Primo Maggio, corteo come da copione: danni e imbrattamenti

03/05/2011

Milano – «IL LAVORO per unire il Paese». All`insegna di questo slogan in diecimila hanno partecipato al corteo del 1 Maggio. Partiti alle 9.30 da porta Venezia i manifestanti hanno raggiunto piazza della Scala, mentre in piazza Duomo, centinaia di fedeli seguivano la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, a un passo da Palazzo Marino si alternavano sul palco alcuni lavoratori, oltre ai segretari milanesi dei sindacati Cgil, Cisl e Uil. «C`è tempo anche lunedì per comprare jeans e magliette. Perché tenere aperti i negozi nel giorno della festa dei lavoratori?», dice Tatiana Cazzaniga, della Cgil funzione pubblica, puntando il dito contro la decisione di lasciare aperti gli esercizi pubblici il Primo maggio, voluta dall`assessore alle attività produttive Giovanni Terzi. A lei si unisce anche la voce di Maria Carla Rossi, della Filcams
Cgil: «Trovo assurdo che ovunque si rispettino i lavoratori tranne qui. È impensabile una simile decisione di lasciare aperte le saracinesche dei negozi. I lavoratori non hanno mai libertà di scelta». Molti sono accorsi in piazza della Scala per ricordare uno degli articoli fondamentali della Costituzione Italiana come Ilda Rauzi: sul petto ha una spilla con la bandiera italiana, in una mano un fiore di carta con i colori della pace, nell`altra un cartello con su scritto: «Art. l. l`Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Punto».
Fra i partecipanti alla manifestazione numerosi hanno espresso la loro preoccupazione nei riguardi delle generazioni future. «Oggi è un giorno di festa, in memoria della conquista delle otto ore lavorative – ricorda Benedetta Cosmi della FeLSA, Federazione Lavoratori Somministrati Autonomi ed Atipici – ma oggi, in assenza di lavoro, è diventata la festa delle sedici ore. Sono convinta che i giovani, qualora ci fossero le condizioni per trovare un`occupazione, sarebbero disposti a coprire anche quei vuoti lasciati dagli anziani che, in alcune ore, preferirebbero riposare».
IL CORTEO del MayDay è arrivato alla Triennale di Milano, in viale Alemagna, dove è terminato il percorso del Primo Maggio dei precari. I partecipanti, alcune migliaia, si sono riversati in massa sui prati e in mezzo alla strada per la «festa itinerante» co- minciata da piazza XXIV Maggio a base di musica ad alto volume. La manifestazione alla fine si è svolta in un clima festoso, con il solito corollario di scritte con vernice spray, manifesti e adesivi sulle vetrine dei negozi incontrati lungo il percorso. Alcuni negozi, come Zara e Oviesse in via Torino, che avevano scelto di rimanere aperti, hanno preferito abbassare le saracinesche prima dell`arrivo del corteo. L`assessore alle attività produttive, Giovanni Terzi, è comunque soddisfatto. «Una giornata positiva per chi ha deciso, in assoluta libertà, di tenere aperti i propri negozi; on era una gara a quanti più esercizi pubblici adottavano la deroga. Era anche questo un segno di attenzione ai tanti che hanno scelto di passare il 1 ° Maggio nella nostra città, anche in occasione di speciali eventi. Una giornata positiva anche per la manifestazione sindacale; ho potuto apprezzare una maturità e un rispetto da parte dei lavoratori in piazza che mi ha molto colpito e che mi è parso in controtendenza rispetto ad alcune dichiarazioni di leader sindacali locali». Un momento importante è stata anche una volta la commemorazione al monumento dei caduti del lavoro in Largo Marinai d`Italia. La giornata è stata rovinata da imbrattamenti a banche, palazzi oltre che danni ad uffici. «Queste azioni – dice Terzi – non si possono derubricare a ragazzate. Tutto questa crea un costo economico e sociale che non si può accettare». La manifestazione si è conclusa a suon di fischi da parte del pubblico per i segretari milanesi dei sindacati confederali Walter Galbusera della Uil e Danilo Galvani della Cisl. Il vicesindaco Riccardo De Corato da denunciato centinaia di imbrattamenti e volantini abusivi «che costeranno alla collettività 10 mila euro». Ai quali si aggiungerebbero « altri 40 mila euro di costi per deviazione o rallentamenti di 13 linee di superficie dei mezzi pubblici e l`impiego di 50 agenti della Polizia Locale. Ma su tutta la vicenda da Pisapia nemmeno una parola».