Primo Marzo, lo sciopero che fa tremare i sindacati

22/01/2010

Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha appena scritto una lettera ai sindacati dei paesi europei ed africani. La stessa, in queste ore, sta circolando nelle e-mail delle principali camere del lavoro sparse sul territorio, come per tirare su il morale alla «truppa» in un momento piuttosto difficile. Sono due pagine di sincera preoccupazione, quasi una richiesta
di aiuto ai colleghi stranieri, «voglio informarvi della grave situazione che stanno vivendo in Italia i lavoratori immigrati a causa della politica del Governo Berlusconi…
». Epifani mette a fuoco la situazione disperante, usa toni molto duri, «questa politica cieca e crudele», chiama le cose con il loro nome e quindi i Cie sono «centri di internamento», e scrive che la Cgil si è «immediatamente schierata a tutela dei lavoratori immigrati impegnati a Rosarno».Dello sciopero del Primo Marzo – Una giornata senza di noi – nemmeno una parola.
A mettere il dito nella piaga, ieri, ci ha pensato il Giornale di Feltri con un titolo di apertura velenoso e cafone, «Sciopero vietato ai negri», e la tesi secondo cui i sindacati starebbero boicottando lo sciopero degli immigrati. Il pezzo, però, è stato «caricato» sul blog degli organizzatori del Primo Marzo 2010. «Tutto sommato, pur con un linguaggio bieco che non condividiamo, quell’articolo dice cose su cui il sindacato dovrebbe cominciare a riflettere». E questa è l’opinione di Stefania Ragusa, che ormai passa le giornate a raccogliere, e raccordare, adesioni allo sciopero dei migranti. Poi ci sono altre riflessioni, «dette tra noi», raccolte tra alcuni sindacalisti della Cgil, della serie, «eh insomma… hanno toccato un nervo scoperto…». E poi ancora c’è la linea ufficiale della segreteria, che non vuol sentir parlare di sciopero dei migranti. Per Morena Piccinini, segretaria confederale con delega all’immigrazione, «è un errore in sé». Anche se il problema sollevato esiste, eccome. «L’idea dello sciopero – ammette – può esercitare una grande attrazione perché punta a dimostrare che senza gli immigrati l’intera società italiana sarebbe più povera. Non penso che sia sbagliato perché c’è il rischio che non funzioni, penso che sia un errore perché oggi, in un contesto influenzato da spinte razziste, uno sciopero esclusivamente dei migranti indebolirebbe proprio loro». E allora perché non convocarne uno tutti insieme? «Ma per il 12 marzo – replica piccata – noi abbiamo convocato uno sciopero generale, e il tema dell’immigrazione sarà posto al centro di quella giornata. La battaglia per l’affermazione dei lavoratori migranti non può essere altra cosa da una battaglia comune a tutti per uscire da questa crisi, che vuol dire anche lavoro nero, sfruttamento…» Stesso ragionamento alla Cisl, che, tanto per intenderci, dopo i fatti di Rosarno si è recata in loco per un incontro pubblico con il ministro degli Interni Maroni e i sindacati di polizia. «Noi abbiamo molte perplessità su questo sciopero – dice una voce che rappresenta la linea della segreteria – perché riteniamo che sia un’iniziativa che divide gli immigrati dagli italiani. E poi è stata lanciata su face book con parole d’ordine discutibili e che possono prestarsi a strumentalizzazioni in un periodo come questo di campagna elettorale». Naturalmente, anche qui, nessuno è disposto a farsi impartire lezioncine strumentali da il Giornale: «I sindacati in questo paese hanno una storia antica e non sono nati sulla scia di episodi estemporanei… un movimento senza obiettivi precisi rischia di essere pericoloso, sia per l’opinione pubblica che per gli immigrati». Poi, en passant, la stessa voce evoca un’altra data, il primo maggio, «se non lo dedichiamo agli immigrati quest’anno…»
Da qui, fino al primo marzo, passi in avanti probabilmente se ne faranno pochini. Un vero peccato, considerando le ragioni espresse con forza dalla lettera di Gugliemo Epifani – che chiede ai sindacati stranieri di «affiancare» la Cgil sostenendo «la richiesta del rispetto dei diritti umani» – unite al disagio di chi percepisce chiaramente che dopo Rosarno l’azione del sindacato rischia di essere superata dagli eventi. La nota della Cgil di Pavia, per esempio, attacca la provocazione di Feltri, ma si chiude così: «Da tempo si discute della possibilità che gli immigrati incrocino le braccia il primo di marzo, tema che si sta affrontando con le associazioni, con le organizzazioni sindacali confederali, con le comunità immigrate per trovare la risposta più idonea, unitaria, e che tenga unite le fasce sociali del lavoro. Qualsiasi cosa si deciderà, sarà la vera novità di questo inizio anno». Franco Vanzati, segretario a Pavia, con sincerità ammette che «la Cgil su Rosarno avrebbe dovuto fare di più, questo rischia di essere un fatto di non ritorno, se il razzismo istituzionale si salda con fasce sempre più ampie della popolazione noi rischiamo di essere messi in un angolo, è un problema serio… davvero non so dire se lo sciopero sia giusto o meno. Però serve un salto di qualità da parte nostra,ma dobbiamo stare attenti a costruire ambiti che ci facciano restare tutti insieme». Anche perché dopo Rosarno, nelle fabbriche, nei cantieri, nei luoghi di lavoro, «le politiche di tutela della Cgil vengono giudicate insufficienti dagli immigrati».