Prima svolta sul telelavoro

10/06/2004

    10 Giugno 2004


    FATTA L’INTESA FRA CONFINDUSTRIA E CONFEDERAZIONI, TUTTI SODDISFATTI

    Prima svolta sul telelavoro
    Arrivano le regole per chi svolge attività da casa
    Roberto Giovannini

    ROMA
    In sé, l’accordo siglato dalle confederazioni sindacali e le associazioni degli imprenditori sul telelavoro non è certamente un atto epocale. Tuttavia, la firma dell’intesa è stata accolta ieri da commenti a dir poco entusiastici: «svolta», «buon viatico», «pietra miliare». E la ragione è semplice: si tratta del primo atto concreto di quella nuova stagione di concertazione tra imprenditori e sindacati che Cgil-Cisl-Uil e la nuova Confindustria di Luca di Montezemolo hanno invocato. Un primo passettino, simbolico nei contenuti ma significativo per quel che potrebbe significare nei prossimi mesi, sotto forma di relazioni industriali meno conflittuali e l’avvio di un confronto sulle difficoltà dell’economia italiana e sul modo di rimediarvi. E il coro di consensi delle parti sociali stride con lo scetticismo dell’Esecutivo verso il ritorno allo strumento voluto da Ciampi nel 1993. Non casualmente, forse, proprio ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni ha ribadito che «la concertazione ha prodotto solo carta».
    E la «carta» che riguarda il telelavoro, in particolare, altro non fa che recepire nella contrattazione l’accordo-quadro europeo che stabilisce le regole per consentire ai dipendenti di un’azienda di lavorare da casa, o comunque in un posto separato dalla sede aziendale. Il protocollo lascia ampio spazio ai contratti per i «dettagli», ma comunque riconosce per chi svolge il telelavoro la volontarietà della scelta, e gli stessi diritti e le stesse tutele di chi fa il lavoro «tradizionale». L’intesa è stata firmata da Confindustria (con il vicepresidente con delega alle relazioni industriali Alberto Bombassei), da Cgil-Cisl-Uil, Confartigianato, Confesercenti, Cna, Confapi, Confeservizi, Abi, Agci, Ania, Apla, Casartigiani, Cia, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative, Confcommercio, Confinterim, Legacoop, Unci. Non ha firmato (perché non invitata al tavolo) la Cisal. Come ha spiegato lo stesso Bombassei, questo accordo «è un buon viatico per cominciare ad affrontare tutti insieme argomenti più tosti». «Si inaugura – ha detto Bombassei – un nuovo metodo che è in linea con le nuove aperture e il nuovo spirito di collaborazione che si sta instaurando tra le parti sociali». Per Nicoletta Rocchi, segretario confederale Cgil, «questa intesa rappresenta una pietra miliare per il futuro dei rapporti tra le parti sociali». Un parere condiviso dal collega cislino Giorgio Santini, secondo il quale oggi si apre «una fase nuova: si coglie una possibilità positiva della flessibilità, coniugandole con le tutele.». «È un salto di qualità» nel sistema delle relazioni industriali nel nostro paese – ha affermato il segretario confederale della Uil Paolo Pirani – ora prevalga il principio che in materia di lavoro deve far premio l’accordo tra le parti sociali».
    Soddisfazione anche da parte delle altre associazioni imprenditoriali firmatarie del protocollo. «Un accordo importante – ha detto il presidente di Confesercenti, Marco Venturi – sia perché è innovativo e favorisce soprattutto l’occupazione femminile, sia perché si apre un percorso che esalta al massimo il ruolo delle parti sociali». Confcommercio sottolinea che l’intesa «ricalca sostanzialmente quanto già concordato nel terziario nel ’97», e dunque c’è soddisfazione «per il fatto che oggi tutte le rappresentanze del mondo imprenditoriale e sindacale condividano quella impostazione e sottoscrivano un’intesa di livello interconfederale. Il vicepresidente della Cna Cristina Bandinelli parla di «accordo innovativo», e la Confartigianato di intesa che «rilancia e rinnova la concertazione».
    Ma come detto, il ministro Maroni non cambia idea. La concertazione del ’93 ha prodotto «soltanto grandi documenti, solo carta; noi in tre anni di dialogo sociale non concertativo abbiamo approvato importanti riforme». Per Maroni, non è quindi utile e non c’è motivo «di tornare a un metodo che non ha funzionato». Gli replica il diessino Cesare Damiano: «l’intesa di ieri è una sconfitta del governo, e la dimostrazione che dalle parole spese sull’utilità della concertazione si sta passando ai fatti e all’apertura positiva delle relazioni».