Prezzi, si scopre il grande bluff

22/09/2004


            mercoledì 22 settembre 2004

            Prezzi, si scopre il grande bluff
            L’Eurispes fa i conti: dall’accordo con la grande distribuzione pochi centesimi di risparmio

            Laura Matteucci

            MILANO Ancora rincari per la benzina. Sul fronte già rovente dei carburanti, sono appena scattati nuovi aumenti: ai distributori Agip si pagherà 1,168 euro per un litro di verde (+0,001), da Ip 1,169 euro.

            L’allarme prezzi non rientra. Anzi. L’accordo governo-grande distribuzione per il blocco dei listini fino al 31 dicembre continua a non convincere, anche se adesso il ministro Marzano (Attività produttive) tenta una correzione di rotta, e parla – molto genericamente – di una proroga .


            L’istituto di ricerche Eurispes, a conti fatti, ne denuncia intanto la totale inutilità: il risparmio per i consumatori sarà di 10 centesimi ogni 1.000 euro di spesa, sostiene.
            Altro fronte polemico, quello del costo dei conti bancari, che secondo le associazioni di consumatori sono aumentati del 30% in quattro anni, arrivando a 520 euro l’anno, mentre l’Abi replica: il costo medio dei conti correnti è molto inferiore, di 118,5 euro l’anno (con l’imposta di bollo il costo totale arriva a 144 euro). Nessun entusiasmo da parte delle banche per l’invito del ministro Siniscalco a congelare i prezzi per tre mesi. Gli istituti valuteranno – recita una nota dell’Abi – ma l’intervento «deve essere valutato nell’ambito delle strategie commerciali delle imprese bancarie con cui, ovviamente, Abi non può interferire»

            .
            Ineffabile, come sempre, il premier Berlusconi: gli italiani fanno le acrobazie per far quadrare il bilancio, e lui a Genova racconta che il blocco dei prezzi riguarderà anche le tariffe. «Tutto quello che riguarderà il governo in materia – aggiunge – lo faremo». Nessuna iniziativa relativa alle tariffe, quindi, che non riguardano il governo, nel senso che Palazzo Chigi non ha il potere di bloccarle. Al massimo, può tentare di fare opera di persuasione.


            «Ogni giorno Berlusconi fa crescere la confusione», commenta infatti Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds, che riprende anche la polemica sull’accordo governo-grande distribuzione. «Si bloccano prezzi già fermi – dice – e si annunciano blocchi generalizzati delle tariffe. Il governo dovrebbe essersi accorto, ad esempio, che i prezzi di produzione dell’ortofrutta stanno crollando e che i prodotti cosiddetti a marchio sono già fermi da tempo, mentre invece benzina, libri di testo e affitti si muovono oltre il livello di guardia senza che nessuno dica o faccia nulla».


            Morale: «Sarebbe più consolante vedere l’avvio di qualche provvedimento strutturale in grado di rimettere in tasca al consumatore un po’ di quelle enormi risorse che vanno invece nelle tasche di chi gode di rendite di posizione. Come è noto però – conclude Bersani – chi ci governa è liberale solo quando gli fa comodo».


            A tornare sull’accordo della discordia è anche Gian Maria Fara, il presidente dell’Eurispes: «La promessa dell’abbattimento dell’inflazione di almeno due punti percentuali, affidata in larga misura al patto governo-grande distribuzione per tenere bloccati i prezzi dei generi di prima necessità fino a Natale, appare totalmente inefficace», dice. «Resteranno infatti bloccati – spiega – tutti i prodotti venduti con il marchio della catena alla quale appartiene il singolo supermercato, ma il loro peso non supera il 20% dell’incasso del settore grocery, mentre molti prodotti sono senza marchio: frutta, verdura, pane, salumeria, pane, carne, pesce freschi e surgelati, zucchero, latte fresco, alcolici, acqua minerale, birra, tutti i prodotti per l’igiene della persona». Ancora: «La grande distribuzione ha un giro d’affari complessivo di 65 miliardi di euro, pari al 22% del mercato al dettaglio dei prodotti grocery. Il blocco si applicherà al 4,4% di quei prodotti e non copre un intero anno ma fino a Natale. In altri termini, l’aumento annuo dei prezzi messi sotto controllo sarà inferiore di un quarto rispetto a quello che si sarebbe verificato in mancanza dell’accordo».


            La spiegazione dell’Eurispes è articolata: la spesa per grocery e la pulizia della casa non arriva al 20% della spesa complessiva delle famiglie. Su quel 20% i prodotti sui quali si applica il blocco dei prezzi sono solo il 4,4% e quindi, in conclusione, il consumatore vedrà i prezzi bloccati su prodotti il cui valore complessivo sarà pari soltanto allo 0,8% del suo bilancio. Il vantaggio finale consisterebbe quindi in un rallentamento dell’inflazione pari allo 0,01%. Con il patto sottoscritto, l’inflazione annua rischia di scendere al 2,29% dal previsto 2,30%, utilizzando come ipotesi i dati Istat: ciò si traduce per il consumatore – conclude l’Eurispes – in un risparmio di 10 centesimi ogni mille euro di spesa. Nientemeno.