«Prezzi, salgono solo al consumo»

02/02/2004


31 Gennaio 2004
«Prezzi, salgono solo al consumo»
Confindustria: stabili alla produzione, si allarga la «forbice»
ROMA
L’inizio del 2004 non porta buone notizie per le imprese e le famiglie italiane. Le rilevazioni dell’Istat confermano le preoccupazioni di una fase economica difficile del Paese. Si scopre infatti che si è allargata nuovamente a dicembre 2003 la forbice tra la dinamica dei prezzi alla produzione (+0,8%, indice generale tendenziale in rallentamento di ben tre decimi rispetto a novembre) e quella dei prezzi al consumo (+2,5%). Questo gap – commenta il Centro studi di Confindustria – al di là di fluttuazioni congiunturali, rappresenta un fattore molto preoccupante di erosione del potere d’acquisto delle famiglie e, al tempo stesso, di rischio di indebolimento della competitività delle imprese».
Mentre i prezzi alla produzione dei prodotti industriali di dicembre 2003 confrontati con quelli di novembre risultano in discesa, dello 0,1%, aumentano invece dello 0,8% rispetto a quelli dell’anno prima. Tra le componenti dei prezzi alla produzione, cadono i prezzi energetici (-0,8% in un mese), in parte per un temporaneo calo a novembre 2003 delle quotazioni del Brent. Rispetto a dicembre 2002, invece, le variazioni sono state pari a +1,5% per i beni di consumo (+0,9% quelli durevoli, +1,7 quelli non durevoli), a +0,9% per i beni strumentali, a +1,0% per i beni intermedi e a -1,4% per l’energia. Nell’intero 2003 gli aumenti tendenziali più consistenti rispetto al 2002 sono stati quelli dell’energia (+2,5%) e dei beni di consumo non durevoli (+2%), mentre gli aumenti più contenuti si sono avuti per i beni di consumo durevoli e per quelli strumentali (+0,7% e +0,8%). «La persistenza del gap nel medio termine – spiega Paolo Garonna, del Centro Studi di Confindustria – indica chiaramente quanto questo sia legato a fattori di natura strutturale, quali la scarsa efficienza nel settore della distribuzione commerciale e in taluni comparti dei servizi, nonchè il peso delle mancate liberalizzazioni nei settori non esposti alla concorrenza». Un’analisi su cui non concorda Confcommercio: «Gli indici alla produzione incorporano anche beni che non sono destinati al consumo finale. La verità è che ci troviamo davanti ad un ennesimo e assai scorretto tentativo di depistaggio di fronte alla sempre più palese e marcata perdita di competitività del sistema industriale. E mai come in questo momento – polemizza la Confcommercio – Confindustria farebbe bene a trarre insegnamenti dalle ben note vicende di queste settimane».