Prime risposte dalla legge Biagi

10/02/2003



Sabato 08 Febbraio 2003

ITALIA-LAVORO
Prime risposte dalla legge Biagi

Sarà colmato un vuoto legislativo – Modelli divergenti tra Cdl e Ulivo


MILANO – Se ne parla da oltre cinque anni, esattamente dall’approvazione della legge Treu (196 del 1997) e dopo la creazione del Fondo separato dell’Inps, ma una legge sulle collaborazioni coordinate e continuative e in generale sulle forme di lavoro parasubordinato il Parlamento non l’ha mai approvata. Più volte e dai più parti politiche sono stati presentati disegni e proposte di legge che però non si sono mai concretizzate in norme. «In questa legislatura ad esempio – spiegano alla Cgil – proposte sui co.co.co sono state presentate dai Ds, dai Verdi, dal Nuovo Psi e da Forza Italia. Queste ora vengono nei fatti superati dall’approvazione della legge delega di riforma del mercato del lavoro». Due le impostazioni di fondo che, al di là delle differenze specifiche, sottintendono a questi testi. Le proposte riconducibili al centro sinistra tendono a equiparare le tutele uniformandole, se pur con gradualità, alle tutele dei lavoratori subordinati: dalla malattia alla maternità. Sull’altro fronte, invece, le proposte del centro destra tendono a far rientrare i collaboratori nel perimetro dei lavoratori autonomi. Pur cioè garantendo una gamma di garanzie vengono lasciati ampi margini di flessibilità. Su questa linea va ad esempio l’ultima proposta, in ordine di tempo, del centro destra, quella del Nuovo Psi. «Il testo – spiega l’onorevole Chiara Moroni, prima firmataria – prevede tutta una serie di tutele, a cominciare dalla protezione per i periodi di inattività. Si cerca però di evitare un’impostazione eccessivamente rigida che ingabbierebbe questa forma di lavoro dentro gli schemi del’occupazione subordinata, con il rischio di scoraggiarne l’utilizzo e di creare effetti controproducenti. Una protezione è necessaria ma con regole fluide». Ma alle collaborazione, o meglio alla più generale categoria dei lavoratori atipici, fa anche riferimento il disegno di legge 1872 presentato dall’Ulivo, ovvero "La Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori" «che punta – spiega il senatore Tiziano Treu – ad estendere ai parasubordinati i diritti fondamentali dei lavoratori, come il sostegno economico nei periodi di sospensione dell’attività o in caso malattia o di maternità, ma anche il diritto alla formazione continua retribuita». La legge Biagi, che alle collaborazioni dedica l’articolo quattro, sgombera ora il campo. Anche se alcuni di questi contenuti potrebbero diventare spunti di riflessione in previsione della stesura dei decreti attuativi. La legge, infatti, fissa una serie di indicazioni che puntano a rendere il rapporto di collaborazione meno incerto sul piano applicativo come l’obbligatorietà dei «contratti», dai quali devono risultare la durata del rapporto ma soprattutto la sua riconducibilità a uno o più progetti. I compensi poi devono essere «proporzionati alla qualità e alla quantità del lavoro». I criteri sono ancora generali ma l’obiettivo – dice il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi – è «far sparire il profilo dei collaboratori così come li abbiamo conosciuti ora, eliminare cioè l’utilizzo improprio di questa forma di flessibilità».
SERENA UCCELLO