Prime tutele per i collaboratori

22/05/2003


Giovedí 22 Maggio 2003
Mercato del lavoro
Prime tutele per i collaboratori

Mercato del lavoro – Allo studio del Welfare l’estensione dell’indennità di disoccupazione


MILANO – Di tutele per i collaboratori coordinati e continuativi si parla da anni senza che il dibattito si sia mai tradotto in una legge. Almeno finora. Il Governo sta, infatti, studiando l’estensione degli ammortizzatori sociali a una parte dei co.co.co. Allargare cioè uno strumento di sostegno al reddito, tipico dell’occupazione dipendente qual è l’indennità di disoccupazione, anche ai lavoratori parasubordinati. Non a tutti però. L’ipotesi è quella di individuare una fetta specifica della vasta platea dei collaboratori, ed esattamente «quelli che lavorano per un solo committente e che a questo sono legati da un marcato vincolo di dipendenza socio-economica».
La legge Biagi. Una distinzione quest’ultima comprensibile solo alla luce della legge di riforma del mercato del lavoro che ha predisposto il riordino delle collaborazioni, introducendo il lavoro a progetto e differenziandolo dai «rapporti di lavoro meramente occasionali». L’obiettivo è quello di arrivare a un’archiviazione delle collaborazioni coordinate e continuative, così come sono attualmente, per evitare che vengano ancora utilizzate in funzione «elusiva e frodatoria», nascondendo cioè rapporti di subordinazione. E così, dopo aver sostituito i co.co.co con i lavoratori a progetto, il passo successivo per l’Esecutivo sarà quello di sostenere coloro, tra questi, che possono trovarsi in difficoltà nel periodo che intercorre tra una commessa e l’altra. La riforma degli ammortizzatori. Questo obiettivo si incastra nella più generale e complessa riforma degli ammortizzatori che il Governo sta portando avanti con il disegno di legge 848 bis. Anche per i lavoratori a progetto, infatti, i requisiti di accesso all’indennità di disoccupazione saranno ben definiti, per evitare distorsioni, e simili a quelli che la riforma prevede per i lavoratori dipendenti. Vale a dire almeno due anni di assicurazione contro la disoccupazione e 52 settimane di lavoro nel biennio che precede la fine del rapporto di lavoro. Il testo prevede, inoltre, il raddoppio dell’indennità di disoccupazione che sarà corrisposta per 12 mesi (invece degli attuali sei), e che sarà pari al 60% dello stipendio per i primi sei mesi (attualmente è il 40%), per poi calare al 40 e al 30% negli ultimi due trimestri. La durata massima complessiva dei trattamenti di disoccupazione non potrà comunque superare, nell’arco di cinque anni, i 24 mesi che diventano 30 al Sud.
Tempi e modalità. Nonostante l’estensione dell’indennità ai collaboratori si leghi a doppio filo alla riforma degli ammortizzatori, appare improbabile che il via libera ai sussidi per i parasubordinati venga inserito nel disegno di legge in fase di approvazione. La necessità di individuare adeguate risorse finanziarie potrebbe, infatti, far slittare l’intervento a una fase successiva.
Tempi e modi risulterebbero pertanto ancora da decidere. Di certo c’è l’intenzione di non allargare ulteriolmente la platea dei nuovi beneficiari. È escluso che l’indennità di disoccupazione possa essere estesa, indiscriminatamente, a tutti i lavoratori a progetto. Per ragioni economiche, ma non solo. Quello dell’occupazione indipendente viene percepito come un terreno minato. Da una parte c’è la necessità di fornire a questa particolare categoria di lavoratori una sorta di paracadute anti crisi, dall’altro si vuole evitare il rischio di innescare pericolose dinamiche assistenzialiste. Ecco perché l’approccio sarà improntato alla massima cautela.
I decreti attuativi. Cautela dettata dal fatto che, comunque, prima di ogni nuovo provvedimento si dovrà aspettare che decolli la legge di riforma del mercato del lavoro. A questo proposito il Governo starebbe studiando la possibilità di accorpare tutti i decreti attuativi (riforma del collocamento, contratti atipici, contratti di formazione, certificazione e collaborazioni) in un unico testo. Provvedimento che il ministero del Welfare punta a portare all’esame del Consiglio dei ministri per giugno, così da arrivare all’approvazione definitiva a settembre dopo il parere delle parti sociali, della conferenza Stato-Regioni e delle commissioni parlamentari.

SERENA UCCELLO