Privacy: Occhio alle spie

04/12/2000

03 Dicembre 2000

Occhio alle spie
PRIVACY Stefano Rodotà fissa le regole per l’uso della videosorveglianza. Più garanzie per cittadini e lavoratori
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Stop a padroni e direttori che amano giocare al Grande fratello sulla pelle dei dipendenti: arrivano le regole del Garante della privacy sull’uso delle telecamere nei luoghi pubblici. In attesa di una legge che disciplini l’utilizzo sempre più selvaggio dei sistemi di videosorveglianza, il presidente dell’autorità, Stefano Rodotà, ha dettato un decalogo per la tutela di lavoratori e cittadini.
Primo obbligo: il rispetto della "proporzionalità tra mezzi impiegati e fini perseguiti". Per capire l’importanza di questo principio, basta riferirsi al caso del "Grande fratello in Autogrill", già denunciato dalle pagine del
manifesto e ripreso in un’interrogazione parlamentare. In alcuni locali, le telecamere di sicurezza venivano usate in modo distorto per controllare i lavoratori, zoomando, ingrandendo, raggiungendo qualsiasi angolo del ristorante. Il tutto, attraverso una password e un mouse che rendono i mezzi fissi ben più potenti di quanto sia richiesto dai normali fini di sicurezza.
A dire il vero, già lo Statuto dei lavoratori (art. 4) vieta espressamente l’uso delle telecamere per il controllo dei lavoratori, fissando sanzioni civili e penali (art.38, ammenda da 300.000 a 3 milioni di lire, arresto da 15 giorni a un anno). Il decalogo di Rodotà ribadisce la validità dello Statuto e aggiunge che, al momento dell’installazione delle telecamere, occorre "chiarire gli scopi che si intendono perseguire". I dati raccolti "devono essere quelli strettamente indispensabili agli scopi perseguiti, registrando solo le immagini indispensabili, limitando l’angolo visuale delle riprese, evitando immagini dettagliate o ingrandite, stabilendo in maniera adeguata la localizzazione delle telecamere e le modalità di ripresa".
Saranno dolci parole per tutti i dipendenti che, dall’Ikea all’Autogrill, negli ultimi mesi hanno scoperto di venire regolarmente spiati. "C’è sempre l’obbligo – commenta il giurista Giorgio Ghezzi – fissato dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, di concordare con i sindacati l’uso di questi mezzi. E’ importante anche ricordare l’articolo 1337 del codice civile, dove si dice che nel corso di trattative e formazioni di contratto le parti devono comportarsi secondo buona fede. Se il datore di lavoro sa che il mezzo che installa è più potente del necessario, deve far conoscere ai sindacati tutte le sue potenzialità".
Tornando al decalogo, altra regola da segnalare è quella che impone di "stabilire con precisione entro quanto tempo le immagini devono essere cancellate, prevedendone la conservazione solo in relazione a illeciti che si siano verificati". Vanno inoltre individuate, con designazione scritta, le persone che possono utilizzare gli impianti, vietandone l’accesso ad altri soggetti (salvo che si tratti di indagini giudiziarie o di polizia). I dati "raccolti per fini di sicurezza o tutela del patrimonio, non possono essere utilizzati per finalità diverse, ad esempio pubblicità e analisi dei comportamenti di consumo". Garantiti anche i cittadini, che – per mezzo di cartelli o altre indicazioni – "devono essere informati chiaramente della presenza di telecamere e dei diritti che possono esercitare sui propri dati, tanto più se le apparecchiature non sono immediatamente visibili".
In guardia dovranno stare anche i vigili urbani troppo solerti, perché "le immagini registrate per la rilevazione degli accessi dei veicoli ai centri storici devono essere conservate per il solo periodo necessario alla contestazione delle infrazioni". Chi utilizza le telecamere, infine, per la sicurezza individuale (il controllo dell’accesso alla propria abitazione) "dovrà evitare forme di videosorveglianza su aree circostanti che potrebbero limitare la libertà altrui".