Primi passi per gli asili nido in azienda e nel condominio

10/02/2004



        Lunedí 09 Febbraio 2004
        Welfare


        Primi passi per gli asili nido in azienda e nel condominio

        Presentati 231 progetti per istituirli nei luoghi di lavoro – Intanto in Parlamento prosegue l’esame della riforma dei servizi per l’infanzia

        SIMONA GATTI

        PATRIZIA MACIOCCHI


        L’asilo dentro casa o in azienda. È la promessa del disegno di legge – già approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato – che punta a istituzionalizzare la presenza di servizi alternativi al "nido" tradizionale, per ora attivati in via sperimentale (al momento i progetti presentati sono 231). La proposta governativa – osteggiata dall’opposizione – vuole colmare il vuoto di strutture per la prima infanzia: quelle pubbliche sono 2.404 (ma l’ultimo rilevamento risale a fine Duemila, mentre per le strutture private non esistno monitoraggi sistematici), per quasi 105mila posti disponibili. Insufficienti, a detta di tutti. L’iter parlamentare del disegno di legge potrà ricevere impulso dal fatto che le politiche del Welfare sono tornate sotto i riflettori dopo l’appello che il Pontefice ha rivolto due domeniche fa a difesa della famiglia e delle nascite. La fotografia. Per chi ha bambini piccoli è difficile trovare strutture pronte ad accoglierli. Gli asili nido sono, infatti, pochi e costosi: in quelli pubblici trova posto solo il 6,5% dei minori nella fascia d’eta compresa tra tre mesi e tre anni. Una media non omogenea, che evidenzia, secondo la fotografia scattata dall’Istituto degli innocenti di Firenze, le lacune più vistose nel Sud e nelle Isole. La presenza di servizi in rapporto alla popolazione è, invece, decisamente più alta in Lombardia ed Emilia Romagna.
        L’asilo diversificato. La normativa quadro sugli asili nido (la legge 1044) è del 1971, un periodo che coincide con l’ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro. L’idea di colmare con servizi alternativi (nidi familiari, spazio-giochi, e così via) le lacune create dalla mancanza di servizi pubblici per la prima infanzia è invece del 1997 (la legge 285) e porta la firma dell’allora ministro della Solidarietà sociale, Livia Turco. A istituire un fondo per gli asili ha pensato poi la Finanziaria 2002, che ha previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro, diventati 100 nel 2003 e 150 nel 2004. Con la manovra di bilancio per il 2003 è stato, infine, istituito un fondo di rotazione di 10 milioni di euro a favore degli imprenditori che realizzano i micro-nidi all’interno dei posti di lavoro. Un’iniziativa che sembra aver funzionato: sono infatti 231 i progetti di aziende, in molti caso associate, presentati al ministero del Welfare e a quello delle Pari opportunità. «E’ stato un grande successo politico – afferma Grazia Sestini, sottosegretaria al Welfare -. Anche se non sarà possibile finanziare tutte le richieste, possiamo comunque dire di aver trovato uno strumento giusto».
        La riforma. Maggiore collaborazione tra la famiglia e gli asili nido: è questa la filosofia alla base della proposta di riforma. Chi gestisce i servizi per la prima infanzia deve permettere ai genitori, in nome della massima trasparenza, di partecipare alle scelte educative e poterne verificare la loro attuazione. Gli altri punti cardine del progetto riguardano la possibilità per le regioni e i comuni, in forma associata o singola, di favorire la realizzazione di servizi innovativi quali: micro-nidi all’interno dei luoghi di lavoro, asili nido negli uffici, nidi familiari o di caseggiato organizzati dalla famiglia.
        Le famiglie. L’Associazione italiana genitori (Age) riconosce alla riforma elementi positivi. «Per esempio, il fatto di ammettere finalmente – sottolinea il presidente dell’Associazione, Maurizio Salvi – il carattere di servizio essenziale e non più facoltativo degli asili nido. Resta, però, irrisolto il nodo dei costi, che rimangono elevati anche se tarati sul reddito, e del numero insufficiente di strutture pubbliche». È proprio su questo aspetto e sull’eccesso di delega all’iniziativa privata che punta il dito il Coordinamento dei genitori democratici. «La tendenza a incentivare la nascita di strutture alternative al pubblico – afferma Paola Tramezzani, responsabile del coordinamento genitori Lombardia – può avere come conseguenza una maggiore difficoltà nel controllo degli standard, dalla qualificazione del personale al rispetto delle norme sulla sicurezza e l’igiene».