Prima tagliare la spesa, poi le tasse»

20/05/2010

«Dimezzare l’economia sommersa fino al 10% del Pil significa recuperare 45 miliardi di entrate»
Siciliotti (commercialisti): bene il nuovo redditometro, lotta ai paradisi fiscali

ROMA — Primo, riportare sotto controllo la spesa pubblica; secondo, ridurre la pressione fiscale, a cominciare dall’Irap. E intanto intervenire qualitativamente, arginando l’evasione con strumenti come il redditometro e riducendo gli squilibri tra redditi da patrimonio e redditi da lavoro, a favore di questi ultimi.
È ilmessaggio che arriva dalla terza Conferenza annuale dei dottori commercialisti e esperti contabili, tenutasi ieri a Roma. Il presidente del Consiglio nazionale delle due categorie, Claudio Siciliotti, ha portato il contributo dei « principali esperti italiani » in tema di fiscalità sviscerando gli esiti di uno studio sul bilancio dello Stato, anche in assenza del principale interlocutore: il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Si comincia sfatando un mito: il 21% dei quasi 1.700 miliardi di euro di debito pubblico al 2008 è retaggio della «seconda Repubblica». Dal ’93 al 2008 la spesa per la sanità è cresciuta in termini reali del 51,75%, quella per le prestazioni sociali del 48,47%. Su questi capitoli è atteso il maggior intervento, precisando che il federalismo fiscale resta «ancora troppo indefinito» per garantire già oggi risultati.
D’altra parte però, avverte Siciliotti, è necessaria «un’efficace lotta all’evasione fiscale»: dimezzando l’economia sommersa, fino alla soglia del 10% del Pil, sono recuperabili 45 miliardi di maggiori entrate. «Quanto ai controlli – ha detto il presidente -, siamo da sempre convinti sostenitori del redditometro», contro l’uso degli studi di settore. L’altra battaglia è quella ai «paradisi fiscali»: resta «l’amaro in bocca», vedendo che i 5 miliardi di euro raccolti dallo «scudo fiscale» finiranno all’unico Paese dove si evade di più che in Italia: la Grecia. Quanto ai condoni, se ne vorrebbe ridurre il ricorso rendendoli approvabili in Parlamento solo a maggioranza qualificata.
La risposta del governo viene dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che ha riepilogato le linee dell’imminente manovra: riorganizzare i centri di spesa, attuare con il federalismo fiscale una maggior responsabilità delle Regioni, puntare sulla sussidiarietà.
Molto atteso l’intervento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, per il quale «in un momento difficile come questo, o lo Stato riesce a incidere profondamente sull’evasione fiscale o si mantiene elevato il rischio di difficoltà per il Paese». Befera ha riconosciuto l’importanza dell’apporto della categoria sul fronte dei controlli ai fini della prevenzione dell’evasione. In particolare Befera si è soffermato sui «risultati inattesi» ottenuti nel contrasto all’utilizzo improprio e indebito delle compensazioni. E proprio sul contributo dei commercialisti alla «costruzione di un edificio civile cui tutta la società deve essere grata» è intervenuto il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, auspicando un ritorno «all’etica del buon esempio» e a uno «spirito di conciliazione» attualmente assente nel dibattito politico.