Primo sì alla manovra, Finanziaria verso la fiducia

24/10/2003


24 Ottobre 2003

IERI NOTTE IL VOTO IN COMMISSIONE. BERLUSCONI E BOSSI: IPOTESI INEVITABILE
Primo sì alla manovra, Finanziaria verso la fiducia
E scoppia la polemica per il permesso di edificare nelle aree incendiate
Raffaello Masci

ROMA
Con ogni probabilità si va al voto di fiducia sul maxiemendamento del governo di accompagnamento della Finanziaria. Non è solo il premier a sollecitarlo, ma anche il ministro Bossi che ne ha parlato come di una «ipotesi inevitabile». Il calendario dovrebbe quindi prevedere una presentazione del provvedimento in aula martedì pomeriggio, e il voto di fiducia mercoledì mattina. Nella tarda notte di ieri comunque la maggioranza è riuscita a dare il primo sì in commissione Bilancio al Senato al maxidecreto che accompagna la Finanziaria .
Da oggi a quella data, però, sarà febbrile l’attività nella maggioranza per cercare di ricucire le controversie ancora vigenti: sui termini del condono edilizio e sulla cassa depositi e prestiti, per esempio, ma anche su un altro provvedimento passato nella seduta notturna di due giorni fa e che ha scosso la coscienza civile e ambientale di molti: quello che consente di costruire sui terreni incendiati.
Parallelamente al decreto, va avanti anche la legge Finanziaria. Lunedì alle 15,30, sempre in commissione bilancio del Senato, si inizierà l’esame dei 2500 emendamenti, presentati quasi per la metà dalla maggioranza.

CASSA DEPOSITI E PRESTITI.
Sulla spinosa questione della Cdp, nella maggioranza si fronteggiano due scuole di pensiero. La prima – che fa capo al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e ha in Umberto Bossi un suo fervente sostenitore – vorrebbe che la nuova Cdp fosse un «intermediario finanziaria non bancario», mentre la seconda – sostenuta dal governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio nonché da An e Udc – preferirebbe una Cassa del tutto equiparata ad un istituto di credito. Ovviamente, nel primo caso il controllo da parte della Banca centrale sarebbe assai blando, mentre diventerebbe stringente nel secondo.
CONDONO EDILIZIO.
Qui le posizioni sono ancora controverse. Una parte della maggioranza prova una intrinseca vergogna di fronte ad un provvedimento di questa natura. E così – per esempio – un emendamento di An, approvato dalla commissione, stabilisce che il limite di 750 metri cubi fissato per la sanatoria si deve intendere riferito all’intero immobile abusivo e non alle singole unità abitative da cui lo stesso è composto. In termini fiscali, una lettura così «restrittiva», però, comporterebbe una riduzione del gettito atteso di circa un miliardo, da qui le pressioni del governo per ripristinare la stesura originale.
AREE INCENDIATE.
Sempre nella piovosa notte di due giorni fa, la Commissione ha modificato il condono edilizio in un altro articolo fondamentale (il numero 32), introducendo così un fattore a dir poco discutibile, e cioè l’abolizione del divieto di edificazione per 10 anni, sui terreni incendiati. Non si conoscono le motivazioni ufficiali di un simile emendamento. Secondo alcuni si tratterebbe di una norma contro la concorrenza sleale: se io ho, per esempio, il permesso di costruire un supermercato su un territorio, il mio concorrente incendiandolo mi impedirebbe di realizzare il mio progetto. Il testo dell’emendamento però non contiene traccia di questa «ragione nobile» e resta quello che appare. Da qui la dura protesta ambientalista.
PATRIMONIO PUBBLICO.
Altro punto controverso è quello della cessione del patrimonio pubblico immobiliare. La maggioranza ha ritirato l’emendamento sul «silenzio-assenso», che avrebbe comportato la cedibilità di un immobile se, dopo sessanta giorni dalla domanda, non ci fosse stata una opposizione della Soprintendenza. Su questo meccanismo si erano appuntate le critiche dei ministri Urbani e Matteoli. La materia sarà affrontata nuovamente in aula.
PROTESTA DELLE REGIONI.
Ieri il governo ha dovuto incassare anche la protesta dei governatori delle Regioni: «E’ allarme rosso soprattutto per quanto riguarda la sanità: se la finanziaria non sarà rivista la situazione sarà insostenibile – ha detto il presidente della Conferenza delle regioni, Enzo Ghigo -. Chiediamo un incontro urgente al ministro Tremonti per avere risposte. Se le cose non cambiano, rischiano di saltare i servizi essenziali per i cittadini».
AMIANTO.
Il decreto contiene anche norme sui lavoratori esposti all’amianto e ne riduce il moltiplicatore necessario a calcolare i requisiti di pensionamento. Una larga parte della maggioranza vorrebbe salvare almeno i requisiti di quanti hanno già maturato i diritti. L’esecutivo ha però replicato che una tale modifica costerebbe troppo alle casse dello Stato, anche se ha promesso che la norma sarà migliorata. Come, si vedrà.