Primi passi verso lo statuto delle professioni

12/04/2010

Nell’agenda dei presidenti degli Ordini, la data è cerchiata in rosso: 15 aprile – giovedì prossimo – giorno dell’incontro con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Secondo le aspettative della vigilia, dovrebbe essere il momento di svolta per la riforma delle 25 professioni regolamentate: dai commercialisti agli avvocati, dai consulenti del lavoro agli ingegneri.
L’obiettivo del ministro è arrivare alle nuove regole entro il 2013, cioè entro la fine della legislatura. I nodi da sciogliere sono molti – su tutti, quello delle tariffe minime – ma i tecnici del ministero e i rappresentanti delle categorie si sono incontrati spesso negli ultimi mesi. Con un paziente lavoro di tessitura dal quale è uscita una road map in due tappe: prima lo statuto con i principi generali; poi il riordino per ogni categoria.
Tra gli addetti ai lavori non manca una certa diffidenza, giustificata – quanto meno – dal fatto che di riforma delle professioni si parla da anni, senza mai arrivare a risultati concreti. La sensazione diffusa, comunque, è che questa possa essere davvero la volta buona.
Il punto più delicato sarà la reintroduzione dei tariffari con gli onorari praticati dai professionisti. Secondo il ministro Alfano servono tariffe «semplici, eque, comprensibili ai cittadini, e chiare» (si veda il Sole 24 Ore del 7 aprile scorso). Si tratterebbe, quindi, di tornare in qualche modo ad avere dei prezzi minimi, al di sotto dei quali non si può scendere.
Una prospettiva che non piace al presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, secondo cui le tariffe sono «un labirinto dove solo i professionisti sanno orientarsi». Anzi, ancora venerdì scorso lo stesso Catricalà si è augurato che presto possa ripartire il processo delle liberalizzazioni, fermo da due anni, con un occhio di riguardo al settore delle libere professioni.
Le categorie, dal canto loro, lamentano una situazione difficile, ma non sembrano ancorate all’idea delle tariffe minime. Il presidente degli ingegneri, Giovanni Rolando, denuncia che molti professionisti lavorano sottocosto, rischiando il fallimento e non potendo curare adeguatamente le prestazioni. Ma Massimo Gallione, a capo degli architetti, chiede espressamente le tariffe minime solo per i lavori pubblici, così come Fausto Savoldi, presidente dei geometri.
Discorso a parte per gli avvocati, anche perché qui pesa come un macigno la riforma attualmente al vaglio dell’assemblea del Senato (atto S 601). Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, ricorda come l’appuntamento sia atteso da ormai oltre settant’anni e ritiene «che l’invito del ministro alla collaborazione non implichi l’abbandono del progetto di disciplina speciale». D’altra parte, sottolinea Alpa, «qualora vi fosse un contrasto tra norme generali e regole speciali, sarebbero queste ultime a prevalere». Il ripristino dei minimi tabellari trova comunque d’accordo il mondo forense sebbene venga sottolineata la necessità di procedere alla massima semplificazione.
Non ne fa invece una battaglia di religione il vertice dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Nonostante si trovi favorevole al ritorno delle tariffe, Claudio Siciliotti, presidente del Cndcec, sostiene convinto il principio in base al quale non debbano essere vincolanti. Tanto nei massimi, quanto nei minimi.
Un atteggiamento liberista, quello del vertice dei commercialisti, che si riscontra anche nei confronti di altri temi sul tappeto. Ad esempio il secco «no» al numero chiuso per l’accesso. L’articolo 33 della Costituzione, che subordina l’abilitazione all’esercizio professionale al superamento di un esame di Stato, ritiene Siciliotti, è l’unico punto di riferimento. L’esame di abilitazione, in sostanza, non è una barriera, ma un necessario strumento di selezione.
Argomento che trova le categorie spesso sulla stessa lunghezza d’onda è la possibilità di farsi le ossa nella professione ancor prima della fine del percorso di studi. Parte del tirocinio o del praticantato, afferma Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, deve essere svolta prima della laurea. Posizione molto simile a quella espressa da Rolando che, per quanto riguarda gli ingegneri, vede di buon grado l’introduzione dell’apprendistato durante gli studi. Per i consulenti del lavoro, inoltre, l’aggiornamento delle tariffe è una necessità assoluta, considerato che quelle in vigore risalgono a oltre 18 anni fa.