Primo maggio, l’unione europea si fa a Gorizia

03/02/2004

 
   
3 Febbraio 2004
ECONOMIA


 
Primo maggio, l’unione europea si fa a Gorizia
La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil quest’anno si farà sul confine. In cantiere un accordo sui lavoratori
Libera circolazione I sindacati di Friuli Venezia Giulia e Slovenia chiedono al governo italiano di stipulare un accordo bilaterale sulla libera circolazione dei lavoratori


MATTEO MODER


Gorizia, cittadina di 37 mila abitanti, dove esiste ancora formalmente l’ultimo muro della Cortina di ferro – un muretto con una rete metallica che la divide dal 1947 da Nova Gorica, inglobando anche la piazza della vecchia ferrovia Transalpina di ascendenza asburgica – si prepara alle celebrazioni del primo maggio per l’ingresso ufficiale della Slovenia nella Ue. Il 30 aprile ci sarà l’incontro sul vecchio confine di Ciampi, Prodi e del presidente sloveno Drnovsek, mentre il giorno dopo l’evento sarà celebrato dalla tradizionale manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil per il primo maggio, spostata per l’occasione nella città isontina, simbolo di ciò che un tempo divise queste terre e queste popolazioni e che oggi le unisce. «A testimonianza – spiega Roberto Treu, membro dell’esecutivo del Ces, il sindacato europeo, e coordinatore della Cgil del Consiglio sindacale interregionale con la Slovenia, sindacato che ha «sponsorizzato» la manifestazione di Gorizia – della volontà delle città di Gorizia e di Nova Gorica di superare ogni barriera, alla fine di un lungo processo costruito in questi anni da entrambi, italiani e sloveni».

E in quest’occasione, che vedrà Gorizia e una cittadina della Germania ai confini con la Polonia, i due luoghi «simbolo» dell’allargamento della Ue ad est, il Consiglio interregionale sindacale del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia ha rinnovato al governo italiano la richiesta di stipulare al più presto con quello sloveno un accordo bilaterale per la libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori.

«L’entrata in vigore il primo maggio di un accordo bilaterale tra Slovenia e Italia per la libera circolazione del lavoratori – rileva Treu – sarebbe un segno ulteriore della volontà dei due paesi di integrazione e di costruzione un’Europa unita superando del tutto questo confine che – aggiunge – il primo maggio cadrà per le merci, per la finanza, per i servizi, per i capitali ma non ancora per i lavoratori».

Per i cittadini e i lavoratori di Italia e Slovenia non cambia nulla, perché Schengen non entrerà in vigore in Slovenia che nel 2007, dopo che la vicina repubblica avrà dimostrato di aver messo a punto i parametri richiesti dal trattato e che prevedono, tra l’altro, la garanzia dell’impermeabilità del confine e una serie di banche dati unificate con le polizie degli altri paesi dell’Unione.

Dai confini del Friuli Venezia Giulia passano ogni giorno 10-15 mila lavoratori transfrontalieri, sloveni e croati, che operano a Trieste e in regione quasi tutti al nero, in quanto considerati immigrati extracomunitari e perciò soggetti alla legge Bossi-Fini. «L’accordo bilaterale – dice Treu – dovrebbe così normalizzare la reciprocità di rapporti tra Italia e Slovenia per i lavoratori, costruire un mercato del lavoro largo e unitario e pertanto far crescere le possibilità di richiamo per le attività produttive ed economiche in queste terre che si sommerebbero alle integrazioni possibili, come quella del mercato del lavoro». Su questo accordo c’è già il consenso del governo sloveno e della giunta regionale del Friuli Venezia Giulia e quello, a parole, del governo italiano. Ora bisogna passare alla concretizzazione, come hanno fatto, ad esempio, Polonia e Germania, dove grazie all’accordo bilaterale, i lavoratori polacchi possono lavorare alla luce del sole in Germania. Ma dalla fine del 2003 si è anche assistito al fenomeno inverso: lavoratori tedeschi che vanno a operare in Polonia, pur in presenza di salari molto più bassi e spesso al nero, perché l’accordo ovviamente non è reciproco. «E questo fatto – sottolinea Treu – è dovuto alla forte crescita della disoccupazione in Germania».

Per il Csi, l’accordo bilaterale Italia-Slovenia per la libera circolazione, da subito, dei cittadini e dei lavoratori, consentirebbe di dare regole e certezze ai lavoratori e di far emergere il lavoro nero. I lavoratori transfrontalieri avrebbero accesso da subito al mercato del lavoro. Mentre ora i frontalieri sloveni che entrano in Italia sono considerati immigrati extracomunitari, con l’accordo diventerebbero da subito comunitari. Con il primo maggio, infatti, il cittadino lavoratore sloveno diventerà comunitario di nome ma non di fatto, non scattando automaticamente Schengen, sarà uno dei tanti immigrati soggetti alla nequizie della Bossi-Fini.