Prima intesa nella maggioranza sulla Finanziaria

19/09/2003




19 Settembre 2003

IL TESORO RIVEDE TUTTE LE STIME SU CRESCITA E DISAVANZO: RISCHIAMO DI FARE LA FINE DELLA FRANCIA
Prima intesa nella maggioranza sulla Finanziaria
L’approvazione il 26 settembre. Tremonti: la situazione dei conti è grave
Raffaello Masci
OMA
Prosegue il cammino per trovare all’interno della maggioranza una stesura definitiva della nuova finanziaria. Ma ieri, durante il vertice apposito che si è tenuto a palazzo Chigi – presente anche Berlusconi – il ministro Tremonti ha lanciato un allarme choc sulla tenuta dei conti pubblici: il rapporto deficit-Pil rischia di avvicinarsi pericolosamente al limite del 3% (ora sarebbe al 2,6%). Da qui le lunghe discussioni che si sono protratte per oltre tre ore e che avrebbero raffreddato gli entusiasmi di chi sollecitava alcune spese.
Nell’incontro si è parlato anche di pensioni, materia che sarà trattata parallelamente ma separatamente dalla finanziaria e che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe approdare ad una conclusione entro l’anno, attraverso una serie di emendamenti alla legge delega del ministro Maroni. «L’accordo sulla previdenza nella maggioranza è fatto – ha annunciato il ministro leghista – gli interventi strutturali partiranno solo dal 2008 e saranno graduali. Martedì prossimo, un testo definitivo – sia della finanziaria che della riforma previdenziale – dovrà essere presentato alle parti sociali. Venerdì 26, infine, la Finanziaria dovrebbe essere definitivamente votata dal Consiglio dei ministri. Questo lo scadenzario. Ma se il vertice di ieri ha confermato la struttura ormai nota del provvedimento (16 miliardi, per due terzi una tantum e per un terzo da misure strutturali), la questione che rischia di far esplodere ulteriori tensioni è quella del deficit.
Si era parlato di un buco di 9,6 miliardi. Ieri sera, in una conferenza stampa, il ministro Gianni Alemanno e il viceministro Mario Baldassarri, avevano pressoché ironizzato sull’enfasi che a questo dato era stata riservata: «Quello che molti hanno presentato come “buco” non è una notizia nuova – ha spiegato Alemanno – infatti era già preventivato che, a fronte dei condoni ci fossero dei minori introiti di cassa» e Baldassarri ha confermato che «già nel Dpef era previsto questo andamento di cassa».
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, invece, ha scherzato molto meno: «La situazione del bilancio pubblico è ben più grave del previsto – avrebbe detto secondo fonti vicine alla maggioranza – e l’Italia rischia di far la fine della Francia» (che ha sforato il rapporto del 3% tra deficit e pil – ndr).
Per argomentare i suoi timori – sempre secondo la stessa fonte – il ministro dell’Economia avrebbe sciorinato le cifre, in tutta la loro durezza: il rapporto deficit/pil (rispetto all’1,8% preventivato per il 2004 nel Dpef), sarebbe da considerare al 2,6%, «troppo pericolosamente vicino» al tetto previsto dal trattato di Maastricht. Da qui l’esigenza, sottolineata da Tremonti, di limitare al massimo le richieste da parte delle forze politiche della coalizione, per mantenere il rapporto con oltre il 2,1%.
Il messaggio indiretto era per An e Udc, che giusto ieri hanno presentato le loro istanze. Alemanno e Baldassarri, nella medesima conferenza stampa convocata a sera inoltrata, hanno illustrato i punti fermi su cui il loro partito non intende demordere. L’obiettivo principale è l’innalzamento della spesa per sviluppo e politiche sociali a 5-6 miliardi.
Anche l’Udc ha preso una iniziativa e ha convocato, dopo il vertice a palazzo Chigi, la Confindustria e poi leader di Cgil, Cisl e Uil per metterli a parte delle loro priorità: «Sui temi dell’innovazione, della famiglia, dell’inflazione, del mezzogiorno e dello sviluppo abbiamo incontrato molte disponibilità, idee e collaborazione per il presente e il futuro del paese», ha detto il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volonté, al termine dell’incontro. E i sindacati sembrano aver apprezzato, anche se attendono di «vedere le carte», cosa che accadrà, si diceva, martedì prossimo. Il vicepresidente della Confindustria Guidalberto Guidi, invece, ha chiesto «più coraggio politico» per affrontare il nodo delle pensioni. A suo parere, infatti, «la riforma è ineludibile».
Comunque è la questione del «buco» di bilancio – vero o no – ad aver eccitato gli animi. «Mi sembra di assistere ad un
deja vu – ha commentato il presidente della commissione Finanze della Camera Giorgio La Malfa, che fa parte della maggioranza – qualche giorno prima di fare la Finanziaria si dice che il buco è molto grande, quasi incolmabile, e poi dopo lo si colma. In questo molto si giustificano quei condoni o quegli interventi che secondo me non si dovrebbero fare».
«Il Paese sta sperimentando gli effetti della cura economica del governo Berlusconi – ha affermato il responsabile economico della Margherita Enrico Letta -. Il maxi buco nelle entrate fiscali, che fa il paio con quello dell’anno scorso, è l’altra faccia della politica condonistica a 360 gradi che il governo ha seguito sin dall’ inizio. E le manovre destinate a produrre piccoli vantaggi immediati in termini di cassa, il Paese le pagherà sul medio termine a carissimo prezzo».