia ha dimostrato una totale chiusura su qualsiasi tipo di confronto, proponendo solamente eventuali opportunità di trasferimento in Spagna o Brasile e circa 6000 euro lordi a lavoratore a titolo di buonuscita, cifra che in caso di mancato accordo dovrebbe comunque versare all’INPS. Insomma, si tratta di incentivare coi soldi dello Stato”.
Il colosso dell’e-commerce spagnolo è una di quelle realtà della new economy, raccontano i dipendenti, che sembrava offrire grandi opportunità arrivata in Italia, sette anni fa, e che in effetti non ha smesso di generare profitto nemmeno nei momenti più bui della crisi: “Nonostante il nostro team abbia contribuito al benessere aziendale e abbia sempre lavorato al meglio, accettando anche straordinari non retribuiti – prosegue Vergari – ci stanno prendendo in giro”.
I 52 malcapitati continueranno a protestare davanti ai cancelli fino a giovedì 20 febbraio, giorno in cui in Assolombarda ci sarà un altro incontro con la società. E, visto l’immobilismo delle posizioni di quest’ultima, sembra che l’unica vera “arma” che i lavoratori abbiano in mano sia la diffusione della notizia dell’ingiustizia a cui Privalia li sottopone con la divulgazione ai media e con messaggi come “Non comprare su Privalia”, “Mamma vai al lavoro? No, Privalia mi ha licenziato”. E sui social network, dove non pochi utenti stanno protestando sulla pagina Facebook di Privalia chiedendo la cancellazione del proprio account e su Twitter, con l’ hashtag #privaliapeople.
Ma a cosa si appelleranno sindacato e dipendenti per salvare il posto di lavoro? “Cercheremo di far ragionare la società sul fatto che la qualità del lavoro di questo team ha fatto il bene dell’azienda in Italia e che abbassare il livello per diminuire i costi potrebbe essere deleterio. – spiega Moi – Inoltre punteremo sui concetti di reputazione e responsabilità sociale”.
E se non dovesse andare? “In quel caso ci appelleremo alla verifica legale per capire se il comparto produzione sia davvero il core business dell’azienda: se non lo fosse non avrebbero titolo per licenziare. Ma speriamo che si trovi un accordo