Primo maggio, commesse «precettate»

24/04/2013


VENEZIA – «Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire». Chi se lo ricorda, oggi, lo slogan gridato dal grande movimento di lotta che nella seconda metà del 1800 mobilitò milioni di lavoratori in America e in Europa per la conquista delle otto ore, e non solo? La liberalizzazione degli orari dei negozi, in Veneto deflagrata nel gennaio 2012 col primo ricorso al Tar dell`iper «Bennet» di Isola Rizza contro la legge regionale che contingentava le aperture straordinarie contravvenendo al nuovo decreto «Salva Italia», ormai ha spazzato via anche le origini della festa dei lavoratori. Era l`ultimo baluardo alle vetrine sempre accese, dopo il via libera ormai santificato a Pasquetta (con diverse catene all`opera anche a Pasqua) e il 25 aprile, trasformato in un giorno di shopping come gli altri. Anche il primo maggio viene sacrificato in nome della sopravvivenza alla crisi, con una serie inaspettata di serrande alzate, in tutta la regione. In prima linea «La Rinascente», «Coin», «Oviesse», il «Veneto outlet designer» di Noventa di Piave, «Le Corti venete» di Verona, il «Grand`Affi Shopping Center» e il «Comet» di Lugagnano di Sona, sempre nel Veronese, ovviamente i «Bennet», poi i «Famila», gli «Eurospin», il «Carrefour» e il «Valecenter» di Marcon, i «Migross», alcuni «Billa», gli «Obi» e i «Rossetto». Le commesse con il vecchio contratto avrebbero il diritto di osservare la Liberazione e il primo maggio (il nuovo accordo prevede invece la presenza an- che nei festivi), e allora le aziende le stanno «precettando». «A chi a voce, su precisa richiesta della direzione, annuncia di voler stare a casa nel rispetto del contratto, molte aziende hanno inviato un ordine di servizio che le richiama al lavoro rivela Adriano Filice, segretario veneto della Filcams Cgil -. E` una forzatura, contro la quale stiamo organizzando scioperi in tutta la regione, esattamente nei punti vendita dove questa pressione si verifica». La comunicazione interna ice più o meno così: «Per ragioni tecnico-organizzative lei è chiamata a presentarsi in negozio mercoledì i maggio 2013». «E` una vera e propria lettera di richiamo, che intimorisce molte dipendenti – aggiunge Filice – l`unica forma
di tutela è indire lo sciopero. Aderendo, nessuno rischia nulla, perciò invitiamo chi riceve l`ordine di servizio a rivolgersi al sindacato. Se ce ne sarà bisogno, siamo pronti perfino ad andare in causa. Non siamo contro le aziende, capiamo il momento di difficoltà e la concorrenza spietata, non vogliamo certo che chiudano, lasciando a casa centinaia di persone. Ma feste importanti come 25 aprile e primo maggio vanno onorate». Il «pressing» sulle commesse è così diffuso che Cisl e Uil stanno pensando di unirsi alla Cgil per proclamare lo sciopero unitario. «C`è la precisa volontà di molte ragazze di aderire, pur sapendo di perdere due giornate a compenso maggiorato – conferma Maurizia Rizzo, segretario regionale di Fisascat Cisl – è il solo modo di rispettare due date così importanti senza rischiare di perdere il posto. Esortiamo tutti ad astenersi dal lavoro». Ma come rispondono dall`altra parte della barricata? «Restiamo aperti perchè nei festivi registriamo un boom di presenze – dice Jacopo Zodo, direttore marketing del «Veneto Designer outlet» – solo a Pasquetta ne abbiamo contate 17 mila. Le aperture straordinarie hanno incrementato il fatturato, i visitatori del 35% e anche le assunzioni.
Siamo già a quota 75o dipendenti e nei prossimi mesi apriranno altri io negozi, portando il totale a 13o e facendo ulteriormente lievitare il personale. Ormai le aziende sono abituate a lavorare nei festivi».
«Per noi non è più una notizia – conferma Stefano Beraldo, amministratore delegato del gruppo Coin-Oviesse-Upim – le battaglie da fare sono altre. E poi le vendite sono ripartite da poco, dopo un lungo periodo buio per l`abbigliamento, perciò complice l`arrivo della bella stagione abbiamo deciso di lanciare le nuove collezioni lavorando il 25 aprile e il primo maggio». «La legge lo consente e in un momento così delicato, in cui l`instabilità del governo ha aumentato l`insicurezza della gente, non ci si deve stupire se chi ha subìto perdite per mancati incassi cerchi di risalire la china in tutti i modi», chiude Savino Russo, delegato di Federdistribuzione.