Prezzi, si apre il fronte contratti

22/02/2001

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22 Febbraio 2001Oggi in edicola

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Prezzi, si apre il fronte contratti
Letta: "No a rincorse salariali"

I dati di Torino confermano il livello del 3%. Confindustria: i rinnovi al tasso programmato
la congiuntura


ROMA — Torino conferma il surriscaldamento dell’inflazione, che a febbraio resta ancorata al 3%. Gli ultimi dati provvisori forniti dalle città campione all’Istat, dipingono un quadro non proprio confortante della dinamica dei prezzi in questo primo scorcio di 2001. Trieste, Venezia e Bari con +3,4%, hanno registrato il maggior incremento rispetto a febbraio 2000, mentre a Perugia, col 2,4%, va la palma di comune più virtuoso. Tra le città più grandi da segnalare la cattiva performance di Torino, a quota 3,3%, e Bologna al 3%; mentre Napoli, Milano e Firenze si piazzano poco sotto il dato medio, e cioè al 2,8%.
Ancora una volta sul banco degli imputati sale l’effetto "mucca pazza", che ha fatto schizzare verso l’alto i listini delle carni bianche. I principali pericoli per l’inflazione restano però in agguato: l’Opec (i signori del petrolio) si riunirà il mese prossimo per decidere nuovi tagli alla produzione, che si tradurranno in un incremento del costo di un barile di greggio e quindi dei prezzi al consumo. Da non sottovalutare poi anche l’imminente fine del blocco deciso dal governo sulle assicurazioni auto, un settore che negli ultimi 5 anni è cresciuto addirittura del 71,4%: le imprese assicurative hanno già annunciato nuovi aumenti delle polizze allo scoccare del 31 marzo.
Dal fronte lavoro e rinnovi contrattuali arrivano intanto segnali d’impazienza: i sindacati chiedono chiarimenti al governo sul tasso di inflazione programmata (2,3%) che resta alla base delle trattative ma che si discosta sensibilmente dal dato reale.
Ieri è arrivato anche il primo commento del presidente di Confindustria, Antonio D’Amato: «La politica dei redditi è, e resta fondamentale. Il tasso d’inflazione programmato deve rimanere il punto di riferimento dal quale non dobbiamo discostarci, perché in questo modo si può razionalmente e incisivamente ricondurre il nostro Paese ad una dinamica simile a quella degli altri Paesi europei». D’Amato ha poi ricordato come «nella concertazione che conobbe nel ‘92’93 il suo momento più forte, fu definita proprio una politica dei redditi che consentisse di tenere sotto controllo dinamiche inflattive di questo tipo. Oggi — ha proseguito D’Amato — ci troviamo di fronte una spinta forte determinata dall’andamento del dollaro, del petrolio e abbiamo bisogno di intervenire in modo energico per recuperare competitività». Anche Umberto Agnelli è intervenuto su surriscaldamento dei prezzi: «L’inflazione? È una gran brutta bestia ed è chiaro che sta toccando l’Italia anche a causa dell’aumento dei costi petroliferi e per effetto di altri elementi; non vorrei — ha concluso — che i paesi industrializzati soffrissero di questo problema».
Prezzi, un tema "caldo" anche per il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera: «L’inflazione per ora non scende, ma ci auguriamo che nei prossimi mesi possa migliorare: ci sono molte cose da fare per aumentare la competitività nel nostro paese». Per il ministro dell’Industria Enrico Letta «c’è il pericolo di una rincorsa salariale. La concertazione torna ad essere ancora più importante, perché sarà un anno in cui l’inflazione dovrà essere gestita in modo equilibrato». In ogni caso, per Letta, «non saranno riviste le stime annue sull’inflazione: credo che l’effetto "mucca pazza" si stia esaurendo». Infine, segnali positivi arrivano dal capo economista della Bce, Otmar Issing, secondo il quale l’inflazione nell’area dell’euro «è destinata a scendere sotto il 2% entro il 2001».

(lu.ci.)