Prezzi, supermarket all´attacco «Dalle industrie rincari immotivati»

03/02/2003

 
SABATO, 01 FEBBRAIO 2003
 
Pagina 29 – Economia
 
La grande distribuzione ha deciso di non scaricare sui consumatori gli aumenti dei listini ingiustificati
 
Prezzi, supermarket all´attacco "Dalle industrie rincari immotivati"
 
Nel mirino 321 prodotti.No di Pezzotta al paniere Istat
 
 
 
Eurispes: per i prodotti alimentari gli aumenti sono stati di almeno il 29 per cento
Berlusconi: nessun cambio di guardia alla guida dell´Istituto di statistica
 
LUCIO CILLIS

        ROMA – Una pagina di pubblicità sui principali giornali italiani. Una scelta clamorosa, quella della Faid-Federdistribuzione per spiegare che «impermercati, supermercati, e superettes», pari al 73,3% del settore alimentare italiano, hanno registrato un aumento dei prezzi sui prodotti confezionati di largo consumo solo «del 2,46%». E non «del 29%, come sbandierato da alcune organizzazioni», in pratica l´Eurispes. L´istituto guidato da Gian Maria Fara, infatti, ieri aveva ribadito che «in termini di spesa erogata per la stessa quantità di cibo l´incremento dei prezzi è del 13% mentre l´incremento del costo dell´alimentazione è stato del 29%».
        Tanto è bastato per riaccendere le polemiche sui prezzi che si trascinano ormai dall´entrata in vigore dell´euro. All´affondo dell´Eurispes replicano buona parte dei protagonisti della grande distribuzione. Esselunga, ad esempio, lancia l´allarme per gli aumenti di listino ingiustificati richiesti da alcune multinazionali. Soltanto nel corso del 2002 sarebbero 321 i rincari respinti sui prodotti confezionati, ad esclusione del fresco: 321 richieste che, una volta riversate sulle tasche dei consumatori avrebbero potuto determinare rialzi medi del 2,5%. Esselunga ha invece preferito ammortizzare questo aumento nel 2002, trasferendo sul prezzo finale lo 0,86% e respingendo altre 26, pesanti richieste avanzate da «grandi industrie internazionali» nel corso del 2003.
        Ad esempio, gli aumenti più forti, compresi tra il 3 e il 10%, vengono proprio da giganti della produzione di cosmetici, surgelati e birra, a dimostrazione di un "surriscaldamento" dei prezzi spesso imposto dai grandi produttori internazionali.
        Sulla stessa lunghezza d´onda la reazione di Carrefour, che ha contenuto i rialzi del 2002 all´1%, e di Auchan gruppo Rinascente: il direttore acquisti e mercati, Lorenzo Bertini, spiega come «giungano delle richieste di incrementi del 5 o anche 10 per cento per i cosmetici. Addirittura del 14 per cento da parte di un´industria produttrice di pasta. Noi – aggiunge Bertini – respingiamo questi tentativi visto che nel corso del 2002 Sma e Auchan hanno ridotto in media del 2,3% il costo dei prodotti. Le industrie che non si adegueranno e non seguiranno con noi la strada della moderazione, saranno escluse dai nostri scaffali…».
        Secondo il direttore generale della Faid-Federdistribuzione, Riccardo Garosci, «quelle dell´Eurispes sono accuse assurde, visto che i nostri dati sono certificati: gli aumenti di prezzo nel settore sono stati del 2,46% nel 2002. Semmai, vista la concorrenza abbiamo assistito nel corso dello scorso anno a dei ribassi, non certo a delle guerre al rialzo. Inoltre – prosegue – il settore non ha soltanto mantenuto l´accordo con ministero e consumatori di non modificare durante l´introduzione dell´euro, ma sta proseguendo su questa strada virtuosa…».
        La querelle sui prezzi ha poi coinvolto Savino Pezzotta, leader della Cisl, il quale ha criticato «le recenti modifiche del paniere Istat» definendole «non convincenti». E a proposito di Istat, ieri sera il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha messo la parola fine su tutte le voci che davano per certa la sostituzione dei suoi vertici e del presidente Biggeri: il premier ha così confermato che «l´istituto continuerà con l´attuale dirigenza».