Primo maggio, ancora polemica su festa Brambilla: un successo i negozi aperti

03/05/2011

Celebrata la festa del lavoro, non si placa la polemica sull`apertura dei negozi consentita in alcune città, soprattutto al centro come Roma, o in tutto il territorio cittadino come Milano e Firenze (con annessi scioperi che hanno visto il sindacato compatto). Una giornata quella dell`altroieri caratterizzata, però, anche da molti episodi di contestazione, come a Milano, indirizzati soprattutto a esponenti di Cisl e Uil, o a Torino dove – dopo che nel corteo sono state bruciate bandiere degli stessi sindacati nella notte sedi del Pd sono state oggetto di atti vandalici firmati con la «A» di anarchia. Arrotolati striscioni e bandiere, ieri è intervenuto il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla che ha definito il 1° maggio con negozi e musei aperti «un successo». E «le città che hanno risposto a questa sollecitazione hanno avuto risultati molto positivi, che hanno finalmente posto le nostre realtà sullo stesso piano delle grandi capitali europee del turismo», ha aggiunto il ministro, che ha allo studio un disegno di legge in materia e che nei giorni scorsi aveva pubblicamente invitato i Comuni a vocazione turistica a prevedere la liberalizzazione degli orari degli esercizi
commerciali e l`apertura nei giorni festivi (compreso il primo maggio). Le critiche della Cgil e la proteste «sonol`ennesima dimostrazione di come certe ali del sindacato non riescano a liberarsi di un corporativismo che è ormai fuori del tempo», ha proseguito la Brambilla. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, all`indomani della manifestazione nazionale con la Cgil e la Uil a Marsala per la festa del lavoro, nel ricordo dell`unità d`Italia, è tornato a ribadire come l`unità sindacale «sia più facile se ciascuno la vuole». Certo, sottolinea il numero uno di via Po, «bisogna prendersi le proprie responsabilità». E soprattutto «bisogna prendere le distanze, nettamente, dalle violenze verbali e fisiche», dice, riferendosi alle contestazioni di domenica (una netta presa di distanza è arrivata dalla Cgil di Tori- no per la quale chi brucia bandiere «non ha niente a che vedere con la storia e il presente delle lotte operaie»). «I soliti due-tre», tiene comunque a precisare Bonanni, che torna poi a rivolgersi anche al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, definendo sbagliate le sue parole contro i sindacati che – ha detto provocatoriamente il "rottamatore" – ormai «rappresentano per il 54% i pensionati». Al primo cittadino Bonanni rivolge un «invito ad un dibattito pubblico, lo sfido a una discussione, a Firenze, sulle responsabilità che ha lui, con la sua pletorica amministrazione, e su quelle che abbiamo noi», dice il leader della Cisl. Invito subito raccolto: «Sono pronto
a qualsiasi discussione, purché si entri nel merito», fa sapere Renzi, sottolineando di non avercela con il sindacato. Anzi, «sto difendendo il diritto dei lavoratori ad avere un sindacato che funzioni». Per la Confesercenti fiorentina circa il 70% delle attività commerciali del centro storico – «con punte dell`80% lungo l`asse turistico Piazza PittiPiazza San Lorenzo» – ha esercitato la facoltà di apertura concessa dal sindaco. Sulla vicenda è intervenuto da Bologna anche l`ex premier Romano Prodi, secondo Il quale «è ridicolo che si discuta se si debba festeggiare o meno il 1° maggio». Piuttosto il problema sta nel fatto che «non c`è un arbitrato forte da parte del governo». In vista dello sciopero generale del 6 maggio indetto dalla sola Cgil, la piazza di Marsala domenica è stata occasione per un confronto diretto tra le tre principali sigle sui propri rapporti. Per il segretario generale di Corso d`Italia, Susanna Camusso, ammette, «i sindacati «divisi sono più deboli». Le «differenze ci sono e non si superano facendo finta che non ci siano, ma dandosi nuove regole che permettano ai lavoratori di decidere». Regole dellarappresentanza che siano «unitarie». Dallo stesso palco il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha detto «no allo scontro», né tra sindacati, né con le controparti: governo e imprese. «Quello che vogliamo fare non è l`unità dei sindacalisti, ma dei lavoratori», perché «la vera emergenza» è affrontare i «veri problemi» di chi lavora.